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Dettaglio articolo/intervista

Categoria: Interviste '90



Corriere della Sera - - 12/01/1992


Il Signor G. torna a mordere

di Gloria Pozzi

Gaber "Niente nostalgia, le mie canzoni provocano anche oggi" - Vent’anni di musica e di monologhi, con un addio al comunismo
 

Conversazione con l'autore-attore, da dopodomani al Carcano di Milano col nuovo spettacolo

MILANO — Giorgio Gaber, ripercorre in teatro sua storia artistica dal 1970 ad oggi "È una retrospettiva di monologhi e canzoni, ma non c’è spazio peri toni consolatori dell’autocelebrazione e per quelli nostalgici per il passato. Il suo scopo? Verificare la validità del loro linguaggio e scoprire se si può parlare di oggi con le parole di ieri. E l’esito positivo, in fondo, era prevedibile: non è cambiato nulla".
Da dopodomani sino al 9 febbraio "Il teatro canzone di Giorgio Gaber" terrà la scena del Carcano di Milano. "Resto sempre più attore che cantante, ma in quest’occasione sono tornato a fare li musicista. Per tanto tempo ho curato più la recitazione che la musica; ora sento di dover fare il contrario. Sullo sfondo di una scenografia scarna, con luci essenziale e una "band" di cinque elementi impegnata a creare il tappeto sonoro, il cantautore cinquantaduenne che mai ha rinunciato alla denuncia si rivisita per due ore: parte da "Bambini G." (tratto dal "Signor G." del '70) per approdare a "Far finta di essere sani", "L’elastico" e "La nave" ('73), all’"Odore" (da "Anche per oggi non si vola", '74), alle "Elezioni" (da "Libertà obbligatoria", ‘76), alla "Paura" e "Il suicidio" (da "Polli d'alleva-mento", '78), a "I soli" (da "Parlami d’amore Mariù", '86) all’"Illogica allegria" (da "Anni affollati", '81)...
Anche se i suoi brani recitati e cantati non mostrano d’essere invecchiati, ma sono attuali e continuano ad affascinare e scuotere il pubblico, Gaber li ha ricalibrati tutti: "Ci sono canzoni che dieci, vent’anni fa avevano un valore d’intervento che mi induceva a presentarle con la forza dell’urgenza. Oggi, slegate da quel contesto storico e sociale, dimostrano d’essere ancora provocatorie e chiedono un'attenzione maggiore per la parte musicale".
Gaber definisce il suo spettacolo, con cui ha già affrontato una cinquantina di serate, un lavoro in continua evoluzione, e non esita a confessare di ritenere fondamentale il monologo a ridosso del finale, scritto durante la scorsa estate, "Qualcuno era comunista": "...Per moda, per principio, per vocazione... Perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come poesia, il comunismo come il paradiso terrestre... E ora?...". Commenta Gaber: "Un monologo più emotivo che politico sulla fine della rivoluzione più importante degli ultimi cent’anni".
Ma come gli è venuta l’idea di questa Gaber-story: "Andando a fare conferenze nelle università. Ho incontrato i ragazzi, mi sono reso conto che non conoscevano i miei brani vecchi, ma quando li ascoltavano, li accettavano come fossero scritti oggi. Comprendendone al volo il significato".
Alla vigilia del lancio sul mercato di quattro videocassette sul suo "Teatro canzone" (le cui immagini saranno presto proposte in esclusiva da Tele + 1), determinato a realizzare dello spettacolo pure un disco dal vivo, Giorgio Gaber, dopo Milano, affronterà la scena anche a Udine, a Verona e a Roma al Teatro Eliseo, dal 17 marzo al 16 aprile.
Tutti qui gli impegni del Signor G.? Tutt’altro. Nonostante le fatiche della tournée, il vulcanico Gaber — da tre anni direttore artistico del Teatro Toniolo di Mestre e del Goldoni di Venezia — trova il tempo di correggere il copione della commedia scritta a quattro mani con il fidato Sandro Luporini "il Dio Bambino": "È una commedia sull’umanità infantile, un’umanità di uomini che non vogliono crescere".



 


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