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Dettaglio articolo/intervista

Categoria: Fuori scena



Lotta Continua - Numero speciale - 04/03/1981


Il concerto di autofinanziamento di Lotta Continua

di Paolo Ghighizola

Giorgio Gaber si produceva talvolta in esibizioni estemporanee, al di fuori delle scadenze ufficiali del suo calendario teatrale. In questa sezione una raccolta di testimonianze delle sue apparizioni “fuori programma”, corredate da alcuni resoconti giornalistici.
 

IL CONCERTO DI AUTOFINANZIAMENTO DI LOTTA CONTINUA
Il 4 marzo 1981, assieme a Francesco Guccini e Franco Battiato, Gaber accettò di partecipare ad un concerto per l’autofinanziamento del giornale Lotta Continua che, per ragioni economiche, aveva dovuto sospendere le pubblicazioni. Il più consistente gruppo extraparlamentare italiano si era “autosciolto” a Rimini sin dal novembre 1976, decidendo di restare soltanto un punto di riferimento, una voce al servizio dei vari movimenti non allineati, su una linea rigorosamente nonviolenta.
Chi scrive ricorda un Gaber piuttosto carico, elettrizzato dalla presenza di molti giovani, vestito di un giaccone trapuntato beige e con in testa un berrettino alla John Lennon. Come salì sul palco, si capì subito che la platea lo attendeva, era già ben disposta verso di lui, compresi i più giovani (non si dimentichi che i “vecchi” di LC, all’epoca, oscillavano già tra i 35 ed i 40 anni). Pochi i convenevoli: “Ne canto una sola, poi vado”.
La “sola” canzone era nientemeno che “Io se fossi Dio”, l’unico brano che eseguiva a quell’epoca nelle rare occasioni pubbliche, avendo temporaneamente sospeso le tournées teatrali. I versi più salienti venivano sottolineati da calorosi applausi, l’impressione era che la canzone fosse già conosciuta e gradita. Al termine, standing ovation e vana richiesta di bis.
Apparizione molto adrenalinica ma, data l’ambientazione, tutto sommato più prevedibile, meno sorprendente che in altre occasioni analoghe.
(Cronaca di Mauro De Mario)

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QUI DI SEGUITO LA CRONACA DELLA SERATA COSì COME APPARVE SU UN NUMERO SPECIALE DI LOTTA CONTINUA

Lotta Continua, 4 marzo 1981
Numero speciale
PER UN CONCERTO DEDICATO A TE: DIECIMILA A MILANO

Milano. Non era per salvare un orfanotrofio, anche se Lotta Continua spesso può dare questa impressione; nessuno era in missione per conto di Dio, per quel che ci risulta; eppure la grande sala del Palalido quella sera è stata piena, che più piena non si poteva. Successe che una parte della vecchia “banda” di Lotta Continua si era rimessa assieme, per pochi giorni, affinché il concerto per finanziare la riapertura di Lotta Continua riuscisse. Non aveva mai organizzato un concerto: manifestazioni, assemblee e congressi sì, ma concerti mai.
E invece tutto è andato bene, oltre ogni ottimistica previsione. Più di diecimila persone (cifra reale e non politica, avremmo commentato un tempo lontano) sono affluite al Palalido per sentire Guccini, Gaber, Battiato e gli Jelbouna e per finanziare la riuscita del giornale…È da ripeterlo: grazie a tutti. Agli artisti, che gratis hanno cantato e suonato; a tutta quella parte della vecchia “banda” che gratis ha dato una mano, grazie ai diecimila che hanno fatto materializzare sotto i nostri occhi, come per miracolo, dal nulla, quasi 30 milioni di utile netto. Questo miracolo non succede spesso, e cioè che così tanta gente si trovi insieme in un clima buono; definire questo clima, provare a definirlo meglio, è sicuramente difficile; chiamarlo corale è esagerato e un po’ ridicolo, forse. Comunque, sarà stato per l’impatto con il picchetto con i diffusori militanti o raccoglitori di soldi all’ingresso (un picchetto questo i cui componenti cambiavano in continuazione), che trasmetteva allegria proprio per l’entusiasmo e l’autoironia con cui ci si trovava a fare la diffusione militante di buona memoria, a chiedere soldi per LC, senza nostalgia per il passato ma anche con il piacere di farlo, quella sera, per poi non rifarlo più. E questo ingresso dava senza volerlo già l’impronta, il tono di quello che sarebbe stata la serata. Intanto la sottoscrizione si presentava come una vera pioggia di soldi, che lasciava stupiti.
Poi gli artisti, che sono stati in sintonia e all’altezza delle aspettative.
Lasciava anche stupiti la quantità enorme di giovani, giovanissimi venuti sì ad ascoltare cantanti come Gaber e Guccini, non certo etichettabili come stars del mondo giovanile di oggi, ma forse anche richiamati, questi giovani, da un prestigio antico di rivolta; dal nome Lotta Continua, per loro quindicenni solo un oscuro predecessore, un antenato, ma in qualche modo amico del loro sentirsi addosso oggi come ieri stretta la famiglia, la scuola, il lavoro: i giovanissimi erano la maggioranza.
Ho incontrato anche molti intristiti infastiditi proprio da questa massa di giovani che sottolineava con applausi particolari i pezzi delle canzoni di Guccini, come quello della “bomba proletaria che illuminva l’aria” o di Gaber che raucamente ricorda che “Moro era solo un democristiano”. Tutto è cambiato, ma niente è cambiato, ho sentito dire; eh già, quanti percorsi individuali complicati hanno portato a questo concerto; ma forse è solo da constatare che un certo clima o un’aria di rivolta si riproduce sempre, senza rapporto con il passato, che lì era il passato di quello che aveva vissuto Lotta Continua. Questo intristisce. Ma c’è, poi, il rapporto con il giornale di oggi che ha riempito il Palalido. Un giornale, una voce comunque dissonante, della quale si sente ogni giorno che passa la mancanza. Anche il rapporto potenziale con il giornale di domani, con i servizi nuovi che potrà dare a chi lo leggerà se sarà all’altezza di tante, forse troppe aspettative.
Quanti di questi 10.000 spettatori compreranno la prima copia che uscirà del giornale rinnovato, che speriamo sia in edicola per maggio? Tanti, sicuramente tantissimi.
Quanti compreranno anche la seconda e la terza copia? Non è concesso saperlo a priori, ma c’è un dato di fatto in più: di fronte alla serata del 4 marzo a Milano, l’acquisizione di nuovi lettori, di migliaia di nuovi lettori dipende da noi, solo da noi che questo giornale lo facciamo.
Paolo Ghighizola
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Un ringraziamento a Mauro De Mario


 


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