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Dettaglio articolo/intervista

Categoria: Interviste '90



Corriere della Sera - Spettacoli - 22/10/1999


Gaber canta il partito che non c’è

di Maria Volpe

Nel mirino del nuovo spettacolo anche D’Alema, Di Pietro e la Bindi. “Serve un nuovo umanesimo”
 

L’ANTICIPAZIONE
Martedì a Perugia il debutto ufficiale del concerto monologo che mette sotto accusa i partiti: “Ormai troppo evidente il gioco di potere e poltrone”.

LE STROFE
Ecco alcune strofe dei brano “Spettacolo puro” che Gaber ha modificato per legarlo all’attualità

GUERRA “La guerra è l’hobby degli americani che tanto di armamenti sono pieni e tutti gli alleati dietro come pecoroni”
LOTTO “Il calcio sanno tutti che è corrotto la gente ormai sopporta proprio tutto e anche se c’è il trucco insiste e gioca ancora al Lotto”
SANITÀ “Emergono ogni giorno brutte storie/la Bindi inventa leggi straordinarie e i topi vanno a spasso nelle sale operatorie”
KOSOVO “La pace è una missione che ci impegna/scommetto che qualcuno ci guadagna adesso in Kosovo e in Serbia parte il magna-magna”
DI PIETRO “Nessuno si ricorda il vecchio impegno ognuno sotto sotto ha un suo disegno/Di Pietro se diventa premier ci starà un ventennio”
ANDREOTTI “Ormai si parla solo di ricatti/D’Alema cerca accordi un po’ con tutti / qualcuno sta pensando già ridateci Andreotti”

Di nuovo sul palco, il signor G., Giorgio Gaber. Di nuovo disincantato, arrabbiato con il potere politico e quello economico, ma stavolta più che mai convinto che da un uomo nuovo potrà partire una rinascita, in giro per l’Italia con anteprime in piccolissimi centri con il suo nuovo spettacolo “Gaber 1999/2000”, martedì in prima nazionale a Perugia, l’artista racconta: “C’è qualcosa anche del vecchio spettacolo, ma qui è ampliata la parte esistenziale, come la famiglia, l’infanzia, e gli anziani. Ne “La stanza del nonno” c’è tutta la crudeltà del mondo verso i vecchi”.

Gaber, ma non è che tutta questa attenzione per l’infanzia le viene dal suo essere nonno?
“Certamente la situazione familiare incide, eccome. Più che mai mi sono reso conto che ciò che ci accade nell’infanzia sono ferite che ti ritrovi nel corso della vita”.

Per questo canta “Valentina”, storia di una neonata che nel 2019 avrà vent’anni?
“Beh sì, quando lei avrà 20 anni il mondo sarà molto cambiato. Facciamo tutti finta di non riconoscere questo stravolgimento. Lo rimuoviamo perché rispetto ai cloni, alla biotecnologia, alla genetica, non abbiamo risposte adeguate”.

Ma non dimentica la politica. Nel brano “Il voto” ribadisce la confusione in cui navigano i nostri politici e sottolinea il disagio dell’astensionismo. Perché?
“Perché comunque ti manca il senso dell’appartenenza. Partecipare mi manca. A tutti piacerebbe andare a votare”.

Pera la prima volta lei intravvede una via d’uscita. Canta “Bisognerebbe inventare un movimento più agile, che si potrebbe chiamare ‘Rifondazione della politica’”. Fonderebbe un movimento così?
“Per carità, io no. Penso solo che la politica vada rifondata. Che termini il dilagare dei partiti e si ritorni a una responsabilità individuale”.

Come mai in due canzoni cita Di Pietro? Una volta dice che la sua posizione sarebbe “più vicina a Fini”; la seconda “se diventa premier ci starà un ventennio”.
“La doppia citazione è casuale. Certo il personaggio è curioso. Si dice sia laureato e non si capisce se lo sia; parla in modo ambiguo. Autoritario? Mi pare un termine positivo. Direi autoritaristico”.

Ce n’è anche per D’Alema che “cerca acordi un po’ con tutti, qualcuno sta pensando già ridateci Andreotti”.
“Ormai il gioco di potere e poltrone è talmente evidente che se ne sono accorti tutti. Se il governo si fa con i democratici oppure no sono discorsi che non mi coinvolgono. Troppe cose avvengono senza che la gente capisca”.

Non c’è neanche un politico che le fa simpatia?
“A parte mia moglie, e Albertini che è una brava persona, direi Bertinotti. Non sono sulle sue posizioni, ma è una persona civile con cui si può dialogare. Ogni tanto ci vediamo e discutiamo sul senso dello Stato. Io gli dico che fa schifo. E lui accetta le mie critiche”.

Ancora una volta è molto duro contro la solidarietà. Nel brano “L’azalea” dice: “Un uomo oggi… è carogna sul lavoro, con la moglie, coi figli, con gli amici… però la domenica… un’azalea”.
“Ormai, se non c’è un fine benefico, non si fa più nulla. C’è ipocrisia, esibizione. E non è giusto speculare su queste cose. Chiariamo: io non sono contro il volontariato come ha detto qualcuno. Sono contro chi finge di interessarsi agli altri solo per un proprio tornaconto”.

Giovedì scorso, Celentano ha aperto la seconda puntata del programma cantando il brano “Il conformista” e poi ha fatto un grande elogio a Gaber.
“Lo so e mi ha fatto molto piacere. L’ho chiamato per ringraziarlo. Mi aveva anche invitato: ma io tra le prove e la ritrosia per la tv ho detto no”.

Ma che pensa di lui?
“Ha una forza comunicativa straordinaria. Gli sono molto affezionato”.

Lavorerebbe con lui?
“Siamo diversi. Lui è un fervente cattolico, ha idee precise, troppo diverse dalle mie”.

Qualcuno l’accusa di qualunquismo. Che risponde?
“Che me lo dicono da 30 anni e non mi preoccupa più. Oltretutto in questo spettacolo c’è una maggiore concretezza, delle tavole su cui discutere”.

Nell’ultimo brano “Se ci fosse un uomo” lei si augura la fine del “nostro Medioevo” e auspica la nascita di un “umanesimo nuovo”. Spera in un uomo “che crede all’amore come una cosa concreta”, che “combatte l’egoismo, odia il potere”. Sogna un mondo “popolato da chi è certo che la donna e l’uomo siano il grande motore del cammino umano”. Insomma, il cuore ci salverà?
“Sì, per la prima volta propongo cose solide per cambiare. Valori veri per ricominciare. Tutto il mio percorso, alla fine, ha sempre salvato l’uomo. La sua coscienza. I suoi affetti”.



 


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