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Il dio bambino


«Abbiamo chiamato il lavoro di questi anni "Teatro d'evocazione" anche se non siamo stati certo noi a inventare questa formula. Chiunque reciti da solo e voglia rappresentare una storia a più personaggi non ci pare abbia molte strade. Non può certo raccontare le vicende come se stesse leggendo un libro. Per arrivare all'emozione del teatro, l'attore, oltre a raccontare, deve rivivere al presente personaggi e fatti che sono nella sua memoria. Questa tecnica rende vive le situazioni come se stessero accadendo e la tempo stesso lascia molto spazio alle riflessioni, cioè ai monologhi. (...) Nelle nostre rappresentazioni di prosa, i temi si differenziano un po' da quelli del "Teatro canzone" dove vengono affrontati spesso problemi più specificamente sociali. In queste tre opere scompare infatti completamente tutto ciò che appartiene al mondo della politica (dalla satira all'invettiva) per dar posto a un'analisi sulla nostra esistenza. Anche se molto spesso la visione di noi stessi e del mondo è piuttosto critica se non addirittura catastrofica, ci conforta la speranza che dal vigore con cui emergono certe rabbie dell'individuo possa trasparire un'energia interiore quasi inconscia. Insomma, l'uomo, anche suo malgrado, vuole vivere.»
Brano tratto dall'introduzione del libro "Gaber in prosa. Il teatro d'evocazione di Giorgio Gaber e Sandro Luporini", Bompiani, Milano, 1994

 

Stagione teatrale:

 

1993-1994

Debutto:
28/9/1993 - Milano (Piccolo teatro)

 

Scheda dello spettacolo

Autori: Gaber-Luporini
Produzione: Piccolo Teatro di Milano e Goigest
Con:
Giorgio Gaber
Regia: Giorgio Gaber

 

 

 

Documenti in archivio

Disco: ---
Libretto di scena: Libretto di scena
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Bibliografia:
"Questi assurdi spostamenti del cuore"
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Manifesto: Archivio Piccolo Teatro di Milano

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