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Dettaglio articolo/intervista

Categoria: Articoli 2000



La Repubblica - - 04/05/2001


Il Signor G incanta il bocconiano

di Antonio Dipollina

Giorgio Gaber in via Sarfatti: ironia, canzoni e ricordi con un pizzico di pessimismo
 

Siccome è l’aula Magna della Bocconi ci sono centinaia di bocconiani ventenni. il fatto è che stavolta c’è anche Giorgio Gaber che parla e canta. Il Gaber tornato a valanga sulla scena, un nuovo disco che vende parecchio e la decisione di curarlo e diffonderlo, questo nuovo lavoro: andando da Celentano, per esempio, oppure producendosi in un’anomala tournée. Nelle università, per esempio, andando a parlare e cantare. Gaber, racconta, aveva anche iniziato, ai tempi, a seguire qualche lezione alla Bocconi. Poi è successo che da un lato ci capiva pochissimo, dall’altro le canzoni iniziavano a funzionare. E smise con le lezioni e proseguì con le canzoni.
Siccome è facile immaginare che stavolta la lezione l’abbia fatta lui, è meglio precisare che l’atteggiamento di Gaber sul palco era diverso. Tranquillo, dimesso e disincantato. Divertente. Si parla della generazione che "ha perso" — come da titolo del disco — e lui spiega: in testa alla classifica di vendita ci sono Vasco Rossi (50 anni), Battiato (56), lui (62) e Mina (più o meno). Dice: "La mia generazione ha perso, ma vende i dischi".
Parla di politica, di canzoni, di Celentano e di trapianti. Difende il collega delle caz...te, dice che la questione trapianti è delicatissima, difficilissima, racconta di aver ascoltato un medico che di fronte a un moribondo di 60 anni disse: "Sbrighiamoci, qui c’è un sacco di roba buona". Canta, ritirando fuori dall’archivio la celebre "Le elezioni" ("Ogni tanto torna di moda"). Per i ventenni, per quello che gli passa il convento musicale oggi, è un capolavoro d’ironia. Ne sbuca uno che diventa la star della manifestazione, cita a Gaber testi di canzoni che non ricorda nemmeno lo stesso autore, stabilisce collegamenti tra oggi e ieri e alla fine Gaber lo applaude.

Passano, cantando, "Destra Sinistra" (chiosa Gaber: "Mi dicono qualunquista da quando ero piccolo. Io non ce la faccio, fisicamente non ce la faccio a essere di destra. Ma non sapete quanto mi fanno incazzare quelli di sinistra"), "Una razza in estinzione", "Si può" e perfino "Al bar Casablanca".
Ai giornalisti racconta che non andrà a votare, si prenderà "questo godimento" dopo esserci tornato occasionalmente per votare la moglie Ombretta Colli (rivolto alla platea: "Lo sapete, è di Forza Italia, mi fanno tutti un culo così...").
E racconta una visione del mondo che ai ventenni bocconiani lascerà pure parecchio amaro in bocca: "Alla politica manca del tutto una visione incentrata sull’individuo, il mercato si è mangiato tutto quanto, c’è il progresso dappertutto e non c’è lo sviluppo, da nessuna parte".
Torna la spiegazione e la discussione, anche accanita, sulla sua generazione che "ha perso". Gaber lo rispiega: "La generazione che mi ha preceduto — racconta - usciva dalla guerra, a noi ha lasciato un mondo in cui ci si poteva dar da fare. Ma oggi noi, ai nostri figli, che cosa lasciamo? Che cosa raccontiamo? Che cosa sappiamo spiegargli davvero dell’uranio impoverito, sappiamo spiegargli Novi Ligure? Io non so che dire su queste cose, non si capisce nulla, la confusione è totale".
E la situazione non è per nulla eccellente. La chiusura è per il tratto intimista del nuovo disco, ma anche qui a livelli pressoché cosmici, "Quando sarò capace di amare", una dichiarazione d’intenti che sigilla a fuoco l’impossibilità di farlo davvero. Aveva creduto in un po’ di solidarietà, Gaber, e non ci crede più: "C’è il buonismo che sembra trionfare dappertutto e la gente non è mai stata così carogna". Gli chiedono: non si è pentito di essere sparito per ventanni dalle grandi platee?
E lui: "Un po’ sì, l’avevo fatto per essere più libero dal mercato. Forse un po’ ho sbagliato, ma giuro che non lo farò più". E i ventenni ridono e applaudono. La speranza è che la ferocia dell’ironia non venga percepita fino in fondo.

Antorno Dipollina

04/05/01



 


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