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La vestizione

di Gaber - Luporini


1984 © P. A.

Versione 1


Non so se anche a voi, ma a me la vita è diventata difficile, non tanto nelle decisioni fondamentali, che quelle non ce le ho neanche più... No, perché magari uno crede di scegliere nelle cose importantissime; invece il più delle volte la vita è frutto di circostanze casuali, non è che si decide... capita così. E allora va a finire che le uniche cose in cui si sceglie veramente sono quelle più insignificanti, quelle dove non si crede neanche di scegliere.
In fondo è chiaro che un paio di scarpe serve per camminare, una macchina per spostarsi e un orologio per sapere che ora è. Sembrerebbe che uno vale l'altro; e invece no, non me lo vengano a dire. È proprio lì che uno si afferma come persona, è lì che uno cerca di distinguersi, è l'unica speranza che gli rimane.
Intendiamoci, non c'è nessuno che ammette di farsi un problema del proprio modo di apparire: "No, io non ci bado... alla mattina non è che mi vesto... qualsiasi cosa, purché sia comoda". Mah! Io ho un amico... scarpe inglesi, pantaloni marrone scuro, golf beige... Dico: Accidenti, come sei perfetto! "Ma figuriamoci" fa lui "prendo a caso, quello che mi viene!" Ma pensa!... e io che sono lì che mi aspetto da un giorno all'altro di vedermelo in bianco, rosso e verde; tanto lui pesca a caso... Macché: varie tonalità del beige. Che culo che ci ha!
La gente dice che non ci bada. Si vergognano... gli uomini, tutti. Prendono a caso. Perché l'uomo non può, ha un suo rigore.. Anche allo specchio non si guarda mai. Un'occhiatina di nascosto, e via. Un po' trasandato, spettinato... Spettinato bene, però.
Perché effettivamente l'aspetto definisce. Se uno porta la giacca e la cravatta è rassicurante. Ti viene subito in mente l'ufficio, la banca, l'IVA, le bolle di accompagnamento... È uno regolare. Se però ai piedi porta sandali afro-cubani... attenzione: può essere già un look. No, no, il look è un'altra cosa... Di questo ne parliamo poi. Sì, insomma... alcuni l'hanno trovato un modo di portare la giacca e la cravatta che è un'altra cosa: è oltre. Ma come fanno? Se me la metto io, la giacca e la cravatta, sono subito in banca. E se mi metto i sandali? Sono un impiegato di banca coi sandali afro-cubani.
E sì, vestirsi è diventato difficilissimo, impossibile... cioè io... io vorrei vestirmi normale. Ecco, il normale non c'è. La giacca non la posso mettere, va be'. Sì, magari una maglia, un paio di pantaloni, appunto, uno non ci bada... E no, c'è modo e modo di non badarci. Perché con una maglia targata Tacchini sei un Tacchini! È una mania: targhette, righe, taschine, cervi, ochette, serpentelli... Ecco, normale non c’è.
Per i pantaloni è più facile. Ce n'è una gamma infinita. Il jeans tutto sommato... Però è un po' troppo. Coi jeans... uno si vede che ha i jeans. E poi la linea, il taglio: larghi di culo, stretti di culo, bassi di vita, alti di vita, larghi di coscia, corti di gamba, stretti, tutto schiacciato, stretti, stretti, a zampa! Io ne vorrei un paio normali, giusti, che come cominciano... finiscono. Non li fanno. Troppo stravaganti. Adesso ne fanno un tipo che... ci siamo, mi convince: parte giusto, continua bene e poi... (si stringono rapidamente in fondo). A questo punto metto gli stivali e siamo a cavallo! Se vado in giro a cavallo in via Manzoni... forse mi notano. Uno come me, che vuol essere normale, non può.
Ecco, sì, per me vestirsi vuol dire sentirsi giusti, è un problema più intimo... Quando uno cerca di essere in sintonia con le cose che mette, con gli indumenti, non sa da che parte cominciare. Uno si alza... la mattina... col pigiama... Ecco, per esempio, io sono un tipo da pigiama o no? Va be'... uno si alza... è nudo... Alle donne piacciono quelli che dormono nudi. Chissà se è vero... Va be' non importa... Dicevo, io sono lì nudo... cerco le mutande: un batuffolino! Due o tre centimetri di stoffa che con l'elastico... [gesto come a dire: diventano piccolissime]. Ecco, il problema comincia dalle mutande; bisognerebbe farci uno studio. Quelle lì piccoline sono tremende. Coprono appena appena quello che devono coprire, vengono su sempre più strette, e finiscono ai lati con un filino... che è vero, allunga la gamba, ma non capisco perché un uomo con la coscia piena di peli deve avere gli stessi problemi di Carmen Russo.
Sì, però non vorrei neanche essere uno di quelli che portano le mutande lunghe, quelle dei colonnelli. No, non sono più così; le rifanno a righine o a quadrettini, in versione americana, neanche brutte. Una volta ci avevo pensato... però si notano un po' troppo. È come se uno si fosse preoccupato di essere elegante... con giù i pantaloni.
Ma è possibile che non si riesca a comprare un paio di slip... che non venga in mente niente... che non si possa dire: Ecco, quello lì è così. È come quelli che ci hanno quelle mutande lì.
Bisognerebbe non spogliarsi mai. Certo che smettere di fare l'amore perché uno non ha trovato la sua mutanda... non è previsto neanche dalla Chiesa Cattolica!
Maledizione! Non so più come vestirmi! Non posso mettere più niente! E pensare che invece c'è gente che può fare tutto; può mettersi le cose più assurde e va sempre bene. Tanto loro non si vestono per vestirsi... Hanno inventato il look. Praticamente è come se fosse sempre carnevale: cavallerizzi, giocatori di rugby, vedove nere, cow-boy, arancioni, finti ciechi, David Bowie!... Tu sei lì che parli con uno... magari devi firmare un contratto...lui è vestito da pirata...: che c'entra?
È normale... non è mica un pirata, ci ha il suo look... Una volta i posti dove fioriva di più il look erano i manicomi. Adesso li hanno chiusi. Sono tutti in via Manzoni.
Cosa non fa la gente per farsi notare! No, non credo che sia sempre esibizione. Credo che sia anche un bisogno intimo, legittimo... un bisogno di sentirsi almeno in qualche cosa unici. È come se avessimo la sensazione di non avere più niente che ci distingua, la paura di essere tutti uguali, in tanti... È il numero che ci spaventa.
Ma forse abbiamo creato ancora più confusione. La massa non è un fatto numerico. Si può essere milioni e milioni, anche simili, e non essere massa, rimanere persone... Credo che sia possibile. E magari può esserci una persona sola che invece è massa.
Non è il numero. È la testa.



Trascrizione da: Libretto teatrale



Spettacoli in cui è presente il testo:
  • Io se fossi Gaber (1984)


  • Dischi in cui è presente il testo:
    Nessuno


    Testo pubblicato previa autorizzazione dell'editore e degli autori.


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