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Testo

La pecora Dolly

di Gaber - Luporini


1998 © P. A.




Non so a voi, ma a me la pecora Dolly incuriosisce, affascina, e mette addosso uno strano brividino che non riesco a decifrare e che a buon diritto potrei chiamare paura.
Eppure è così bella, liscia, mansueta, e posso anche immaginare che un giovane caprone impazzisca per lei.
In una notte piena di passione, in una notte calda, anche per la lana, lui la possiede con tutta la forza e l'interezza di un amore intenso e animalesco. Beato lui.
È evidente che il giovane caprone non ha sentito alcun bisogno di informazioni genetiche più approfondite sulla sua partner.
E questo non perché non sia sensibile. Probabilmente non avvertendo nessuna differenza fra Dio e il professor Jan Wilmut, si è accoppiato tranquillamente.
Io sono meno tranquillo perché ho la certezza che un domani anche anche l'uomo… Ma che dico un domani, oggi! Forse sono già qui. Maledizione! Ci fosse almeno, che ne so, un segnetto di riconoscimento, qualcosa, nei tratti somatici.
Per dire, io non sono mica sicuro che Aldo Biscardi sia vero. No, dico, è pericoloso, non solo per il calcio. Pensa un po' se ognuno potesse clonare chi vuole, chi gli piace. Non so, per dire, Bossi. Bossi clona Alberto da Giussano, a Pontida. Borrelli?… Borrelli clona Robespierre. E la Pivetti? La Pivetti clona Giovanna D'Arco, prima, poi, improvvisamente, Liala. Buttiglione… Buttiglione clona l'orso Yoghi. E Andreatta? Andreatta clona Pippo… non Baudo. Pippo, Pluto e Paperino. E D'Alema? D'Alema clona Trotzkj, geniale… poi lo segue in Messico e… CRACK! Sulla testa. E la Bindi?… una santa, Maria Goretti. Che preferisce morire piuttosto che farsi violentare dal mostro. Di Bella. E Berlusconi? Berlusconi clona Emilio Fede. Un altro, perché uno non gli basta. E Prodi? Prodi, Prodi colona Don Abbondio che ha paura dell'Innominato… Bertinotti.
No, dico, al di là delle esagerazioni e dei paradossi è spaventoso pensare alle possibilità che oggi ha l'uomo. Per carità, io non c'ho niente contro gli scienziati. Però la pecora Dolly, che è già una realtà, è per me una presenza molto, molto misteriosa.
Voglio dire che la guerra, la violenza, la bomba atomica, le conosciamo e ci fanno paura. Ma quello che a poco a poco ci si insinua dentro non è paura di un nemico preciso. Non è neanche paura del futuro. Perché in fondo chi lo ha mai conosciuto, il futuro. È un allarme, l'allarme di un'emozione umanamente incontenibile e che suggerisce uno strano desiderio di lontananza e di silenzio.
È come se questo secolo tanto insensatamente indaffarato ci lasciasse così, senza nulla che ci appartenga veramente. Ma soprattutto con la dolorosa sensazione che noi non apparteniamo a nulla.



Trascrizione da: Disco



Spettacoli in cui è presente il testo:
  • Un'idiozia conquistata a fatica 98/99 (1998)


  • Dischi in cui è presente il testo:
  • Un'idiozia conquistata a fatica (1999)


  • Testo pubblicato previa autorizzazione dell'editore e degli autori.


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