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Dettaglio articolo/intervista

Categoria: Sandro Luporini



Quotidiano nazionale - - 31/12/2003


“Oggi siamo tutti conformisti. E Gaber l’ha messo in musica”

di M. Finazzer Flory

Testimoni - Sandro Luporini ricorda l’amico scomparso il capodanno 2003 (da un incontro con M. Finazzer Flory)
 

MILANO — Personaggio schivo, quasi misterioso, Sandro Luporini si è sempre mantenuto nel cono d’ombra di Giorgio Gaber, per il quale scriveva parole e libretti. Questo dialogo con Massimiliano Fizazzer Flory è tratto da “Conformismi Anticonformismi” - II edizione - rassegna della Provincia di Milano voluta dall’assessore alla Cultura, Paola Iannace.
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Luporini, il suo rapporto con Gaber è segnato anche da un metodo. Vi incontravate, partivate da punti di vista diversi per fermarvi sullo stesso oggetto...
“Prima di ogni spettacolo discutevamo fino allo sfinimento; si parlava e si parlava; poi si convergeva verso qualcosa che ci sembrava interessante dire in quel momento. Prima di prendere una penna in mano ci mettevamo mesi”.

Ricordare Gaber è sentire il bisogno di reagire con ironia contro la cultura dominante, in particolare verso il conformista: colui che pensa per sentito dire.
“Giorgio ed io abbiamo sempre scrutato i molti, troppi, che non indagano la realtà con il proprio pensiero, ma appunto con una complessità di pensieri già incamerati. E, quanto alla parola conformista, credo che oggi lo siamo tutti, quasi tutti. Occorre risalire molto indietro nel tempo, a un pensatore come Nietzsche, per poter parlare di vero anticonformismo. Oggi, più che altro siamo elaboratori di opinioni. È un po’ come se parlassimo e guardassimo dentro un caleidoscopio: lo giriamo e rigiriamo, ci vediamo tante immagini ma non usciamo mai dal caleidoscopio”.

Gaber e la svolta clamorosa, coraggiosa: dalla televisione al teatro. Che cosa avevate capito: che la televisione era la sede di un processo omologante, con l’esito, oggi, di essere il luogo dell’ovvietà?
“I fatti si sono svolti così: quando io ho conosciuto Gaber, lui faceva televisione, usava gli strumenti normali e cantava nelle balere con la sua energia formidabile – infatti appena lo vidi fui colpito da questa forza eccezionale –, siamo diventati amici e un bel giorno mi ha detto: ‘perché non proviamo a scrivere qualcosa insieme?’. Abbiamo provato, però il risultato era un po’ troppo stravagante; ma poi Gaber, pian piano, si è stancato dei circuiti normali, tradizionali e si è avvicinato sempre più al palcoscenico. Fu l’occasione per metterci alla prova”.

Ci sono delle canzoni che avreste voluto scrivere e non avete potuto?
“No, direi di no. Solo qualche monologo non è stato utilizzato. Monologo in cui, a un certo punto, lui incontrava un negro e si creava una situazione di imbarazzo. Avevamo avuto un’enorme paura di essere fraintesi”.

Conformisti anche voi?
“Non ci sono persone non conformiste. Siamo come impastati, la nostra sostanza ormai è fatta di tutta una cultura che abbiamo addosso, che abbiamo ascoltato, dei libri che abbiamo letto. È impastata di tutte queste cose. L’anticonformista dovrebbe avere un’essenza pura”.

Quanto ha pesato la presenza scenica in Gaber, l’espressione della sua forza fisica?
“Formidabile, un’importanza del 90%. Perfino se guardiamo alle accuse di qualunquismo che ci sono state mosse, e poi le confrontiamo con il linguaggio e la mimica di Gaber, queste accuse si dissolvono perché indubbiamente Gaber non osservava il mondo affacciato alla finestra con stupido disprezzo, ma aveva dentro di sé la forza e il calore di colui che ricerca una verità”.

Gaber non c’è più fisicamente. Ma è un’assenza che sembra interrogarci, urlando più forte. Sembra che la sua memoria ci chieda testimonianza: è possibile rimanere veri nella vita?
“Mi è molto difficile rispondere a questa domanda perché non ho ancora accettato l’assenza di Gaber. Io in questo momento non riesco ad agire, sono immobilizzato dal sentimento”.

E a proposito della “generazione che ha perso”?
“Dietro v’è sempre un paradosso... Hanno perso anche le generazioni successive alla mia? Pur essendo io pessimista non sono, però, pessimista quanto i filosofi di Francoforte. Credo che l’individuo non sia morto”.

Rivolta o rinuncia? Da che parte sta Luporini?
“Rinuncia, no di certo”.



 


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