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Testo

Il Palazzo

di Gaber - Luporini


1978 © P. A.




Meno male che c’è il Palazzo. Se uno avesse la fortuna di visitare il palazzo come fosse un museo... e le stanze del presidente e degli onorevoli, avrebbe la possibilità di amare di più il proprio paese. I bellissimi saloni, i tappeti, la finezza degli affreschi, degli stucchi, la luce che pende discreta da preziosissime gocce, e che avvolge nel semibuio tutte le persone e le cose che col tempo si rassomigliano sempre di più.
Monocoli, palpebre, fronti pelate, frasi, sorrisi, vecchie seggiole, realismo, firme, strette di mano. Tutto si rassomiglia nel semibuio, nel bazar del tempo, nel Palazzo. Qualche volta qualcuno esce, ma in punta di piedi, senza fare scandalo. E qualche volta si annuncia anche il decesso di un amico onorevole con un’indifferenza di buon tono.
Non si capisce perché, ma sembra sempre che siano le cinque del pomeriggio e che fra poco ci offriranno una tazza di thè.



Trascrizione da: Disco



Spettacoli in cui è presente il testo:
  • Polli di allevamento (1978)
  • Due Retrospettive (Retrospettiva 2) (1980)


  • Dischi in cui è presente il testo:
  • Polli di allevamento (1978)


  • Testo pubblicato previa autorizzazione dell'editore e degli autori.


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