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Dettaglio articolo/intervista

Categoria: Interviste '90



La Repubblica - pagina 30 - 18/01/1995


Gaber 'Resto un artista da barricata'

di Anna Bandettini

L'autore da oggi a Milano con il nuovo show
 

MILANO - Se c'è una domanda che in questo momento vorrebbero fargli in tanti ma che tutti puntualmente, forse per timore, evitano, è da che parte sta oggi Giorgio Gaber? Perché anche i suoi fan, almeno alcuni di quelli che ancora gli portano gratitudine per spettacoli come "Anni affollati", "Far finta di essere sani", "Io se fossi Gaber", che hanno giudicato un atto di coraggio quel suo cantarle chiare, in passato, alle banalità di quegli anni, ora sono disorientati, si sono fatti scettici, perfino diffidenti. Da quegli "spettacoli d'intervento", come li chiama lui, a questo "E pensare che c'era il pensiero", da stasera al Lirico di Milano, già quasi esaurito per tutte le repliche fino al 5 febbraio, (poi sarà a Bergamo, Forlì, Pisa e Roma dal 14 marzo), di cose ne sono successe, anche intorno a Gaber. E non è solo per il fatto che sua moglie, Ombretta Colli, è diventata deputato europeo nelle liste di Forza Italia ("è una sua scelta che rispetto. Posso solo dire che è una persona per bene e la politica ha bisogno di persone per bene"). È che ora, nel clima politico così esasperato e aggressivo, gli schieramenti si sono fatti più netti, e la cupa visione della politica che Gaber, ieri come oggi, racconta nei suoi spettacoli, una politica come maneggio, gioco di intrighi, di oscure trame, di opportunismi, rappresenta quello di cui la parte migliore del paese vorrebbe liberarsi, lasciarsi alle spalle... Dov'è dunque oggi Giorgio Gaber? La sua risposta suona stizzita. "Non mi sono mai spostato dalle mie posizioni" dice "Penso oggi quello che pensavo una volta, che i partiti sono la nostra sciagura, che i partiti pensano ai loro piccoli giochi e che all'interno dei partiti ognuno fa il proprio gioco lo sapevamo tutti che Veltroni era il segretario del Pds e invece non l'hanno fatto... Negli anni Settanta ero un extraparlamentare di sinistra e lo sono ancora, sono per un movimento di sinistra, non per i partiti. Io, insomma, sono ancora sulle barricate, sono gli altri a non esserlo più. Punto e basta". Il resto lo dirà questo suo spettacolo che, come i precedenti, fa il punto sul momento attuale e che, spiega Gaber, "dopo la parentesi del teatro-canzone che aveva intenti retrospettivi è di nuovo uno di quegli strani spettacoli, unici in Italia, forse nel mondo, con canzoni e monologhi legati a un filo conduttore". Quello di "E pensare che c'era il pensiero" è, ancora una volta, il disagio profondo di fronte a ciò che ci circonda. "Con una differenza, però, rispetto agli anni Settanta che se allora la speranza di un cambiamento ancora era viva, oggi non c'è più neppure quella. Diciamo la verità oggi si vola bassissimo. Siamo orfani di un progetto che ad alcuni era apparso possibile, a molti magari non andava a genio ma ci avevano creduto. Siamo orfani dell'utopia e siamo inadeguati a quello che potremmo affrontare nel futuro, perfino nel linguaggio. Questa inadeguatezza ci fa sentire in pericolo e ci fa chiudere ancora di più in noi stessi. E lì, in quella solitudine, la vita, il pensiero si atrofizza". Di questo parleranno i monologhi e le canzoni di "E pensare che c'era il pensiero". Parleranno, nella visione del mondo di Gaber e Sandro Luporini che ha collaborato con lui come sempre, "dell'assenza di vita collettiva che c'è in giro. Oggi ognuno pensa per sé, tutti siamo alla ricerca di interessi personali, appagati da meschini egoismi. Ci si muove in funzione di una ricchezza personale o dell'acquisizione di un potere". Ha in mente qualcuno Gaber? "Ho voluto evitare i nomi dei politici, anche se due o tre li ho inseriti in una canzone. Ma io non ho mai fatto satira politica, ho la presunzione di credere che vado un po' più in profondità. Io parlo del vivere collettivo e oggi mi sembra che siamo tutti così. Prendiamo la mania della solidarietà. Tutta questa voglia di occuparsi degli altri che c'è in giro è un'isteria anche questa e l'isteria è mancanza di pensiero. Oggi c'è l'opinione, lo sfoggio delle proprie opinioni... un chiacchiericcio fastidioso dove ognuno si occupa solo di se stesso. Il problema è proprio questo il pensiero era ammalato già da un po' di tempo. Oggi – ammonisce Gaber – sta definitivamente morendo". Dipende dalle opinioni, verrebbe da dirgli.



 


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