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Dettaglio articolo/intervista

Categoria: Interviste '90



Corriere della Sera - Spettacoli p.26 - 25/01/1999


Gaber ha 60 anni

di Mario Luzzatto Fegiz

Prima pagina — "Oggi il nemico è la stupidità" - Giorgio Gaber compie 60 anni (40 di palcoscenico): "Oggi il nemico è la stupidità dilagante"
 

DEBUTTO
Gaber nella copertina del suo primo disco "Ciao, ti dirò". Era il marzo del 1959.
"La canzone fu composta da me con Luigi Tenco", ricorda l’artista. "Alla Ricordi discussero a lungo sul nome d'arte e alla fine scelsero Gaber (cioè il mio vero cognome privato della desinenza scik)".

L’AMICO
Con Enzo Jannacci e Liliana Zoboli nel programma televisivo "Alla ribalta: Milano cantata" (1964). Gaber e Jannacci si erano conosciuti al Santa Tecla, uno dei templi milanesi della musica

CON MINA
"Ho fatto due tournée teatrali con Mina, io il primo tempo, lei il secondo. La gente aspettava Mina e si trovava Gaber".

LA MOGLIE
Gaber e Ombretta Colli si sono sposati nel 1965. "Non condivido totalmente la sua posizione politica".

IL 2000
Gaber: "Non vedo cose positive. C’è un senso di allarme generale, una globalizzazione crescente che schiaccia l’individuo, uno scadimento della realtà e delle persone, una mancanza di pensiero critico. Mi sembra che le coscienze vengano annientate dal mercato".


Gaber ha 60 anni: lotto ancora con la stupidità

"La società è allo sbando.I cretini vanno stanati con ferocia"

"I partiti hanno totale responsabilità per come siamo ridotti"

MILANO
Avrebbe dovuto chiamarsi Johnny Nuvola oppure Rod Corda o al limite Joe Cavallo. Optarono per qualcosa di più semplice, Giorgio Gaber anziché Giorgio Gaberscik. Così rivela l’artista che oggi festeggia i 60 anni di cui oltre 40 trascorsi in palcoscenico.

NONNO G — "Per adesso sono un nonno poco nonno. E non amo i giovani. Sono conciati male, per colpa nostra. Siamo stati incerti, incapaci, senza nessuna autorevolezza. Nessuno, né la scuola né le istituzioni né la famiglia ha saputo dir loro chi sono e cosa devono fare. E così anche loro non si sono trovati un nemico vero individuabile".

FINE MILLENNIO — "Non vedo cose positive. C’è un senso di allarme generale, una globalizzazione crescente che schiaccia l’individuo, uno scadimento della realtà e delle persone, una mancanza di pensiero critico. Un annientamento delle coscienze da parte del mercato".

IL NEMICO — "Manca il nemico, o meglio c’è, ma sfuggente. Il nemico forse è la stupidità dilagante di una società allo sbando. Al di là delle ideologie i cretini vanno stanati con ferocia e chiarezza. Il problema non è solo italiano, lo dimostra il caso Clinton".

IL DEBUTTO — "Fu assolutamente casuale — ricorda Gaber — io sapevo cantare e suonare la chitarra. Così a 18 anni decisi di farlo al Santa Tecla di Milano per pagarmi gli studi alla Bocconi. Non detti nemmeno un esame, perché quasi subito un giovane discografico chiamato Mogol mi lasciò un biglietto da visita pregando di presentarmi alla casa Ricordi. Io non mi feci vivo e allora chiamarono loro. Il mio primo contratto. Discussero a lungo sul nome d’arte e alla fine scelsero Gaber (cioè il mio vero cognome privato della desinenza "scik"). La canzone che incisi, "Ciao ti dirò", fu composta da me con un giovane genovese di nome Luigi Tenco".

OMBRETTA COLLI — "Conosciuta da sempre, cresciuti insieme, sposati nel 1965. Pur avendo passato una vita fianco a fianco ciascuno ha avuto le sue idee. Non condivido totalmente la sua posizione politica, ma mi sembra una persona sensata e molto onesta. Quindi le sono vicino e faccio il tifo per lei".

DECENNI — "Per me gli anni Sessanta sono quelli della spensieratezza, delle canzoni come "Non arrossire", di cui ancora vado fiero. Un susseguirsi di successi televisivi di un artista perfettamente inserito nel sistema. Gli anni Settanta sono quelli del rifiuto, ovvero la scelta di chiudere con la televisione e le canzoni fini a se stesse e la volontà di cercare un rapporto diretto, più impegnato, col pubblico del teatro. Gli Ottanta sono quelli del piattume generale, la crescente fatica a capire il sociale che mi porta a un ripiegamento su un mondo sentimentale più intimo, del quale una tipica espressione è l’opera teatrale "Il grigio". Negli anni Novanta si riaccende il senso del sociale. La politica ritorna a dominare la scena e rinasce in me una forte tensione polemica".

TEATRO-CANZONE — "Avevo fatto tutto: l’intrattenitore televisivo, i festivaI, compresi quelli di Sanremo e di Napoli. Volevo cambiare. Avevo fatto due tournée teatrali con Mina, io il primo tempo, lei il secondo. Non facile per me. La gente aspettava Mina e si trovava Gaber che cantava per un ora e un quarto. Me la cavavo bene e fu lì che, decisi di scegliere la strada del palcoscenico con Luporini e con il Piccolo Teatro di Milano".
Gaber, sempre a copione, mai a improvvisazione. Come mai? "Perché credo alla parola scritta, pensata e meditata. L’improvvisazione ti fa scegliere sempre la soluzione più a portata di mano e non ti fa fare passi avanti".

IL SESSANTOTTO — "Il Sessantotto è stato un momento di grande interesse e non c’è dubbio che abbia influenzato la mia decisione di mollare tutto per il teatro. Gli anni di piombo furono un momento di totale smarrimento. Mi fermai per quasi tre anni perché c’era fra me e il mio amico d’infanzia e coautore Sandro Luporini una divergenza, più emotiva che razionale sulle Brigate Rosse. Forse a lui era-no un po’ più simpatiche che a me".

DESTRA E SINISTRA — "Ho sempre detto sul palcoscenico quello che pensavo senza nessuna appartenenza partitica. Già nel ‘74-75 "L’Unità" non mi risparmiava critiche assai dure. Credevo allora e credo oggi che i partiti abbiano la totale responsabilità su come siamo ridotti".

IO SE FOSSI DIO — "Questa canzone è una delle più dure scritte da me e da Luporini. Era un urlo di rabbia contro lo strapotere dei partiti che stavano invadendo a poco a poco ogni ambito della nostra vita. Diventa chiaro per me che la politica è un gioco di potere e di strategie dove la realtà c’entra poco. Non è in quell’ambito che si risolvono i problemi". E dove allora? "Nell’individuo".


GLI AUGURI
Dario Fo: un Nobel anche per te
Grillo: resta lontano da questa tv
Ecco quel che augurano a Giorgio Gaber.

OMBRETTA COLLI: "Gli auguro che anche nelle prossime vite io sia la sua sposa"

DALlA GABERSCIK (la figlia): "Sappia prendere in considerazione le proposte che gli arrivano da cinema, tv ed editoria"

BEPPE GRILLO: "Continui a brillare evitando questa tv spazzatura"

SANDRO LUPORINI: "Torni al più presto a parlare delle gastriti del mondo e non più delle nostre"

DARIO FO: "Gli auguro di vincere il Nobel per la letteratura: chissà quanti decessi provocherebbe tra gli intellettuali invidiosi"

FAUSTO BERTINOTTl: "Che resti se stesso senza ascoltare chi, come me, lo vorrebbe più militante"

MARIO CAPANNA: "Gli auguro di continuare a volare alto aiutando le persone a passare dal confine all’orizzonte"

ENZO JANNACCI: "Abbia ancora tanti anni davanti per darmi ancora del cialtrone"

CLAUDIA MORI: "Gli auguro di restare trasgressivo, fuori dal coro e imprevedibile"


IN TOUR
Gaber, nato a Milano il 25 gennaio ‘39. Mercoledì sarà a Ferrara con lo spettacolo "Un’idiozia conquistata a fatica"; poi Livorno, Cremona, Firenze, Genova e Milano



 


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