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I padri miei

di Gaber - Luporini


1978 © Edizioni Curci Srl - Milano




I padri miei, i padri che c’ho avuto io
erano seri e prudenti
gli abiti grigi, i modi calmi e misurati
persino nei divertimenti.

Parlavano con le donne di casa
con quell’aria da vecchi padroni
quel tanto di distacco e di superiorità.

I padri miei, appassionati di poesia
nei loro antichi appartamenti
sotto le lampade di vetro a sospensione
dietro discreti paraventi
parlavano e discutevano
come vecchi europei ammuffiti
imprigionati dal glicine e dalla stupidità.

I padri miei, i padri che c’ho avuto io
in un’Italia un po’ strana
non han potuto fare a meno di sognare
l’Africa orientale italiana.
Nei padri miei c’è un’aria che assomiglia
alle foto dei vecchi bersaglieri
che mostrano a colori la loro dignità.

I padri miei non ispiravano allegria
chiudevano le porte a tutto
e per i giovani vivaci, esuberanti
non avevano nessun rispetto.
Punivano, perdonavano
come vecchi maestri di scuola
suggestionati dal cuore e dalla moralità.

Ma avevano una certa consistenza
e davano l’idea di persone
persone di un passato che se ne va da sé.



Trascrizione da: Disco



Spettacoli in cui è presente il testo:
  • Polli di allevamento (1978)
  • Due Retrospettive (Retrospettiva 2) (1980)


  • Dischi in cui è presente il testo:
  • Polli di allevamento (1978)


  • Testo pubblicato previa autorizzazione dell'editore e degli autori.


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