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L'abitudine

di Gaber - Luporini


1995 © Edizioni Curci Srl - Milano




Lei dorme ancora
chissà dove saranno i suoi pensieri ora
la dolce cabala dei sogni, i suoi bisogni
la sua vita vera.
Io sto spiando il suo respiro
mi accosto ai suoi segreti
lo strano errare di pensieri
di desideri addormentati.
La sfioro teneramente
con due baci indiscreti
poi mi domando se sian baci
o inadeguatamente
i miei gesti consueti.

L'abitudine
l'abitudine.

Lei si risveglia
con gli occhi semichiusi mi guarda poi sbadiglia
avverto quasi all'improvviso sul suo viso
un'assonnata voglia.
E con gran naturalezza
noi facciamo l'amore
poi mi discosto col sorriso
di chi ha un leggero pudore.
Non mi domando nemmeno
cosa c'è sul mio viso
se c'è l'amore di un uomo
oppure l'abbandono
di un corpo in riposo.

L'abitudine
l'abitudine.

Io ripenso al mio passato
e vedo scorrere
i frammenti di una storia
come fosse un film.
Ho affrontato tante cose
le più tristi e dolorose
con un'imprevedibile energia.
Ma sono i gesti abituali
che mi fanno paura
questa mia vita ripetuta
è diventata
la mia seconda natura.

[parlato:] Non ci si può liberare dell'abitudine buttandola fuori dalla finestra, bisogna farle scendere le scale un gradino alla volta.

L'abitudine
l'abitudine.



Trascrizione da: Disco



Spettacoli in cui è presente il testo:
  • E pensare che c'era il pensiero (1995)
  • Gaber 96/97 (1996)
  • Un'idiozia conquistata a fatica 97/98 (1997)


  • Dischi in cui è presente il testo:
  • E pensare che c'era il pensiero (1995)
  • Un'idiozia conquistata a fatica (1998)


  • Testo pubblicato previa autorizzazione dell'editore e degli autori.


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