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L'anarchico

di Gaber - Luporini


1981 © P. A.




Anarchico a me!? Ah, ah! Sono un demonio io, una belva umana, altro che anarchico. Sono dotato di una tale dose di cattiveria da affossare tutte le guerre del mondo.
Sono anche brutto, per rappresaglia. Fascino zero. Forse sono malato di fegato, ma non mi curo, così imparano!
Anarchico. Gli anarchici amano l'umanità. Sono una merda io, altro che anarchico. A me l'umanità mi piace guardarla dall'alto. A volte spengo la luce e mi metto alla finestra…
Ridicoli loro, eh? Curano la facciata e qualche volta anche il "didietro". E io invece da qui li vedo ribaditi, spiaccicati sul marciapiede, schifosi, con le gambette che escono dalle spalle. SPUT, SPUT, SPUT… Bisogna renderle chiare le superiorità morali anche con fatti materiali, sennò si afflosciano, le superiorità; solo così si spiegano i campanili e le torri Eiffel. Qualcuno dice: "Andare a Dio". Guardare sotto... SPUT, dalla torre Eiffel, SHHH… BUM!
Quando si è sullo stesso piano degli uomini è difficile considerarli come delle formiche: ti sfiorano, ti accarezzano, ti entrano dentro. Che schifo. Ci si affeziona.
Non c'è niente di peggio dell'amore me lo devo ricordare, sono una merda io! SPUT, SPUT, SPUT.
"Che c’è?", guardano in su, "Stupidini! È il tempo che è cattivo? No, sono io che sono una merda!".
SPUT, SPUT, SPUT. I bambini... come li odio i bambini! Coi bambini è più difficile, è come bocciare il pallino. SPUT, SPUT, ci vorrebbe l'anticipo, SPUT. Ma cresceranno eh! Gli verranno dei bei testoni e allora io DEN, DEN, DEN… SPUT, SPUT. Guarda là, guarda come corrono, guarda, eh, mai che vadano sotto una macchina, mai. Io sono per le macchine, per forza, sono una merda. Dai, dai, forza, dai, dai è tuo, è tuo prendilo, prendilo! L’ha mancato guarda, negati! Non ne prendono mai uno.
Una volta uno l'hanno preso. Non era un bambino, era un anziano… meglio che niente!
UUUU, l'ambulanza UUUU e io giù che arrivo primo. UUUU, l’ambulanza… PAH, sono arrivato lì primo.
L’ho visto lì per terra. Ho visto, tutto quel sangue! Quanto, quanto sangue! Stai calmo, mi dicevo, non è niente, non è più commovente di un po’ di smalto fresco, dai! Fai conto che gli abbiano dipinto la faccia di rosso, tutto qui, dai, che ti frega!...
A un certo punto ho sentito una sporca dolcezza, una schifosa pietà prendermi alla nuca e anche alle gambe e… BLOOM, son svenuto.
Ma come? Sono una merda!
Mi sono risvegliato in farmacia. Erano gentili, mi davano da bere, mi davano delle gran pacche sulle spalle… mi volevano bene! No! Sono scappato, li ho insultati, sono corso a casa terrorizzato. Per un attimo, anche se solo per un attimo, ho avuto paura di non essere neanche una merda!



Trascrizione da: Disco



Spettacoli in cui è presente il testo:
  • Anni affollati (1981)


  • Dischi in cui è presente il testo:
  • Il teatro di Giorgio Gaber "Anni affollati" (1982)


  • Testo pubblicato previa autorizzazione dell'editore e degli autori.


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