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L'America

di Gaber - Luporini


1995 © Edizioni Curci Srl - Milano

Versione 2


(citazione musicale jazz)
A noi ci hanno insegnato tutti gli americani.
Se non c'erano gli americani... a quest'ora noi eravamo… europei. Vecchi, pesanti, sempre pensierosi, con gli abiti grigi e i taxi ancora neri.
Non c'è popolo che sia pieno di spunti nuovi come gli americani. E generosi. E buoni, e giusti.
Non c'è popolo che sia più giusto degli americani. Anche se sono costretti a fare una guerra, per cause di forza maggiore, s'intende, non la fanno mica perché conviene a loro. Nooo! È perché ci sono ancora dei posti dove non c'è né giustizia, né libertà. E loro… Eccola lì… PUM! Te la portano. Sono portatori, gli americani. Sono portatori sani di democrazia. Nel senso che a loro non fa male, però te l'attaccano.
L'America è un arsenale di democrazia. E quello che mi ha sempre colpito degli americani è questo gran desiderio, questo gran bisogno di esportare, di divulgare il loro modo di vivere, la loro cultura… no, non la cultura… le innovazioni, i fatti di costume… sono portatori sani di cose nuove.
Sempre nel senso che a loro non fanno male, però te le attaccano.
Alla fine della seconda guerra mondiale sono arrivati qui e hanno portato: jeep, scatolette, jeans, cultura… no, non la cultura… movimenti dinoccolati, allegria, progresso, cultura… non la cultura… la Coca-cola, il benessere, la tecnologia, lo sviluppo…
E di colpo l'Europa, la vecchia, cara Europa, coi suoi lampioncini fiochi, le sue tradizioni, i fiumi, i violini, i valzer...
(citazione musicale bolgie-woogie)
E poi luci, e neon, e vita, e colori, e poi ponti, autostrade, televisioni, grattacieli, aerei… chewing-gum!
Non c'è popolo più stupido degli americani.
(citazione musicale "Stranger in the night")
La cultura non li ha mai intaccati. Volutamente. Sì, perché hanno ragione di diffidare della nostra cultura vecchia, elaborata: Leonardo, Shakespeare, Voltaire, Hegel, Schopenauer…
Ma certo, più semplicità, più immediatezza... Loro hanno sempre creato così, come andare al cesso!
(citazionemusicale "Tutti frutti")
*Loro hanno inventato il bottone. Ah, su questo bisogna lasciarli stare!... Schiacci un bottone: TAC… fatto. Tutto fatto. E dopo un po' eccoci qui. Un calcolo logaritmico… anche noi, schiacci un bottone. TAC… fatto. La storia degli Aztechi… Anche noi, schiacci un bottone: TAC… fatto. Il progetto di una sopraelevata… anche noi, schiacci un bottone: TAC… fatto. Un'astronave su Marte… anche noi, schiacci un bottone: TAC… fatto. La pittura, la letteratura, la musica… anche noi, schiacci un bottone: TAC… la cultura, fine.*
L'America è un paese di giovanotti. Gli americani sono gli unici al mondo che a Disneyland non si sentono idioti neanche per un attimo. No, io non ce l'ho mica con l'America, anzi, mi piace. Ce l’ho con gli americanisti di tutto il mondo, eh! L'America, si sa, è stato un errore di navigazione. Mica andare, ci siamo cascati. Ecco cos'è l'America: è uno scivolo, una buca, un’enorme buca con il risucchio: SSSCCCVRUMMM! No, un momento, mica ci sono cascati tutti subito, eh! All'inizio c'era anche il vento dell'Est che tirava, come dice la parola, un po' più in là. Sì, l'Unione Sovietica, con le sue promesse, il suo senso di uguaglianza, di giustizia, l'Internazionale Socialista, la sua cultura… no, la cultura anche lì…
E l'Italia con le sue macerie, ma già con le sue prime luci al neon… oscillava, VVV…: "Meglio di qua… no, meglio di là…". Chi faceva il tifo per l'uno, chi per l'altro… insomma, si discuteva, ci si dibatteva tra due culture… Ma no! Quali culture… Tra due bulldozer!
Poi, a un certo punto, senza preavviso, senza nemmeno che un colonnello dell'aviazione ce lo dicesse, il vento dell'Est smette. E da quel momento: SSSCCCVRUMMM! Tutti in buca.
Ma come? Non eravamo diversi? Non si oscillava? Non si dibatteva?...
Macché, più niente. Tra un imbucato e l'altro non si riconosce più nessuno.
Quelli di destra, maledizione, mi diventano sempre più democratici. Quelli di sinistra sempre più liberali, e… SSSCCCVRUMMM! Quelli di centro… no, quelli di centro niente da dire: sono sempre stati bucaioli, loro. Ma dagli altri, non me l'aspettavo.
E ora tutti a dire: "Che bella la buca… Ma che bella la buca… Non c'è niente di più democratico della buca… A me piace la buca di Reagan… no, io sono per quella di Clinton, kennediano… Eh già, perché c'è buca e buca… Viva la buca! ".
(citazione musicale inno americano)
La buca è l'ineluttabile destino dell'umanità. È lo sviluppo incontrollato e selvaggio, è la spietata legge del più forte intesa come selezione naturale della specie. È l'eroico sacrificio di qualsiasi giustizia sociale. È la vittoria totale del mercato. È il trionfo dell’unica visione del mondo. La buca è l'America!
Ed eccoci qui, anche noi: liberi, liberali, liberisti, siamo per la rivoluzione liberale ma con la solidarietà, siamo liberistici e per il liberalesimo, siamo liberaloidi, libertari, libertini, libertinotti. Liberi tutti!
(citazione musicale in sottofondo "We shall over come")
A me l'America non mi fa niente bene... troppa libertà. Non c'è niente che appiattisca l'individuo come quella libertà lì. **Nemmeno una malattia ti mangia così bene dal di dentro.
Come sono geniali gli americani! Te la mettono lì: la libertà è alla portata di tutti, come la chitarra. Ognuno suona come vuole e tutti suonano come vuole la libertà.**


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Note:
*Il testo tra gli asterischi è presente solo nella scrittura originale presente nel programma di sala dello spettacolo "Gaber 96-97".

Finale diverso nella versione "Gaber 96-97":
**Il pensiero, appiattisce. Perché per il resto crea squilibri paurosi. Eh, sì, l'America è fiera della sua enorme statua della libertà ma non sente proprio la mancanza, non si sa se per distrazione o per calcolo, di una piccola, modesta statuetta dell'uguaglianza.**



Trascrizione da: Disco



Spettacoli in cui è presente il testo:
  • E pensare che c'era il pensiero (1995)
  • Gaber 96/97 (1996)
  • Storie del signor G (1991)


  • Dischi in cui è presente il testo:
  • E pensare che c'era il pensiero (1995)
  • Gaber 96-97 (1997)


  • Testo pubblicato previa autorizzazione dell'editore e degli autori.


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