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Dettaglio articolo/intervista

Categoria: Gaber in TV



L'Unità - e VARIE TESTATE - 1963


CANZONIERE MINIMO (ottobre-dicembre 1963) - (prima parte)

di AUTORI VARI

Antologia di canzoni popolari e di curiosità musicali raccolte da Umberto Simonetta con Giorgio Gaber - complesso diretto da Vittorio Paltrinieri - coreografie di Rosanna Sofia Moretti - regia di Romolo Siena
 

l’Unità 5-10-1963
Controcanale
Stasera

Finalmente arriva sui teleschermi (stasera alle 22,10) ma confinato sul Secondo canale, a un’ora impossibile, il “Canzoniere minimo” di Gaber e Simonetta, il programma che ha dato tanto fastidio ai censori di via del Babuino. Gaber e Simonetta si erano infatti proposti di presentare sul video alcune canzoni più rappresentative della nostra recente storia, accompagnandole da inserti filmati e parti recitate.
Ciò comportava, ovviamente, anche la presentazione di canzoni anticonformiste che alla TV non andavano a genio. Vedremo come la TV ha cucinato un programma che si preannunciava interessante. Vi parteciperanno comunque, oltre a Gaber, Otello Ermanno Profazio, Margot, Cristiano Metz, Fausto Cigliano, Maria Monti, Sergio Endrigo e altri.

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Radiocorriere TV 5-10-1963
Torna Gaber, il cantante del “Trani a gogò”
Canzoniere minimo
secondo: ore 22,10

Da questa settimana Giorgio Gaber torna alla TV in veste di cantante-presentatore con una rubrica di canzoni popolari e di curiosità musicali, intitolata “Canzoniere minimo”.
Il repertorio si avvicinerà, almeno in parte, a quel “genere” un po’ particolare che ha reso Gaber popolare: canzoni, per intenderci, come “La ballata del Cerutti” o “Trani a gogò”.
Gaber ha 24 anni ed è nato a Milano da genitori d’origine triestina. In famiglia, son tutti musicisti dilettanti: il padre di Giorgio, per esempio, suona la fisarmonica, il fratello è un bravo chitarrista. Fu appunto con la chitarra del fratello che Giorgio Gaber, all’età di 10 anni, cominciò a suonare a orecchio le prime canzoni. Ma era anche uno studente modello, e non interruppe mai gli studi. A 18 anni, anzi, conseguì il diploma di ragioniere col massimo dei voti e s’iscrisse all’università Bocconi.
Nel frattempo, era entrato a far parte di un’orchestrina, con la quale si esibiva in varie sale da ballo. Poi si unì come chitarrista al gruppo dei “Rocky Mountains old time stompers” che s’era specializzato in repertorio di canzoni western e del folklore americano in genere, e faceva furore a quell’epoca al Santa Tecla di Milano. Gaber debuttò come cantante quasi per caso. Una sera, Wanna Ibba, la cantante dei “Rocky Mountains”, era indisposta, e Giorgio fu invitato a sostituirla. Ebbe un enorme successo, e il giorno dopo aveva un contratto con una casa discografica. La sua specialità, in un primo momento, era il genere “rock” (“Ciao, ti dirò” fu il suo primo pezzo fortunato). Poi sono venute le canzoni, ora sentimentali ora ironiche, che gli hanno permesso di conquistare le simpatie di un pubblico più vasto e, nello stesso tempo, di trovare un posto più preciso nel mondo della musica leggera italiana.
Nelle varie puntate di “Canzoniere minimo”, Giorgio Gaber sarà affiancato di volta in volta da altri giovani cantanti, tra i quali Otello Ermanno Profazio, Margot, Cristiano Metz, Fausto Cigliano, Maria Monti, Sergio Endrigo e altri.
(s.g.b.)

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Settimana Radio TV n. 42 dal 20 al 26-10-1963
Visti alla televisione
Il canzoniere di Gaber

Gran furbone, quel Gaber. Con l’aria di chieder sempre scusa dell’aria che respira e, al pubblico, del tempo che gli fa perdere con la sua chitarra e con le sue filastrocche, in verità è dotato di un’anima d’acciaio e riesce sempre a spuntarla, laddove altri ritenuti più resistenti si rompono le corna (corna metaforiche, s’intende). Nel “Canzoniere minimo” non si sa quanto il Giorgio dei “Trani a gogò” abbia dovuto lasciare nelle fauci della censura ma da quello che ne è rimasto (vedi “La tradotta” e la “Canzone del coscritto”) una volta ce ne sarebbe stato abbastanza per incriminarlo di vilipendio. Cosa ci farà mai, il Gaber ai censori?

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l’Unità 6-10-1963
Controcanale
Minimo ma riuscito

Ci avremmo scommesso: “Canzoniere minimo” non poteva che essere una trasmissione inconsueta e interessante. La previsione non era difficile, le canzonette sono il cavallo di battaglia della nostra Televisione (insieme ai teleromanzi e ai quiz, naturalmente); se un programma di canzonette viene ritardato, discusso e ridiscusso, censurato quasi, scartato e poi mandato in onda in sordina, invece che con accompagnamento di pifferi e tamburi, significa che c’è qualche cosa che non va. Non va, vogliamo dire, per i dirigenti di via del Babuino. E, infatti, nella trasmissione di Gaber e Simonetta c’è qualche cosa che “non va”: ci sono delle idee, dei testi intelligenti, la volontà di usare la canzone per allargare la conoscenza del pubblico, per parlare della realtà del nostro popolo e della sua vita quotidiana.
Non mancano, o almeno non sono mancati nella prima puntata vista ieri sera, alcune sbavature:a cominciare da quella espressione contenuta del titolo: “curiosità musicali”, che temiamo sia stata imposta da qualche cervellone per mascherare questo programma che puzza di anticonformismo. C’è stata inoltre qualche caduta di tono, quando, a canzone assai belle come “La tradotta”, “Rondinella pellegrina”, “Tutti vanno in Francia”, “Te vojo bene assaie”, sono stati alternati altri motivi come quello di Fusco, francamente un po’ troppo strappacore, o altro, di Gaber crediamo, su un amore finito che somigliava stranamente a certe parodie che abbiamo sentito fare, divertendoci, da Dario Fo.
Non è che queste cadute fossero attribuibili alla mistura di antico o di moderno; non ci sembra che abbiano stonato, infatti, canzoni come quelle di Calvino, o l’altra di Simonetta sul coscritto, o l’altra ancora di Maria Monti che Gaber ha cantato a chiusura del programma. È proprio un fatto di continuità, di scelta: Gaber e Simonetta hanno assunto un impegno serio, cominciando la trasmissione con un motivo come “Se otto ore vi sembrano poche...” e crediamo si debbano mantenere su quella linea di realismo e di intelligenza.
Sono osservazioni critiche che facciamo tranquillamente, proprio perché, nel complesso, il programma ci è sembrato decisamente riuscito e degno di successo. Vorremmo che questo successo gli arridesse, malgrado il sabotaggio (crediamo che non si possa usare altra parola) della TV: e siccome abbiamo fiducia nel pubblico, crediamo che questo avverrà. Anche grazie alla simpatia di Gaber, e alla bravura della Monti, di Margot, di Vittorio Paltrinieri, di Paolo Poli, di Miranda Martino e degli altri.
(Vice)

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l’Unità 8-10-1963
La censura attacca ancora “Canzoniere minimo”
In forse la seconda puntata

Milano, 7 ottobre 1963 – “Canzoniere minimo”, la trasmissione di Simonetta-Gaber, la cui prima puntata è apparsa sabato sul video, somiglia molto ad un parafulmine: infatti, sembra abbia in comune con l’aggeggio di Beniamino Franklin la proprietà di attirare su di sé tutti i fulmini vaganti; nel caso specifico, cioè, tutti i malumori degli alti funzionari radiotelevisivi romani.
Abbiamo puntualmente riferito in precedenza quante e quali peripezie dovette attraversare “Canzoniere minimo” per giungere sul video riveduto, corretto, manipolato dopo un anno circa di quarantena. Ma, purtroppo, non è tutto: i telespettatori staranno magari commentando ancora la prima puntata che già corre voce che la seconda è stata rimessa tutta in discussione.
In particolare sembra non vada del tutto a genio alla TV un accenno della sigla musicale cantata da Gaber a fine trasmissione ove si parla di vuote e noiose serate passate dinanzi al video. “Si sa, non bisogna sputare nel piatto in cui si mangia: che diamine è venuto in testa a quegli scapestrati di Giorgio Gaber e di Umberto Simonetta?”.
“Eppoi, per buona giunta, queste due teste calde non ti mettono nella seconda puntata della trasmissione nientemeno che una vecchia canzone anarchica come ‘Addio Lugano bella’? Insomma, va bene tutto, ma un po’ di senso dell’opportunità dovrebbero averlo questi due”.
Ecco pressapoco le osservazioni che potrebbero fare certi funzionari radiotelevisivi dall’interminabile coda di paglia atterriti dall’idea che “Addio Lugano bella” possa offendere la vicina Repubblica elvetica. Oltretutto, questi stessi funzionari vorrebbero far mostra della loro longanimità suggerendo di “precisare” che la Svizzera di cui si parla nella canzone è quella di tanti anni fa e non quella di oggi, come si sa tanto provvida e prodiga nei confronti di migliaia di emigrati italiani.
(s.b.)

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Radiocorriere TV 12-10-1963
Canzoniere minimo
secondo: ore 22,10

L’ambiente che Gaber ci presenta oggi è una vecchia osteria: una di quelle bettole all’aperto, coi tavoli di legno grezzo, dove i fondi dei bicchieri sono incrostati da tempo immemorabile; gli avventori giocano a carte; l’oste va avanti e indietro portando bottiglie di rosso Barbera. Osterie simili in Lombardia si chiamano “Trani”. Non vi si mangiano piatti prelibati, non esiste nemmeno una lista. Ma c’è un’aria familiare, affettuosa, intima.
La rievocazione di questi simpatici localetti, che vanno giorno per giorno scomparendo, è affidata a Giorgio Gaber, il presentatore della trasmissione, che canterà in apertura di programma “Trani a gogò”.
Ispirate al medesimo ambiente campagnolo sono le canzoni che presenteranno Maria Monti e Bruno Lauzi. La Monti ci farà conoscere un delizioso motivo “Val più un bicer di dalmato”, mentre Lauzi con “Vecchio paese” evocherà immagini d’un tempo andato, di tranquille borgate, di villaggi in cui la vita scorreva patriarcale e serena: “Con un bicchier di spuma / ed un mezzo toscano / e la spugna per la lavagnetta / giocano calmi / non hanno mai fretta / ché tanto la sera ci sta la brischetta...”.
Gli autori del programma, frugando tra carte dimenticate, hanno trovato questa settimana un canto dell’Ottocento, una canzone cara agli anarchici, che si intitola “Addio Lugano bella”. È una melodia accorata e malinconica, di esuli che vanno lontano dalla patria e ripensano alla loro terra.
“Canzoniere minimo” ha lo scopo di far riscoprire al pubblico certi motivi che un tempo sono stati popolari. Motivi non scritti da cantautori, senza vittorie di festivals, non diffusi dai juke-boxes.
Tra quelli in programma questa settimana segnaliamo “Per piasè” che Gaber canterà in dialetto milanese, “Zairchen un’entra” presentata da Dino Sarti, un canto della Resistenza presentato da Carraro, “Non essere sola” interpretato dalla Margot.
(c.n.)

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l’Unità 13-10-1963
Controcanale
“Canzoniere” con precisazioni

Secondo appuntamento con “Canzoniere minimo”. La seconda puntata vista ieri della intelligente trasmissione di Giorgio Gaber e Umberto Simonetta ha confermato appieno le impressione positive suscitate la settimana scorsa. In più, il repertorio di canzoni popolari o ispirate alla realtà era stavolta più svariato e differenziato, toccando più temi con toni diversi, non esclusa la schietta allegria. Come è noto, purtroppo, la TV continua ad apportare tagli e modifiche a “Canzoniere minimo” e così anche ieri si è ridicolmente ricorso a “precisazioni” di cui gli autori non sono affatto responsabili e che sono ridicole e inutili. Quindi controproducenti, perché non facevano che mettere in evidenza ciò che gli spettatori non avrebbero dovuto pensare. Per esempio quella bellissima canzone anarchica che si intitola “Addio Lugano” è stata preceduta da questa introduzione: “La Svizzera cui la canzone si riferisce è quella di tanti anni fa”. Che diamine, oggi il Governo elvetico non sbatte mica fuori gli anarchici, si accontenta di fare il razzista con i lavoratori italiani emigrati! Il secondo “intervento” è avvenuto dopo la canzone milanese di Giorgio Strehler, mirabilmente interpretata da Tino Carraro: “Ma mi”. I quaranta giorni di botte a S. Vittore li ha presi un partigiano italiano, chissà, forse qualcuno poteva aver capito che cose del genere avvengono anche oggi, anche se, invece di partigiani si è un semplice posteggiatore d’auto!
L’unico neo della puntata di ieri ci è parso il tono un po’ troppo farsesco che Paolo Poli ha impresso a “Addio Lugano”. Per il resto la trasmissione ha dimostrato quale forza viva, quale ricchezza di materiale anche umano il video non ha mai voluto sfruttare: ricordiamo oltre a Gaber e alla Monti, la bravissima Margot, il genovese Bruno Lauzi e il bolognese Dino Sarti.

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Settimana Radio TV 16-11-1963
TV Secondo ore 22,10
Canzoniere minimo
Trasmissione musicale con Giorgio Gaber

Sono ospiti d’onore all’odierna puntata di “Canzoniere minimo” Miranda Martino e Sergio Endrigo, due cantanti idolatrati dal pubblico.
La Marino canterà la popolare canzone “Lariulà” mentre Endrigo è costretto a ripiegare su “Vecchia balera”. Questo popolarissimo cantautore infatti aveva approntato una bella canzone con il testo di Pier Paolo Pasolini. La censura ha calato così pesantemente la mano che Endrigo vi ha rinunciato.
Gaber e Donaggio canteranno insieme un frenetico rock. Maria Monti, la fanciulla dagli occhi tristi, si esibirà in “Si dice”.
“Il valzer della credulità” sarà invece il cavallo di battaglia della Margot, la rivelazione di Canzoniere. Margot è simpatica, graziosa, desta tanta tenerezza e pare non si trovi molto a suo agio nella brumosa Milano. Di diverso parere è il trio Poli-Laurens-Negri che si ‘esalta’ con “La mia nebbia”.
“Sei bella negli occhi” replica Giorgio Gaber, pensando non alla nebbia ma a una dolce e romantica donna che corrisponde al nome di...
Un altro trio, composto da Monti-Gaber-Zoboli, canterà “Angiolina”.
Si chiude con la consueta danza: è di turno la tarantella.
Il programma del Canzoniere di questa sera è assai nutrito e di buona qualità. Dovrebbe quindi soddisfare in pieno le esigenze dei telespettatori.
(fi.ri.)

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l’Unità 19-10-1963
Controcanale
Stasera

“Canzoniere minimo” (sul Secondo canale, ore 22,10) ha confermato ormai di essere una delle trasmissioni più interessanti dell’anno. Ed è per questo che i dirigenti della TV lo hanno confinato sul secondo canale (abbiamo sentito un dirigente affermare: “Hanno voluto far di più di quanto avessimo chiesto. Li abbiamo ridimensionati”.)
Proibito, dunque, far meglio, alla TV italiana. Il programma di stasera comprende “Ditemi voi”, “I litigi”, cantati da Margot (pseudonimo di Margherita Galante Garrone, moglie del musicista Liberovici); “La donna lombarda”, una vecchia canzone popolare cantata da Paolo Poli; la canzone partigiana “Bella ciao” e “La fidanzata del bersagliere”, nella versione di Ornella Vanoni tornata per una volta al suo vecchio repertorio popolare.

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Radiocorriere TV 19-10-1963
La terza puntata di “Canzoniere minimo”
In musica la vita d’ogni giorno
secondo: ore 22,10

Terza puntata del “Canzoniere minimo”. L’ambiente è un vecchio cortile di casa popolare, uno di quei cortili anonimi, come ce ne sono tanti in ogni città d’Italia, con i vasi di fiori, qualche aiuola, le motociclette e gli scooter poggiati ai muri, i bambini che giocano a palla, la portinaia che spettegola con qualche inquilina. Cortili umili, che racchiudono però un mondo colorito, fatto di spontaneità e di buonumore. Cortile nei quali non ci si vergogna di chiamarsi dalle finestre e, soprattutto, di cantare a voce spiegata.
Le canzoni che il programma presenta quest’oggi sono nate da temi popolari, da episodi della vita di ogni giorno, da sentimenti patriottici; sono motivi nuovi o quasi dimenticati che ricordano in musica fatti realmente accaduti.
Ecco infatti questo motivo ispirato alla lotta partigiana che ha per titolo “Bella ciao”. Il protagonista si sveglia una mattina e trova che il suo paese è stato invaso. Allora spera che i partigiani lo vengano a salvare e lo portino con loro. Ma potrebbe anche morire: “E se io muoio da partigiano, o bella ciao, o bella ciao, tu mi devi seppellir”.
Paolo Poli presenterà un vecchio motivo anonimo fiorentino “La donna lombarda” che descrive come una moglie abbia avvelenato suo marito. È un divertente motivetto nel quale Poli imiterà le voci dei personaggi.
Altre composizioni sono “Ditemi voi” cantata dalla Margot, “La Balilla” dalla Monti, “Porta Romana” da Gaber, e “I litigi”, di cui è ancora interprete la Margot. La trasmissione comprende anche un monologo comico interpretato da Carla Macelloni.
Pezzo forte del programma: “La fidanzata del bersagliere” interpretato da Ornella Vanoni; un canto malinconico e accorato: “Quando c’eri spesso eri lontano - quando c’eri spesso ero sola - ma adesso che non sei più qui - io ti sento dentro di me”.
(c.n.)

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l’Unità 20-10-1963
Controcanale
Canzoniere a gonfie vele

Ogni sabato sera “Canzoniere minimo” torna a conquistare solidamente il suo posto. L’ambientazione della puntata di ieri sera, un vecchio cortile popolare, ci è apparsa assai congeniale alla trasmissione anche se al posto del cortile diligentemente ricostruito in studio, ne avremmo preferito uno vero. Ma cose di questo genere, che dovrebbero essere considerate naturali per il mezzo televisivo, per la nostra TV non godono di eccessiva popolarità, lo sappiamo. Comunque, anche in un cortile ricostruito, quelli di “Canzoniere minimo” hanno saputo evocare una atmosfera, non solo cantando, ma anche recitando i loro personaggi con disinvoltura e intelligente umorismo (una certa affettazione abbiamo notata, a momenti, soltanto in Margot).
Particolarmente efficace ci è sembrata la interpretazione di Maria Monti e Gaber della canzone dedicata alla “Balilla” e assai spiritosa la versione di “Donna lombarda” fornitaci da Paolo Poli. Il chiaro spirito antimilitarista che contraddistingue il Canzoniere è stato confermato dal motivo trentino “Era nato poveretto”, e l’impegno civile di “Bella ciao”, la canzone partigiana che probabilmente, senza la trasmissione di Gaber e Simonetta, non avremmo mai udito uscire dagli altoparlanti di un televisore. Anche su questa canzone deve esserci stato un intervento censorio: nella versione che abbiamo ascoltato ieri sera, infatti, mancava l’ultima strofa che dice: “questo è il fiore di un partigiano - morto per la libertà”. Un taglio che lascia veramente di stucco.
Tra le canzoni popolari di antica tradizione si è inserita perfettamente “Porta Romana” di Gaber che si adattava assai all’ambiente del cortile (ed è stata, questa, una conferma della genuinità dell’inspirazione dell’intelligente cantautore). Anche gli ospiti d’onore, la Vanoni e Giacomo Rondinella, hanno cantato le loro canzoni, senza distaccarsi dall’atmosfera: bellissima la “Guapparia”, più banale “La fidanzata del bersagliere” di Edoardo Anton. Anche il monologo, infine, affidato a Carlo Macelloni, ci è sembrato questa volta più in carattere: merito, probabilmente, della fusione raggiunta di tutta la puntata, che il regista Romolo Siena ha guidato in porto con la sua consueta sobrietà.
(g.c.)

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l’Unità 22-10-1963
Controcanale
Stasera

Un “Canzoniere minimo” tutto da vedere, quello di stasera, alle 22 e 10 sul Secondo canale. Non tanto per la presenza gradita di Giulietta Simionato, quanto per alcune canzoni in programma, decisamente notevoli.
Una canzone partigiana di Calvino (interprete Margot), che dice: “Avevamo vent’anni / e oltre il ponte / oltre il ponte che è in mano nemica / vedevam l’altra riva, la vita”; una canzone di Tenco, sull’aria del “Capriccio italiano” di Ciaikovski: “... dove la gente / lavora i campi / senza problemi per il vestire / e con la barba sempre da fare” (si intitola “La mia valle”: ascoltatelo, Tenco, perché è una delle voci migliori della nuova canzone italiana).
Ma, naturalmente, oltre a queste, ci sono altre belle canzoni che Gaber e i suoi simpatici amici interpretano nella consueta cornice di schiettezza e semplicità.

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Radiocorriere TV 26-10-1963
Due ninne-nanne di Gaber a “Canzoniere minimo”
secondo: ore 22,10

Nessun particolare ambiente caratterizza questa quarta puntata di “Canzoniere minimo”: niente osterie all’aperto, gli avventori in maniche di camicia; niente cortili di case popolari. Ma un unico tema: la notte. La notte delle grandi città, quando il lavoro nelle fabbriche e negli uffici è già terminato e la gente ha fatto ritorno a casa. La notte dei viveurs per i quali ora comincia la vita: escono per andare nei nights, dove berranno raffinati cocktails, gin e whisky in abbondanza; la notte delle ricche signore ingioiellate che splendono nei foyers dei teatri; la notte, anche, dei ladri che, adesso, si dedicano al lavoro, preparano i grimaldelli, le chiavi false, mettono tutto nella borsa, e via!, protetti dall’oscurità. Ma la notte non riguarda solo i grandi. Anche i bambini hanno quella loro: sonni che tardano a venire, mamme e papà che non rincasano, cantilene per conciliare il riposo.
La trasmissione si apre con due ninne-nanne di Gaber, dal titolo: “Ninna-nanna al figlio del ladro” e “Ninna-nanna al figlio del viveur”. Due stravaganti canzoni che si prestano bene al tono di “Canzoniere minimo” il quale ha per scopo di presentare composizioni o vecchie e dimenticate, o nuove e originali per contenuto. Sentite una strofa: “Chiudi gli occhietti, sul materasso - mentre il tuo babbo fa il furto con scasso - un suo collega gli fa da palo - se il colpo riesce ti porta un regalo”. O la ninna-nanna del viveur: “Dormi, piccino, fai la nannina - mentre il tuo babbo trascura mammina - e se la spassa con tutta allegria - con una dolce fatal compagnia”.
Maria Monti presenterà “Scugnizzo del marciapiede”, una delicata canzone della quale è protagonista un umile ragazzo che incontra belle ed eleganti donne che non gli badano; infine trova compagnia in una bambola che gli sorride da una vetrina.
Margot interpreterà “Cantata della donna nubile” e “La pigra”, mentre Luciano Rondinella ci farà ascoltare un vecchio ma famosissimo motivo: “‘A vucchella”, composto nel 1892 da Gabriele D’Annunzio e musicato dal Tosti.
Otello Profazio canterà una filastrocca “O ciuccio”, accompagnato da Lauzi e da Giorgio Gaber. Quest’ultimo sarà anche l’interprete di “Strada di notte” mentre Lina Volonghi, ospite della trasmissione, presenterà “Povero caro”.
Concluderà il programma un veloce motivo “Noi siamo i quattro ladroni”. Esecutori: Lauzi, Gaber, Costello e Maria Monti.
(c.n.)

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Radiocorriere TV 16-11-1963
“Canzoniere minimo”
I motivi di questa sera
secondo: ore 22,10

È di scena una vecchia balera. Forse, ne avrete vista qualcuna, forse vi ci sarete recati anche voi. L’ambiente è il più semplice che si possa immaginare: una grande sala, spesso senza alcuna decorazione, oppure con qualche mobile fatto in campagna, da abili falegnami. Le pareti sono nude, ma potete anche trovarvi appesi alcuni manifesti che annunciano per le prossime domeniche dei balli che, pomposamente, vengono chiamati “tè danzanti”. Al buffet, il whisky non scorre a fiotti, anzi, spesso, non scorre affatto; ci si accontenta di vermut senza marca o di qualche brandy che brucia la gola. La domenica, una balera è zeppa di gente; non c’è un angolo libero. Le motociclette, a decine, attendono fuori la porta, mentre i padroni si abbandonano a sfrenati twist o a pazzeschi rock’n roll.
Oggi, la troupe di “Canzoniere minimo” fedele al suo compito di presentare una rassegna di motivi popolari, ha voluto sostare in uno di questi localetti. Apre, infatti, il programma, con “Vecchia balera”, Sergio Endrigo, il cantante che, forse, conosce meglio di ogni altro queste campagnole e periferiche sale da ballo per aver trascorso un’adolescenza misera, e una giovinezza alle prese coi più umili mestieri.
Poi toccherà a Giorgio Gaber. Egli presenterà “Bep bop a luna” assieme a Donaggio. Quindi, accompagnato dal duetto Monti-Lauzi, “Angiolina, bella Angiolina”, un motivo che tutti gli spettatori riascolteranno volentieri.
Maria Monti sarà, invece, l’interprete di “Si dice”, una canzone triste ma non lacrimosa, che racconta l’amore sfortunato di una donna alla quale i carabinieri hanno portato in prigione l’innamorato. Lei è rimasta sola; nelle strade del suo quartiere “di dice” che non dovrebbe andare a testa alta, perché è la fidanzata di un carcerato: “Adesso è in prigione – dicono alcuni versi della nuova canzone – ma rimane il mio amore / anche se / si dice / quando passo, che non dovrei avere / il coraggio d’andar per la strada / perché, si dice, sono la tua amica...”.
Ed ecco le altre canzoni: “Era su, su la montagna”, cantata da Gian Costello, “Lariulà”, interpretata da Miranda Martino, e “La mia nebbia”, cantata da Paolo Poli, che rievoca un amore fiorito in una città diversa da tutte le altre, un amore che non può nemmeno nutrirsi di sole come farebbe se fosse nato nel Meridione; invece è nato a Milano, tra la nebbia, ed essa ha lo strano potere di far dimenticare tutto, di avvolgere tutto nel suo grigiore, perfino l’amore.
Infine un poetico motivo che ha per titolo: “Valzer della credulità”: “Tu credi che sia facile – dicono i primi versi – volersi del bene / unire le pene / quel poco d’amore”. Canterà la Margot: e, come al solito, saprà dare alle parole le risonanze più profonde.
(c.n.)

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(segue)


Raccolta di articoli/recensione per uno studio su CANZONIERE MINIMO - SECONDO CANALE (RAI) ott/dic 1963 (articoli-recensioni dalle testate: l’Unità, Radiocorriere TV e Settimana Radio TV in ordine cronologico -------------- Un ringraziamento a Mauro De Mario per averci inviato il materiale riportato in questa pagina


 


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