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Dettaglio articolo/intervista

Categoria: Fuori scena



La Repubblica - - Luglio 1981


Il concerto in piazza per “L’Associazione”

di VARI AUTORI

Giorgio Gaber si produceva talvolta in esibizioni estemporanee, al di fuori delle scadenze ufficiali del suo calendario teatrale. In questa sezione una raccolta di testimonianze delle sue apparizioni “fuori programma”, corredate da alcuni resoconti giornalistici.
 

IL CONCERTO IN PIAZZA PER “L’ASSOCIAZIONE”
Intorno al 1980 un certo numero dei nostri più significativi cantautori fonda “L’Associazione”, una sorta di sindacato artisti nato con l’intento di mettere in discussione la politica della SIAE. Per un certo periodo, la presidenza è affidata a Giorgio Gaber.
Allo scopo di far conoscere al pubblico le proprie ragioni, “L’Associazione” organizza alcuni concerti gratuiti nelle principali piazze italiane. Il primo ha luogo a Milano, in piazza del Duomo, l’1 luglio 1981. Chi scrive era presente alla serata.

Siamo stipati all’inverosimile, forse 100.000 persone, il caldo è micidiale. Io, all’epoca già ultratrentenne, sono finito in mezzo ad un gruppo di spettatori giovanissimi e mi sento un tantino fuori posto.
Gli artisti salgono sul palco in rigoroso ordine alfabetico, per cui apre la serata Battiato, che in quegli anni è un’autentica star grazie alle sue nuove canzoni, “Patriots”, “L’era del cinghiale bianco”, “Bandiera bianca”. Pino Daniele, che lo segue a ruota, è anch’egli una rock-star di grande richiamo, e il suo successo è altrettanto garantito e prevedibile.
Quando appare Gaber, tra il pubblico serpeggia qualche esclamazione di sorpresa, qualche perplessità, ed è comprensibile: lui non è uomo da hit-parade, non è una rock-star e, per di più, da un paio d’anni non fa nemmeno tournées teatrali dopo il discusso episodio di “Polli di allevamento”. Incurante della situazione, come fosse nel solito teatro con mille persone anziché in una piazza con centomila, attacca un monologo che ho già sentito da Giampiero Alloisio: “Massoni! Siete tutti massoni!” Il riferimento è alla Loggia P2, di cui si è da poco scoperta l’esistenza, e che campeggia sulle prime pagine dei quotidiani. Ma qualcuno, evidentemente sprovvisto di senso dell’umorismo e poco fulmineo nell’associazione di idee, ribatte: “E tu sei un coglione!”, credendo che Gaber stia dando dei massoni agli spettatori. Poco male. Gaber continua: “A me mi chiamate solo per le cazzate tipo elezioni e referendum…quando c’è da divertirsi…mai!” e attacca “Io se fossi Dio”.
Il pubblico, che è ancora sulla lunghezza d’onda del normale concerto di piazza, all’inizio mi sembra un po’ distratto. Poi la puntualità del testo, la sua virulenza, lo spessore dei contenuti, la presenza scenica di Gaber, riescono in un esperimento alchemico che all’inizio sembrava impossibile: l’attenzione si coagula, il pubblico sembra quasi sopraffatto, non vola più nemmeno una mosca, quando il testo comincia a parlare di lotta armata, qualche giovane vicino a me è letteralmente a bocca aperta, sgomento. Sicuramente non ha mai assistito ad una performance del genere. Man mano che la tensione del pezzo sale, il silenzio aumenta. Poi, dopo l’invettiva contro Moro, il quasi-melodramma di Gaber chiude con il calando che tutti conosciamo. La tensione della piazza si scioglie in un boato di ammirazione.
Gaber ha vinto la tenzone con questo pubblico inusuale, allargato, ed è già sparito dal palco. Lo seguono i bravissimi Gino Paoli (con un ricordo dello scomparso Piero Ciampi), Venditti e Vecchioni. Ma la loro è pur sempre un’esibizione, per quanto grande. Quella di Gaber è stata un’autentica apparizione!
Nel suo resoconto su “La Repubblica”, che potete leggere più avanti, Laura Asnaghi, al contrario del sottoscritto, non dà alcun risalto alla straordinarietà dell’intervento di Gaber, evidentemente considerando “Io se fossi Dio” alla stregua di una “normale” canzone.
Altro particolare: non ho mai visto la ripresa mandata in onda da Canale 5 ma, se la memoria non mi inganna, l’intervento di Gaber venne espunto dalla trasmissione.
(Cronaca di Mauro De Mario)

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QUI DI SEGUITO LA RASSEGNA STAMPA


La Repubblica, 1 luglio 1981
Oggi a Milano
Manifestazione organizzata per stasera in piazza Duomo
I PIÙ BEI NOMI DELLA CANZONE RECLAMANO CANTANDO I LORO DIRITTI
di Enzo Gentile

Per un giorno dimenticheranno rivalità, antipatie, pettegolezzi, e sfileranno insieme sul grande palcoscenico approntato in Piazza Duomo: sette tra i più celebrati cantautori saranno impegnati stasera in una manifestazione per la difesa della categoria, la prima del genere, “una nostra iniziativa di puro stampo sindacale”, come è stata definita da Gino Paoli, uno dei promotori.
Insieme a lui canteranno vecchi leoni e rappresentanti della generazione successiva: Franco Battiato, rivelazione degli anni Ottanta, dopo un lungo tirocinio nella musica d’avanguardia; Riccardo Cocciante, cantore di sentimenti e amori spezzacuore, beniamino delle adolescenti; Pino Daniele, ‘rude boy’ napoletano, acuto interprete dei malesseri e delle fantasie del sud; Giorgio Gaber, inossidabile caposcuola, poeta e pittore di umori politici e esistenziali; Roberto Vecchioni, professore, uno dei rari letterati della musica leggera italiana; e Antonello Venditti, esponente di quella categoria che si rifà alla melodia italiana. Così è stata fondata un’Associazione con sedi a Milano e Roma che raccoglie le adesioni di cantanti e compositori e chiede al legislatore nuove normative, una maggiore efficienza nell’esazione dei diritti all’estero e presso le emittenti private radio-televisive, interventi più severi contro la pirateria discografica (è apparso in questi giorni sui giornali un comunicato, della Cbs, la casa di Claudio Baglioni, che minaccia di denunce e processi penali contro tutti i rivenditori di cassette contraffatte dell’album Strada facendo, già immesse massicciamente sul mercato). I cantautori, con un’iniziativa che alcuni ritengono corporativa e di parrocchia, si alleano e si organizzano come mai era successo prima e iniziano una serie di manifestazioni gratuite destinate a proseguire in autunno con il concorso di altri big, da Lucio Dalla a Fabrizio De André. Si comincia in Piazza Duomo, con il patrocinio del Comune e la benedizione tecnico-economica di Canale 5 (che trasmetterà entro breve termine in tutta Italia la registrazione dello show dove tutti dovrebbero cantare e suonare in diretta senza l’odioso paravento del play-back).
Ma una simile manifestazione ha dei rischi: se il “grido di dolore” si perdesse in una serata di divertimento estivo? Se la gente arrivata in massa preferisse canticchiare Montecristo, Cervo a primavera e L’era del cinghiale bianco, piuttosto che preoccuparsi per una categoria ritenuta priva di problemi economici, se non di abbondanza? Se tra i lazzi di I’e so’ pazzo e la cordialità di Buona domenica qualcuno arrivasse a registrare delle cassette pirata da diffondere tra gli amici? Sarebbe per Gaber, Paoli e soci una vera disdetta, il colmo dell’ironia.

La Repubblica, 3 luglio 1981
Oggi a Milano
GRAN CALDO IN PIAZZA DUOMO PER IL CONCERTO DEI CANTAUTORI... MA CENTOMILA CONTENTI DI STARE INSIEME

Mercoledì sera piazza Duomo scoppiava. Di gente, di luci, di suoni. Una festosa baraonda con centomila persone concentrate lì per ascoltare la protesta in musica dei più prestigiosi cantautori italiani. Alla manifestazione-show di Gaber, Battiato, Vecchioni, Paoli, Venditti e Pino Daniele, lanciata con una campagna pubblicitaria capillare, c’erano proprio tutti: intere famiglie con tanto di bambini in carrozzina, impiegati col borsello, coloratissimi gruppi punk coi capelli dritti in testa e volti dipinti, teen-agers con la sigaretta in bocca alla Humphrey Bogart per sembrare più duri. E poi bellissime ragazzine in short arrampicate nelle spalle di forzuti fidanzati.
Insomma, una festa popolare che ha fatto traboccare la piazza e tutte le vie laterali e ha dato un gran daffare ai vigili. C’erano transenne in via Torino, in fondo a via Manzoni e anche in san Babila dove Pozzetto e la sua troupe erano impegnati in alcune riprese.
Per il grande afflusso di gente, piazza Duomo sembrava una enorme pentola in ebollizione. Faceva caldo, anzi caldissimo e la temperatura si arroventava quando sul palco sotto potenti riflettori si presentavano i beniamini del pubblico.
Pino Daniele, il bravissimo blues-man napoletano, ha portato l’entusiasmo alle stelle. Ma anche Gaber e gli altri non sono stati da meno. Sotto il palco il servizio d’ordine organizzato da Canale 5 (era lì a riprendere lo spettacolo che andrà in onda a settembre) a fatica riusciva a contenere la folla, una vera e propria marea montante. La musica non si sentiva bene ma la gente non protestava; tanto le canzoni se le ricordava a memoria. Stava lì per il piacere di passare una serata in piazza in mezzo a tanta gente.
(Laura Asnaghi)
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Un ringraziamento a Mauro De Mario


 


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