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Dettaglio articolo/intervista

Categoria: Articoli '70



Re Nudo - n.70 - Novembre 1978


Siamo tutti polli di allevamento

di Majid Valcarenghi


 

Con mezzo milione di presenze registrate nella scorsa stagione, Giorgio Gaber col suo nuovo “Polli di allevamento” presenta un recital di rara violenza e durezza di espressione. La rabbia di Gaber colpisce senza addolcimenti i suoi interlocutori di sempre, anche loro vittime di nuove massificazioni. In “Polli di allevamento” gli attimi di dolcezza e di dubbio sono rari. Abbandonato il fioretto, Gaber ha paradossalmente impugnato il martello per picchiare con forza sui modi e le abitudini che hanno portato allo sfascio il movimento dei diversi, di chi stava fuori dal “Palazzo” per affermare che i modi del “Palazzo” sono entrati in noi. La massificazione, i nuovi conformismi dai mille volti sono lo spettro che inquina ogni scelta. Alla moda, il cancro del nostro secolo, non si può sfuggire. Qualsiasi scelta si faccia c'è il rischio di questo inquinamento. E anche chi non sceglie perché condizionato dalla paura della moda è ugualmente vittima di questo cancro. Lo spettacolo di Gaber è non solo un grido d’allarme, ma un bisturi impietoso che scava tra le ferite e le angosce nel nostro cervello e nel nostro cuore, riuscendo così a stimolare ancora, rara eccezione nel panorama teatrale italiano, un pubblico che applaude e fischia con uguale tensione emotiva.

Caro Giorgio, quando mi hai fatto ascoltare la chi usa del tuo nuovo recital “Quando è moda è moda”, è stato alla fine di lunghi discorsi e anche silenzi di questa estate, milanese. Lo sai che mi è piaciuto, subito molto. Anche sentito, poi alla prova generale dello spettacolo e poi ancora a Bologna quando sono venuto a vederlo dal vivo. Tu, non ti sei stupito che mi sia piaciuto questo finale contro la moda, io non mi sono stupito.
Credo semplicemente perché entrambi siamo infastiditi dalle mode, forse tu sei più sensibile al fastidio delle mode nuove, io sono ugualmente infastidito anche dalle mode vecchie. Non fa differenza. Sai invece cosa mi ha stupito? Gli altri. Quelli che parlando con me del tuo spettacolo mi chiedevano o ammiccavano a questo finale come se fosse contro di me. Contro l’Oriente. Quelli che non hanno ancora capito quello che tu ed io andiamo da tempo dicendo e cioè che non importa tanto cosa si faccia ma come lo si fa.
In piena moda “arancione” è nata una nuova moda. Parlare male degli arancioni. Per alcuni sarà “fico” andare a Poona ma per molti di più è molto più fico non andare a Poona. “Lì ci vanno tutti”!

QUANDO È MODA È MODA
Questo è il testo di chiusura del recital di Giorgio Gaber.
Lo spettacolo sarà a Milano il 21 dicembre e a Roma in gennaio.

QUAND’È MODA È MODA

Mi ricordo la mia meraviglia e forse l’allegria
di guardare a quei pochi che rifiutavano tutto
mi ricordo certi atteggiamenti e certe facce giuste
che si univano come un’ondata che rifiuta e che resiste.

Ora il mondo è pieno di queste facce
è veramente troppo pieno
e questo scambio di emozioni, di barbe, di baffi e di chimoni
non fa più male a nessuno.

Quando è moda è moda, quando è moda è moda.

E visti alla distanza non siete poi tanto diversi
dai piccolo-borghesi che offrono champagne e fanno i generosi
che sanno divertirsi e fanno la fortuna e la vergogna
dei litorali più sperduti e delle grandi spiagge deIla Sardegna

Quando è moda è moda, quando è moda è moda.

E anche se è diverso il vostro grado di coscienza
quando è moda è moda, non c’è nessuna differenza
tra quella del play-boy più sorpassato e più reazionario
a quella sublimata di fare una comune
o un consultorio

Quando è moda è moda, quando è moda è moda.

Io per me se ci avessi la forza e l’arroganza
direi che sono diverso e quasi certamente solo
direi che non riesco a sopportare le vecchie assurde istituzioni
e le vostre manie creative le vostre innovazioni.

Io sono diverso
io cambio poco, cambio molto lentamente
non riesco a digerire i corsi accelerati da Lenin all’Oriente
e anche nell’amore non riesco a conquistare la vostra leggerezza
non riesco neanche a improvvisare e a fare un po' l’omosessuale
tanto per cambiare

Quando è moda è moda, quando è moda è moda.

E siete anche originali basta ascoltare qualche vostra frase
piena di nuove parole sempre più acculturate, sempre più disgustose
che per uno normale, per uno di onesti sentimenti
quando ve le sente in bocca
avrebbe una gran voglia che vi saltassero i denti

Quando è moda è moda, quando è moda è moda.

Io per me se ci avessi la forza e l’arroganza
direi che non è più tempo di fare mischiamenti
che è il momento di prender le distanze
che non voglio più inventarmi amori
che non voglio più avervi come amici, come interlocutori

Sono diverso e certamente solo
sono diverso perché non sopporto il buon senso comune
ma neanche la retorica del pazzo
non ho nessuna voglia di assurde compressioni
ma nemmeno di liberarmi a cazzo
non voglio velleitarie mescolanze con nessuno
nemmeno più con voi
ma non sopporto neanche la legge dilagante del "fatti i cazzi tuoi"
Sono diverso, sono polemico e violento
non ho nessun rispetto per la democrazia
e parlo molto male di prostitute e detenuti
da quanto mi fa schifo chi ne fa dei miti
di quelli che diranno che sono un qualunquista non me ne frega niente
non sono più compagno né femministaiolo militante
mi fanno schifo le vostre animazioni, le ricerche popolari e altre cazzate
e finalmente non sopporto le vostre donne liberate
con cui voi discutete democraticamente
sono diverso perché quando è merda è merda
non ha importanza la specificazione
autisti di piazza, studenti, barbieri, santoni, artisti,
operai e gramsciani, cattolici, nani, datori di luci, baristi,
troie, ruffiani,
paracadutisti, ufologi...

Quando è moda è moda, quando è moda è moda.

Caro Giorgio, non se ne esce più. Forse a questa moda non hai pensato ancora: quella all'antica, ma che sempre si rinnova, la moda di essere contro tutto ciò che si muove.
La moda di essere “contro” solo perché è qualcosa di nuovo e che fa presa. Ricordi i blue jeans. Dicevano: è una moda. Vero. Però corrispondeva a un bisogno reale, quello di avere dei pantaloni che non si stirano mai e che durano di più degli altri nonostante l’uso e l'abuso. Moda è comprarne quattro paia, uno elegante, uno slavato, uno a zampa d'elefante ecc. Ma il jeans in sé, scommetto che ce l’hai anche tu. E così per il femminismo, i consultori, i santoni... Quando è moda è merda. Ma la persona non la cosa. Non è la cosa che fa moda, sono le persone.
Quando dici “…E parlo molto male di prostitute e detenuti da quanto mi fa schifo chi ne fa dei miti…” credo che attraverso il paradosso arrivi a cogliere il centro di questo problema.
Certo, quella sera tu mi hai detto: la moda consuma, trasforma. E io aggiungo deforma, trasfigura, corrode, mangia vivo come il cancro…
Ma non mi hai detto che dietro la moda ci sono i bisogni su cui la moda s’innesta,
si attacca, cresce e si moltiplica. Se non ci fossero i bisogni reali, non avrebbe probabilmente vita facile la moda.
Per i jeans il bisogno reale era un modo più comodo e sportivo di vestirsi per sostituire la giacca e la piega. Su questo bisogno reale industria, pubblicità, mass media hanno fatto sì che un prodotto povero per chi aveva pochi soldi, assumesse l’immagine di una scelta chic fino a far diventare di moda sembrare poveri e trasandati. Ma è certo che I'uso che noi abbiamo fatto dei jeans è diverso da chi è stato spinto dalla moda. Una riprova quindi del nostro “Non importa cosa ma importa come”.
Così quando dici “non sono più compagno" io ho sentito un'emozione fortissima perché anch’io tante volte ho sentito usare "alla moda” il termine compagno, usato come un titolo onorifico non diverso dall'Ing. o dal Rag. Tibiletti. Questo è il compagno Tibiletti. Mi veniva da dire scusa, compagno di chi? NelIe nuove generazioni affibbiare il titolo di compagno al primo che incontri è normale come dare del fascista o del qualunquista a chi rifiuta questa moda oscena. Perché è chiaro: o uno è compagno o fascista, o qualunquista. Non si scappa. E invece tu scappi e io scappo. E di te i più raffinati diranno: Ho visto lo spettacolo di Gaber, sì adesso è di moda parlare male di tutto…”. Ma tu sicuramente lo sai già, l’hai già messo in conto. Così come avrai già messo in conto le accuse dai difensori adesso di nuovo in moda degli operai a cui il discorso del ‘come’ è ostico, scivola via e ti accuseranno di essere un nichilista. Sai Giorgio oggi tra gli intellettuali è di moda Nietzsche. Io vorrei dire: per fortuna. Perché se è vero che sono in tanti a riempirsi la bocca di Nietzsche per crogiolarsi nel fango della loro impotenza, c’è’ chi come te ne fa un uso dirompente, orgoglioso, ambiguo e provocatorio. Come Nietzsche appunto. E tu sei la prova vivente di come si possa rispondere a dei bisogni reali della gente senza castrarsi. Riporti con forza il discorso sull’uomo. La maturità, la consapevolezza dell'uomo, l'esperienza che fa crescere sono gli elementi che possono far si che anche le cose di moda possano essere vissute in modo diverso, positivo. Che stupida moda del resto andare a cercare le cose fuori moda. Andare a scoprire quello che è poco conosciuto e quello di cui si parla poco... questo insano fascino per gli ego sottili che amano trovare qualcosa o qualcuno tutto per loro sia esso un autore, un guru, un vestito. Poi quando diventa troppo ‘di moda’ allora via, alla ricerca di qualcos’altro. E così via.
Ma questo è proprio quell’atteggiamento che tiene troppo conto della superficie, degli aspetti formali di un fenomeno e troppo poco conto tiene invece degli aspetti sostanziali. Alcuni negli anni ‘50 dicevano che era di moda tra gli intellettuali essere marxisti. Non sarebbe meglio, volendo giudicare, limitare il giudizio ai marxisti di quegli anni e non invece a Carlo Marx e al suo pensiero? Come chi è andato in India... Non diamo la colpa a questo bellissimo paese pieno di emozioni grandi e grandi tristezze, andare in India può essere importante nonostante la moda come tutto.
Mi sto però accorgendo che non è a te che devo dire queste ultime cose ma ai tuoi numerosi estimatori che useranno ciò che dici per creare la moda dell’antimoda. Chiudo e ti scriverò per l’appunto dall’India...
Majid



 


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