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Che bella gente

di Gaber - Luporini


1997 © P. A.




Che bella gente.
Che bella gente al tempo della liberazione
gente che torna a voler bene
volti provati dal dolore
ma solidali e sinceri
o anche avversari ma con dentro il cuore tutta un'Italia da ricostruire.
Che bella gente con l'entusiasmo di chi rinasce
e insieme cresce con le miserie e le canzonette
coi nonni ladri di biciclette e il pensionato e il mendicante…
Che bella gente.
Che bella gente che ha immortalato gli anni '60
gente che ride e balla e canta
le notti allegre, la luna piena e il frigorifero in cucina
e quel sorriso incerto e un po' paterno del leggendario Mike Bongiorno.
Che bella gente con le ragazze piene di ardore
con certe cosce e un sederino che fa impazzire
che dopo tutto del mendicante non te ne importa quasi niente.
Che bella gente.
Che bella gente che ha rinnovato tutto il costume con una gran rivoluzione
capelli lunghi nel maschietto dal proletario al baronetto
e poi esplode la minigonna che è anche l'inizio della nuova donna.
Che bella gente col proprio ego sempre più vivo
dal nuovo divo al milionario al grande artista
che vanno tutti da un analista più interessato che interessante.
Che bella gente.
Che bella gente che ha inaugurato gli anni '70
con una sfida non violenta fatta di fiori nei cannoni e di buonissime intenzioni
gente che arriva al proprio orgasmo
tra un tiro d'erba e un po' di femminismo.
Che bella gente col desiderio di cose nuove
che insieme vive il grande sogno con qualche eccesso
e c'era anche Frank Zappa al cesso che sconvolgeva il benpensante.
Che bella gente.
Che bella gente che brulicava in ogni piazza come se fosse un'altra razza
con il coraggio di un progetto per ribaltare proprio tutto
sia nel sociale sia nel sesso con Che Guevara e il fazzoletto rosso.
Che bella gente negli anni tragici del terrore
gente che muore e fa morire senza ragione
e nelle case tutto un paese nella tensione più agghiacciante.
Che bella gente.
Che bella gente che pascolava negli anni '80
senza lasciare mai un'impronta
con l'ottimismo dell'italiano che ci ha portato così lontano
un paradiso dove quasi tutti avevan gli occhi dei ricchi.
Che bella gente che scopre l'arte del rubacchiare
col disinvolto trionfare di qualche genio
che al suo confronto il grande Arsenio è diventato un dilettante.
Che bella gente.
Che bella gente quella di ora
coi suoi modelli, i gran tatuaggi e i vari anelli
un po' abbrutiti fuori e dentro
con la pretesa di essere contro
a imitazione dei rocchettari
che losan tutti che sono miliardari.
Che bella gente che ogni giorno c'ho di fronte
con quell'aspetto quasi innocuo, indifferente
con dei problemi così meschini che ti potrebbero fregare
o per invidia o per vanità o per poche lire.
Che bella gente che ogni sera c'ho di fronte
ipnotizzato da uno schermo fluorescente
con dei giochini tra i più cretini e il conduttore così allegro e commosso
che più è imbecille, più è schifoso, più ha successo.
Che bella gente che io incontro, raramente
in un teatro, a una mostra, a un ristorante
sono capaci di cose atroci, son così bravi a non scoprirsi e a lasciar tracce
ma è tutto scritto nei loro gesti e nelle loro facce.
Che bella gente che son costretto ad ascoltare, voglio dire
gli intoccabili maestri del potere
che mi raccontano con orgoglio che grazie a loro l'Italia va sempre meglio
proprio loro così invischiati con dentro un'anima repellente e con in testa niente.
Che bella gente.
Che bella gente.
Che bella gente.
Che bella gente con le miserie del mondo intero
che sta vivendo il suo futuro
con le speranze e l'ideale di un incantesimo virtuale
assaporando la poesia di un nuovo mondo pieno d'idiozia.
E se fuggite in una casa
in cima a un monte
scegliete un posto che sia davvero disinfestante
che per errore potrebbe entrare un po' di odore del presente.
Che bella gente.
Che bella gente.





Note: Brano tratto dalla stagione 1997-'98.

Trascrizione da: Disco



Spettacoli in cui è presente il testo:
  • Un'idiozia conquistata a fatica 97/98 (1997)
  • Un'idiozia conquistata a fatica 98/99 (1998)
  • Gaber 1999/2000 (2000)


  • Dischi in cui è presente il testo:
  • Un'idiozia conquistata a fatica (1998)
  • Un'idiozia conquistata a fatica (1999)
  • Gaber 1999-2000 (2000)
  • Un'idiozia conquistata a fatica (1997-2000) (2002)


  • Testo pubblicato previa autorizzazione dell'editore e degli autori.


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