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Dettaglio articolo/intervista

Categoria: Io non mi sento italiano



Avvenire - Prima pagina - 24/01/2003


Nel silenzio, torna la voce di Gaber

di Massimo Bernardini

Venti giorni dopo... l'ultima canzone
 

Una voce che torna a scomodarci, a inquietare e provocare: "Io non mi sento italiano". È Giorgio Gaber. Se n'è andato da una ventina di giorni e la sua voce è di nuovo qui, grazie a un disco. Ora più drammatica, intensa. Rinuncia agli slanci vitali, agli scatti generosi, all'elettricità che entusiasma. Sceglie strade più ombrose, fatte di cenni, amarezze, sorrisi. Rieccheggia sui temi di sempre: la menzogna in cui siamo immersi, le doppiezze del cuore, le illusorie utopie che ci siamo inventati. Ma anche la speranza: "Se ci fosse un uomo", è l'ultima canzone.

Come si fa a sperare che l'uomo cambi, che il mondo cambi, che il nuovo giorno sia diverso dal precedente? La voce di Gaber non lo sa, ma a un certo punto rimane sola, circondata dal silenzio. Tornano alla mente i suoi silenzi in teatro, dopo i mille scatti, le canzoni trascinanti, i monologhi irresistibili, le provocazioni, i dolcissimi bis: il suo volto sudato, i capelli scomposti, la camicia zuppa. Ora c'è un silenzio pieno, qualcuno ha finito il suo lavoro e aspetta: una reazione, un applauso, un pensiero. Continua a chiederci una risposta: in cosa sperare? Come poter cambiare? Da dove ricominciare? La voce fa mille domande, vuol dire: continuiamo a cercare. Per questo non se ne è mai andata, non se ne andrà mai. Rimane compagna fedele, ci serve a capire chi siamo.



 


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