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Dettaglio articolo/intervista

Categoria: Gaber in TV



- VARIE TESTATE - 1965


LE NOSTRE SERATE (dicembre 1965-gennaio 1966)

di Giorgio Gaber e AUTORI VARI

Rivista musicale - Autori Terzoli e Zapponi, regia di Carla Ragionieri, arrangiamenti e direzione dell’orchestra di Gigi Cichellero
 

Radiocorriere, 12/18 dicembre 1965
Giorgio Gaber e i suoi amici ci invitano a trascorrere con loro sei serate in TV

Il cantante non è solamente una voce
di Giorgio Gaber

Sono le due e mezza del pomeriggio, ma il caffè che sto prendendo è proprio il primo della giornata. Qui a Milano la gente ha già pranzato e sta tornando in ufficio per il secondo turno di lavoro, e io invece mi sono infilato pantaloni e camicia cinque minuti fa.

Gente così

Non è che abbia fatto una “serata” fuori, professionale, ma ho fatto tardi lo stesso. Ieri sera c’era qui da noi Jannacci, e tra una cosa e l’altra abbiamo fatto le quattro: le nostre serate, quelle dei cantanti, della gente che vive in mezzo alla musica ed alle canzoni, sono un po’ così, diverse certo dalle serate di un ingegnere, di un operaio, di un impiegato di banca. Nella vita di oggi si tende a formare dei circoli un po’ chiusi, di gente che più o meno vive la stessa professione: il pittore, anche la sera sta con i pittori e magari con qualche critico, il medico vede i suoi colleghi, e anche noi seguiamo lo stesso andazzo. Ma per qualche sera abbiamo voluto aprire le porte a tutti, sui teleschermi si potrà vedere qualcuna di queste serate tipiche, ambientata nei luoghi giusti. Ed ecco dunque spiegato il titolo della nostra trasmissione Le nostre serate, autori Terzoli e Zapponi, regia di Carla Ragionieri, arrangiamenti e direzione dell’orchestra di Gigi Cichellero.
In questa trasmissione io fungerò da filo conduttore, da accompagnatore, da cerimoniere, da padrone di casa, se volete. Questa è la mia quarta trasmissione televisiva. La prima è stata una rubrica di canzoni, Canzoni da mezza sera. Poi sono ritornato col Canzoniere minimo, e infine con Questo & quello ho cercato di mettere insieme due generi contrastanti di canzoni. La trasmissione nasceva dalla convinzione che un cantante è qualcosa di più dell’esecutore di una canzone: è un personaggio che propone una certa atmosfera ed ha bisogno, per rivelarsi, dell’ambiente che gli è più congeniale. A questo punto, un discorso che intendesse rinnovarsi, non poteva prescindere dalla rivista.
Tuttavia questo termine non deve indurre in errore gli amanti delle piume di struzzo, dei lustrini e delle passerelle. Rivista sì, ma più come indicazione e suggerimento per un nuovo genere, un genere un po’ diverso, adattabile alle mie possibilità e quindi trattenuto, una specie di “rivista intima”, tra amici, una rivista “minima”, se volete, senza quelli che sono per tradizione i suoi elementi principali, senza cioè grossi effetti, senza fragorose risate, senza nemmeno i grossi comici popolari.

Quasi un’inchiesta

Sul filo del discorso, sempre legato al mondo delle canzoni ed ai suoi protagonisti, quindi autori, impresari, industriali discografici, organizzatori di festival, cantanti, aspiranti cantanti, fans e così via, si arriverà anche a qualche scenetta di caratterizzazione. Ma la nostra preoccupazione era appunto quella di non eccedere nel comico fastidioso, bensì di puntualizzare con l’aiuto di attori intelligenti. Per spiegarmi meglio: il mondo che vogliamo presentare ai telespettatori non dovrebbe essere un mondo fittizio, di cartapesta, con protagonisti fasulli, dovrebbe essere invece quello vero, anche se presentato non col metodo dell’inchiesta diretta (altrimenti ci saremmo rivolti a TV7), piuttosto con una rappresentazione anche venata di sottile ironia, ma che tenesse ben presente la realtà.
È per questo che la scelta è caduta su attori come Scaccia, Bonucci, Arnoldo Foà, Paola Borboni, Franco Sportelli, Umberto D’Orsi.
Lo stesso intento ci ha guidato nell’ambientazione. L’ottimo sarebbe stata la ripresa dei nostri ambienti abituali, reali, un vero “night”, una vera Casa editrice, ecc. Ma le difficoltà tecniche sarebbero state enormi, e per di più saremmo sconfinati nell’inchiesta. Così invece abbiamo ricostruito gli ambienti in modo che fossero verosimili al massimo.
A questo punto, se mi è permesso, vorrei fare alcune considerazioni mie personali sulla rivista musicale. Normalmente tutti hanno come modello il Perry Como show, un esempio a suo modo perfetto, ma che presenta, alla lunga, certi limiti. Secondo me il compito del cantante non si riduce a cantare davanti alla telecamera l’ultima sua canzone incisa, in modo da reclamizzarla e far vendere molti dischi. Io stesso mi trovo spesso di fronte a problemi del genere. Mi chiamano alla Fiera dei Sogni, devo presentare una canzone, e vorrei scegliere bene, vorrei che quella unica canzone esprimesse bene me stesso, e non penso solo ai possibili incassi, altrimenti la scelta non esisterebbe, basterebbe chiedere alla Casa discografica e quella tirerebbe fuori il disco di cui più le interessa il lancio. Ma, a questo punto, si sminuisce la figura, la personalità del cantante, lo si riduce al ruolo di propagandatore di se stesso. Penso che sia ora di correre ai ripari. Oggi la concorrenza si fa fortissima, le Case discografiche lanciano centinaia di voci nuove ogni mese, per i veri professionisti una concorrenza sulla base soltanto del disco non è più possibile.
Sicché i veri cantanti dovrebbero fare quello che fanno i colleghi francesi, cimentarsi in veri spettacoli, a teatro. È vero che Milva ha fatto qualcosa di simile, e anche Jannacci si è presentato al “Gerolamo” a Milano, ma certi grossi nomi, per esempio la Mina, non ci si sono ancora provati. Anche la Rita Pavone, Celentano, si accontentano di serate in provincia, e non montano invece un grosso spettacolo, come potrebbero. Io lo vorrei fare, ma d’altra parte non avrei un grosso pubblico, le mie canzoni mi pare che piacciano in circoli più limitati.
Sono talmente convinto del fatto che il vero cantante debba svolgere un ruolo più approfondito, che penso che la cosa si ripercuoterà anche sul mercato discografico. Infatti, mentre le vendite dei quarantacinque giri sono calate, sono aumentate, nello stesso periodo, quelle dei trentatré giri, proprio perché il pubblico, se si stanca di ascoltare solo “quella” canzonetta sull’onda del successo, è invece meglio disposto a seguire un cantante lungo un arco più vasto della sua creatività.

Un vero impegno

Quanto al futuro, penso che le canzoni cosiddette “popolari” abbiano fatto il loro tempo, tanto più che hanno ingenerato una confusione assoluta. Per canzone popolare sono state contrabbandate troppe cose, anche assolutamente non valide, ed il successo è stato portato avanti anche per motivi snobistici. Resta la canzone moderna, aperta ad un discorso sensibile e intelligente di rappresentazione della nostra società. E la polemica? Non è che non ami le canzoni “impegnate”, il fatto è che troppo spesso sono portate avanti da dilettanti. Sono convinto che un bravo cantante con alle spalle un ottimo autore, un vero professionista, potrebbe fare delle bellissime canzoni impegnate. Il fatto è che, dietro l’”impegno”, molto spesso non c’è che l’improvvisazione ed il dilettantismo, la totale incapacità a rinnovarsi.
A Milano si aprono nuovi cabaret, in cui si ricantano le quattro canzoni presentate l’anno passato dagli stessi cantanti in altri cabaret, se i testi sono nuovi, le musiche sono quelle vecchie. Se la canzone è buona, il cantante la sbaglia e dice “scusatemi” e poi riprende daccapo tre volte in una sera: tutto questo non è serio. Non è quello che si intende per professionismo.
Tutte queste idee hanno fatto un po’ da filo conduttore per Le nostre serate, e spero proprio che, avendo a disposizione ottimi cantanti come Mina, Rita Pavone, Françoise Hardy, Enzo Jannacci, Pino Donaggio, Sergio Bruni, France Gall, Fred Bongusto, Vianello, Iva Zanicchi, Ornella Vanoni, I Minstrels, si sia riusciti a presentarli in un modo diverso, più profondo e meno consueto che nelle normali riviste.

Giorgio Gaber

I nuovi motivi che Gaber canterà

Come ti amavo ieri
Tu no
(sigla della trasmissione)
Pieni di sonno
Amore difficile amore
Un amore vuol dire
Dopo la prima sera


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Radiocorriere, 17 dicembre 1965
GIORGIO GABER E “LE NOSTRE SERATE”
secondo: ore 21,15

Giorgio Gaber, si sa, lo chiamano il cantante della malavita. Ma in verità, lui, con la malavita, quella autentica, ha proprio qualcosa da spartire? Bisogna, insomma, che i suoi “fans” si chiariscano le idee.
Per questo, stasera, la prima puntata della nuova trasmissione Le nostre serate si apre con una messa a punto sull’argomento. Gaber capita in un cosiddetto salotto-bene i cui frequentatori considerano molto “chic” e molto “shocking” conoscere da vicino i veri delinquenti. A proposito di “mala”, poi, c’è anche Ornella Vanoni che deve dire la sua. Subito dopo, Gaber ci introdurrà nel mondo dei giovani e dei giovanissimi, con la diretta collaborazione di Pino Donaggio; e ci sarà spiegato altresì, in uno “sketch” interpretato da Ernesto Calindri e Lia Zoppelli che cosa i genitori pretendono oggi dai loro figli.
Questa, naturalmente, è appena una vaga traccia della prima puntata delle Nostre serate.
(articolo non firmato)


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Il Giorno, 18 dicembre 1965
“LE NOSTRE SERATE” DI GIORGIO GABER
Troppo tesa la corda
di CARLO SILVA

“Le nostre serate” (prima, ieri sul Secondo canale) ha un titolo che sembra facile, coerente alla materia e invece è ingannatore, falso, sfuggevole, al punto che se tenti di scendere nel suo presumibile filo conduttore, non ti raccapezzi più. Insomma, promette e non mantiene. Tanto vale prenderlo per quello che non è, e amen. Le “Nostre serate”, dunque. Nuovo show a firma Terzoli e Zapponi, per la voce e la simpatia di Giorgio Gaber. Uno show di un’ora per un artista che, finora, si era sempre misurato – l’ha detto anche lui – sulla massima distanza dei 40-45 minuti. Contano davvero, ai fini del successo, quindici minuti in più o in meno? Contano.

Se ieri sera il programma si fosse liberato di un paio di scenette superflue, e di qualche misteriosa annotazione cerebral-umoristica, il risultato sarebbe stato più convincente. Invece, è trapelata in più parti, l’imbottitura, la corda troppo tesa. E su questa corda troppo tesa il pur bravo e simpatico e disinvolto Gaber non sempre ha saputo mantenere la posizione di equilibrio. Sarebbe disonesto dire, a questo punto, che, tolto dal suo particolare mondo, Giorgio Gaber diventa un “tentennante”, uno spaesato. Il cantante-presentatore ha ormai sufficiente malizia per affrontare e risolvere un programma di robuste dimensioni; solo occorre rispettargli intorno certi contorni, certe sfumature, certe attenzioni, e non buttarlo – come s’è fatto – nella più o meno solita arena rivistaiola, furbescamente mimetizzata, or qui or là, con smuntarelli teloni cabarettistici. Ma vogliamo lasciare il discorso qui, in sospeso, chè una puntata non fa legge, e tutti – autori e interpreti – hanno diritto alla “prefazione”: si vedrà da venerdì prossimo la reale sostanza dei capitoli.


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Radiocorriere, 23 dicembre 1965
UN NUOVO TEMA A “LE NOSTRE SERATE”
secondo: ore 21,15

L’odierna puntata delle Nostre serate, la spigliata trasmissione presentata da Giorgio Gaber, comincia con un nostalgico richiamo alle canzoni degli anni venti: un periodo d’oro, nel quale Gaber, se gli fosse toccata la fortuna di viverci, avrebbe ambientato il suo famoso Cerutti Gino. Oggi i tempi sono profondamente cambiati, anche per quel che riguarda la musica leggera. Le canzoni si sono industrializzate, sono una merce di consumo che si deve costruire secondo determinati procedimenti tecnici. Gli affari sono affari, che diamine. Bisogna aggiornarsi; e queste cose viene a confermarcele Gianni Ravera, ex-cantante che è diventato l’organizzatore del Festival di Sanremo.
Se il teatro di prosa adottasse i metodi seguiti nel mondo delle canzoni, non si continuerebbe a parlare di crisi. Ecco: un festival della prosa che si svolgesse come un festival della canzone non potrebbe non essere un successo. Esempio: Mike Bongiorno e Renata Mauro presentano un attore di vaglia, Arnoldo Foà, il quale declama il celeberrimo monologo dell’Amleto di Shakespeare o il terzo canto dell’Inferno dantesco come se si trattasse d’una canzone. Sarebbe un trionfo. Del resto, non ci sono forse scrittori della fama di Moravia che fanno i parolieri?
Il tema della trasmissione di stasera, dunque, è questo. E ad illustrarlo nelle guise più diverse ci sono, oltre a quelli citati, altri nomi ben noti al pubblico. Ricordiamo alla rinfusa: Paolo Poli, Sergio Bruni, Nilla Pizzi, i “Minstrels”, France Gall, John Foster. Giorgio Gaber, al solito, recita, intervista, canta. È, insomma, un compitissimo padrone di casa che si dà molto da fare; il padrone d’una casa in cui c’è posto anche per le “canzoni del passato prossimo”, interpretate, tra gli altri, da Gian Costello, Pino Presti, Liliana Zoboli e così via.
Alla fine si traggono le conclusioni: a che cosa porterà la sempre maggiore industrializzazione della canzone? A questo: che “i cantanti sostituiranno pian piano le grosse industrie… e i piccoli risparmiatori compreranno le azioni del Clan Celentano o quelle di Rita Pavone, di Gianni Morandi…”. Gaber scherza, ma non troppo...
(articolo non firmato)


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l’Unità, 24 dicembre 1965
tv controcanale
La polemica di Gaber

Giorgio Gaber è stato protagonista, nel passato, di qualche trasmissione inconsueta, di rottura, come Canzoniere minimo, firmata da Umberto Simonetta. Qualcosa di quelle trasmissioni gli è rimasto addosso ancora oggi e, infatti, questo suo nuovo spettacolo a puntate sul Secondo canale, che prende il titolo da una delle sue canzoni più interessanti e autenticamente moderne, Le nostre serate, si discosta anch’esso dai soliti programmi televisivi di varietà.
Se ne discosta, ci sembra, per il suo tono discreto e colloquiale, per il suo buon gusto, per il suo tentativo di evitare la via della semplice passerella di canzoni costruita su pretesti più o meno banali e di svolgere, invece, un discorso su un certo tema. Ma ecco: il tentativo, in questo senso, risulta, poi, più formale che sostanziale, vogliamo dire che si esaurisce praticamente in alcune sparse osservazioni e in alcune scenette che hanno il sapore della spregiudicatezza, ma che mordono poi, a pensarci bene, assai meno di quel che sembra.

Ieri sera, ad esempio, il tema era quello dell’industria discografica e della canzone come genere di consumo: un campo nel quale è facile galoppare addirittura a cavallo della satira, ove lo si voglia. Di spunti ce ne sono a bizzeffe: ma, generalmente, gli autori dei varietà televisivi (i quali, peraltro, con l’industria discografica tengono a rimanere in ottimi rapporti, così come i cantanti e gli stessi funzionari della TV) preferiscono non sfruttarli, se non marginalmente e in modo quasi del tutto inoffensivo. Non che manchi ogni tanto, qua e là, la battuta “cattiva”; ma, di solito, si tratta di puntate che non colpiscono mai dove si dovrebbe.
Ora, Le nostre serate è riuscito a proporci alcuni “sketch” più spiritosi del solito (come quello del cantante-personaggio che nella vita è un regolare uomo di affari), accanto ad altri di minore originalità.
Questi “sketch” e i piani discorsetti di Gaber sono riusciti anche a formare, insieme con un paio di buoni balletti, un gradevole tessuto nel quale le canzoni, scelte con cura anche tra quelle che non figurano solitamente nel repertorio televisivo (come la filastrocca milanese o le altre cantate dal coretto), si sono bene inserite.
Ma quando si è trattato di prendere davvero di petto certi fenomeni attinenti all’industria della canzone, lo spettacolo ha fatto cilecca. Pensiamo alla scenetta sulla borsa, al colloquio con Gianni Ravera, ma soprattutto pensiamo all’occasione più forte della serata, che è andata completamente perduta. Intendiamo riferirci all’osservazione di Gaber sul rapporto tra canzoni popolari e canzoni commerciali: un’osservazione che avrebbe potuto colpire nel segno, ove si fosse concretamente rilevato come Bella ciao, canzone che parla di un “partigiano morto per la libertà”, sia divenuta, nella versione dei Minstrels (presentata anche ieri sera) un banale motivetto nel quale si invita la fidanzata del partigiano “a pensare sempre al nostro amor”.
Ma qui la molla non è scattata, anzi è scattata alla rovescia, dal momento che Gaber ha addirittura accreditato questa versione come una prova positiva della possibilità di diffondere, attraverso l’industria discografica, la canzone popolare. E così dalla presunta polemica si è passati tranquillamente alla pubblicità basata sul falso, piuttosto penoso, ci pare.
g.c.


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Radiocorriere, 31 dicembre 1965
CANTANTI E OSPITI DI “LE NOSTRE SERATE”
secondo: ore 21,15

Chi si fosse domandato perché questa trasmissione, di cui va in onda oggi la terza puntata, si intitola Le nostre serate, avrà una esauriente spiegazione: sarà lo stesso Giorgio Gaber a dargliela. Le “nostre” serate sono, in realtà, le “loro”, cioè le serate dei cantanti: oggi qua, domani là, a cantare in un locale di lusso o in una modesta “balera”, in un night estivo o in un salotto elegante. “Di solito”, spiega Gaber, “ci si mette d’accordo con l’impresario; certi impresari di provincia, che poi non sai nemmeno se sono impresari veri, devi fidarti della parola…”. Ne conosceremo uno, infatti, di questi impresari: lo impersona Franco Sportelli, e la scenetta è davvero divertente.
“Serate” sono anche quelle in cui il tale cantante viene invitato nel tal posto per ricevere un premio, il “Giacinto d’oro” per esempio: spesso, un premietto di poche lire che dà diritto agli organizzatori di sfruttare il premiato costringendolo a cantare gratis: allo sketch prendono parte – presentati da Paolo Poli – Gaber e Iva Zanicchi che cantano l’uno Non arrossire e l’altra Accarezzame amore.
Non c’è “serata” che si rispetti se non ha il suo bravo ospite d’onore; a questo punto, con l’intervento di Lina Volonghi e di Ettore Conti, sapremo – in chiave comica, beninteso – come e dove e attraverso quali peripezie la direzione della TV riesce a reclutare i più celebri personaggi. Se Frank Sinatra non può venire, se Yves Montand è impegnato, se Domenico Modugno ha altro da fare, c’è sempre un Giorgio Gaber disponibile.
La trasmissione si avvia alla fine: dopo avere appreso di che cosa parlano, fra di loro, i cantanti quando si ritrovano, liberi da “serate” di lavoro, per stare un po’ insieme, il panorama si chiude su uno degli infiniti night-clubs che pullulano nelle stazioni di mare in piena estate; e sarà Renata Mauro a farci da guida, mentre Edoardo Vianello, Fred Bongusto e Gaber canteranno, rispettivamente, Il peperone, Il mare questa estate e Le nostre serate.
Altri numeri musicali, un paio di balletti e le “Canzoni del passato prossimo” con Gigi Cichellero al pianoforte, completano la “scaletta” di questa terza puntata.
(articolo non firmato)


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Settimana Radio TV, 2 gennaio 1966
LE NOSTRE SERATE
secondo : ore 21,15

La puntata si apre con la canzone di Gaber “Giro, giro”, orchestrata a tempo di czarda ed eseguita dal balletto. Renata Mauro e Giorgio Gaber interpretano quindi lo sketch “Tradate”, ovvero “la mania di voler far conoscere le belleze del proprio paese attraverso le canzoni”, a cui farà seguito un coretto in “Mirandolina”. Prima ospite Marie Laforet, interprete di “E se qualcuno si innamorerà di me”. È poi la volta di Giorgio Gaber con “Lenta l’acqua”. Paolo Poli in “Les feuilles mortes” e Bruno Lauzi in “L’uomo che aspetti”. Dopo un quadro coreografico ispirato agli spirituals, Gaber, Presti, Zoboli, Costello e Brosio, per la rubrica “Canzoni del passato prossimo”, canteranno “Bernardine”, “Cry”, “Brazil”, “E me enamorada” e “Little darling”. Dopo l’interpretazione di “Amore amaro”, cantata da Annie Girardot, Gaber chiuderà la trasmissione con “Amore, difficile amore”.
(articolo non firmato)


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l’Unità, 3 gennaio 1966
TV controcanale
Serate di buon gusto

Posti dinanzi alla scelta tra il David Copperfield di Anton Giulio Majano sul Primo canale e Le nostre serate di Giorgio Gaber sul Secondo, ieri sera abbiamo optato per quest’ultimo spettacolo. Ci ha persuaso a prendere questa decisione anche la prima sequenza del teleromanzo…(segue recensione del David Copperfield, N.d.T.). Ecco: se non altro, lo spettacolo di Gaber si mantiene invece, costantemente, su un tono di buon gusto che, considerati i livelli cui ormai ci hanno abituati tante trasmissioni di vario genere, rappresenta già quasi una presa di posizione anticonformista.
Lo avevamo constatato la volta scorsa e ne abbiamo avuto conferma ieri sera: proprio in forza di questo taglio, che evita la banalità più aperta e le facili battute, Giorgio Gaber riesce in questo suo spettacolo a condurre un discorso amichevole con il telespettatore e a creare un tessuto nel quale le canzoni, anch’esse scelte con gusto, si inseriscono bene. Sul filo di alcune osservazioni ironiche dettate dal buon senso, Le nostre serate ci ha portato anche ieri sera a sorridere e a stare volentieri dinanzi al video senza avere l’impressione di essere dei beoti: il che, con i tempi che corrono, non è poco. Sono bastate, ad esempio, poche battute non strettamente convenzionali scambiate da Gaber con Marie Laforet; è bastatta l’azzeccata parodia della critica francese, accennata da Annie Girardot, per nobilitare, in certo modo, la introduzione delle due ospiti d’onore. Ed è bastato che la trasmissione fosse centrata su un tema non del tutto consueto come quello delle canzoni straniere “adattate” e delle canzoni italiane “esotizzate”, perché “sketch” come quello su Tradate (recitato da Renata Mauro con la consueta discrezione) diventassero accettabili. E altri, come quello sul “Clan” Sinatra o sul “cabaret” romano, piuttosto scontati nel loro svolgimento, passassero senza determinare brusche cadute di tono.
Naturalmente, si potrebbe chiedere di più: un tema come quello scelto ieri sera avrebbe potuto dar luogo a riflessioni più acute e a scenette ben più sapide. Ma sappiamo bene cosa sono, di solito, i testi dei nostri varietà televisivi; e, quindi, gli apprezzamenti che abbiamo fatto non vanno sottovalutati. Tanto più che, in questa cornice, Gaber continua ad inserire motivi che si ispirano a un filone popolare o, come ieri sera, brani che è raro facciano parte del repertorio televisivo (ricordiamo la canzone sullo scirocco di Lauzi, le canzoni francesi e americane interpretate da ospiti fissi della trasmissione e, in particolare, lo spiritual, purtroppo un po’ immeschinito da un balletto pretenzioso quanto convenzionale). Insomma, qui c’è una via per lo spettacolo musicale televisivo: e la nostra TV, se avesse un minimo di buon senso, cercherebbe di incoraggiare chi la percorre, favorendo ogni esperimento in questo senso. Ma non c’è da illudersi; in realtà, i dirigenti di via del Babuino tollerano appena trasmissioni come le nostre serate e le considerano, ne siamo certi, già troppo “elevate”: tanto che le collocano, programmaticamente, sul secondo canale, destinandole a priori a un pubblico più ristretto.
g.c.


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Radiocorriere, 9 gennaio 1966
SONO DI SCENA I CANTAUTORI E I CANTATTORI
secondo: ore 21,15

Le nostre serate, quinta puntata. Sono di scena, stavolta, i cantautori. Ce ne parla Giorgio Gaber, il quale spiega come e qualmente ogni cantautore debba cantare le proprie canzoni e non quelle degli altri; chi sia veramente un cantautore; e per quali motivi non sarebbe concepibile la figura di un cantautore lirico.
Cantautori, veri, genuini cantautori sono invece quelli che un tempo si chiamavano cantastorie e che nelle piazze dei paesi fanno rivivere le antiche melodie tramandate di padre in figlio; ecco infatti il solito intellettuale che, con il suo registratore, avvicina uno di questi cantastorie per coglierne la voce. Che cosa succeda, ve lo diranno Paolo Poli (l’intellettuale) e Sandro Tuminelli (il cantastorie).
Oltre al cantautore, oggi, va di moda anche il cantattore: lo showman, insomma. Ebbene, stasera potrete ascoltare che cosa si dicono due cantattori come Giorgio Gaber e Johhny Dorelli.
(articolo non firmato)


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l’Unità, 10 gennaio 1966
TV CONTROCANALE
Una formula: e poi?

Dopo l’ultima puntata dello spettacolo “Le nostre serate”, trasmessa ieri sera sul Secondo Canale in apertura di serata, non è difficile trarre un rapido bilancio di quanto abbiamo visto in questo programma, nelle scorse domeniche e in questa. Un bilancio che, d’altra parte, non può non rifarsi alle osservazioni che abbiamo già fatto, volta per volta, e che si adattavano anche alla puntata di ieri sera. Diremo, quindi, innanzitutto, che “Le nostre serate” ha confermato in Gaber un cantante capace anche di recitare e intrattenere una piacevole conversazione con il telespettatore. Un cantante che ha un suo stile e una sua personalità, che vanno anche oltre i limiti del mondo della canzone e che possono essere (e, infatti, sono stati) un punto di forza per la formula di uno spettacolo. E “Le nostre serate” una formula l’ha avuta: quella, appunto, di una discreta conversazione con il pubblico, che aveva innanzitutto la funzione di far da legame tra una canzone e l’altra, tra uno sketch e l’altro. A volte, come appunto è avvenuto ieri sera nelle scenette recitate da Gaber insieme con Franco Volpi e tra i finti amici del bar, le battute dello sketch si inserivano nel monologo di Gaber senza soluzione di continuità, dando allo spettacolo una scorrevolezza che a noi è sembrata molto adatta al video: una indicazione da tener presente per il futuro, soprattutto se si considera che, di solito, i varietà televisivi trovano uno dei loro limiti maggiori proprio nell’ansimare del ritmo, che deriva dai continui e bruschi passaggi da un “numero” all’altro.
Nelle “Nostre serate” il ritmo s’è mantenuto sempre costante, anche grazie alla trovata del “coretto” (composto da Presti, Costello, Liliana Zoboli e Wanna Brosio), che ha facilitato l’introduzione di numerose canzoni di vario genere nello spettacolo; ed anche questo, ci pare, ha contribuito a precisare la formula della trasmissione. Come ci ha contribuito anche (idea non del tutto nuova, ma pur sempre valida) la decisione di centrare ogni puntata su un tema più o meno preciso (ieri sera si trattava della partecipazione dei cantanti al teatro, al cinema e alla TV): un filo conduttore lungo il quale era più agevole “montare” i vari ingredienti.
Detto questo, però, non possiamo non venire alla nota dolente: i testi. Avendo una formula, cioè, in definitiva, un ottimo schema, che cosa vi hanno calato dentro gli autori, Terzoli e Zapponi? Ben poco, purtroppo. Qualche sparsa osservazione di costume che non peccava certo di originalità; qualche battuta “satirica” che non giungeva mai a mordere; alcune scenette piuttosto deboli e anche francamente stupide (come quella di ieri sera sulla timidezza di Gaber attore). E, infine, purtroppo, le solite puntate di sapore qualunquistico, come lo sketch di domenica scorsa sui “ricercatori di canzoni popolari” o quello di ieri sera sul regista “impegnato” che, tra l’altro, è stato uno dei pochi momenti di autentico cattivo gusto in uno spettacolo che, in generale, aveva trovato proprio nel buon gusto e nella discrezione le sue caratteristiche migliori.
E dire che nei temi scelti, di spunti ce n’erano a josa: ma i nostri autori televisivi sembra riescano ad essere “cattivi” sol quando si tratta di favorire i luoghi comuni e il conformismo. Stando così le cose, era inevitabile che, di puntata in puntata, la trasmissione, invece di andar meglio, finisse per indebolirsi e per cedere leggermente al morso della noia.
g.c.


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Radiocorriere, 16 gennaio 1966
GRAN FINALE PER LE SERATE CON GABER
secondo: ore 21,15

Siamo all’ultima trasmissione delle Nostre Serate e Giorgio Gaber ci parlerà, questa sera, soprattutto dei cantanti nel teatro, nel cinema, nella televisione.
Vedremo lui stesso – in sketches con Franco Volpi, Piero Mazzarella, Memmo Carotenuto, Arnoldo Foà – come se la caverà di fronte all’impresario di un grande spettacolo musicale, o tra gli amici dopo avere interpretato un film, o agli ordini d’un regista impegnato e d’un regista molto meno impegnato; lo vedremo, infine, anche, in uno studio televisivo, in che modo saprà difendersi da una turba scatenata di “yeyeisti”.
Trattandosi dell’ultima puntata della serie, è inevitabile e prevedibile una cert’aria di famiglia: per questo, tra gli ospiti, ci sarà Ombretta Colli, sua moglie, che canterà “Quando sei lontano”. Altri cantanti: Renata Mauro, Luigi Tenco, Gian Costello, Pino Presti, Liliana Zoboli, ecc. Gran finale con Rita Pavone, che interpreterà “Occhi miei”.
(articolo non firmato)
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Raccolta di articoli/recensione per uno studio su LE NOSTRE SERATE - SECONDO CANALE (RAI) dic 65-gen 66 (articoli-recensioni dalle testate: Radiocorriere TV, Settimana Radio TV, Il Giorno, l’Unità) in ordine cronologico -------------- Un ringraziamento a Mauro De Mario per averci inviato il materiale riportato in questa pagina


 


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