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Dettaglio articolo/intervista

Categoria: Ultima ricorrenza...



Il Manifesto - Visioni - pag. 14 - 02/01/2003


Addio a Giorgio Gaber

di Flaviano De Luca

Lo chansonnier italiano è morto nella sua villa tra le colline di Camaiore. Aveva 63 anni ed era malato da tempo. I funerali forse oggi a Milano. Artista a tutto campo, aveva portato in Italia il recital alla Jacques Brel, spettacolo tra teatro e musica.
 

ESORDI
Giorgio Gaber, vero nome Giorgio Gaberscik, nasce a Milano il 25 gennaio 1939. Comincia a suonare a 15 anni per "curarsi" da una paralisi al braccio sinistro. Si iscrive alla facoltà di Economia e Commercio pagandosi gli studi con i soldi guadagnati suonando e cantando al Santa Tecla dove alla fine degli anni '50 viene scoperto da Mogol che lo introduce in casa Ricordi. Con "Ciao ti dirò" inaugura il catalogo Ricordi di musica leggera.

SPETTACOLI
Negli anni '60 lavora in tv mentre alla fine del decennio inaugura il suo teatro-canzone con "Signor G." cui seguiranno, scritti sempre con Luporini: "Storie vecchie e nuove del Signor G. " ('71); "Dialogo tra un impegnato e un non so" ('72); "Far finta di essere sani" ('73); "Anche per oggi non si vola" ('74); "Recital di Giorgio Gaber" ('75); "Libertà obbligatoria" ('76); "Polli di allevamento" ('78); "Quasi allegramente la dolce illusione" e "Quasi fatalmente la dolce uguaglianza" ('79); "Anni affollati" ('81); "Il caso di Alessandro e Maria" ('82); "lo se fossi Gaber" ('84); "Parlami d'amore Mariù" ('86); "Il Grigio" ('88); "Aspettando Godot" ('89); "Il Teatro Canzone '91"; "Il Teatro Canzone '93"; "Il Dio Bambino"; "Il Teatro Canzone '94" ('93-'94); "E pensare che c'era il pensiero" ('94); "Gaber 96/ 97"; "Un'idiozia conquistata a fatica" ('97); ultima fatica per le scene "Gaber 1999/2000".

DISCOGRAFIA DAI '70
"Il signor G" ('70); "I borghesi" ('71); "Dialogo tra un impegnato e un non so", "Gaber al piccolo" ('72); "Far finta di essere sani" ('73); "Anche per oggi non si vola" ('74); "Libertà obbligatoria" ('76); "Polli di allevamento" ('78); "Pressione bassa", "Io se fossi Dio" ('80); "Anni affollati" ('81); "Il teatro di Gaber" ('82); "Gaber" ('84) "Io se fossi Gaber" ('85); "Piccoli spostamenti del cuore", "Parlami d'amore Mariù" ('87); "Il Grigio" ('89); "Il teatro canzone" ('92); "Ma per fortuna che c'è... " ('94); "Io come persona" ('94); "E pensare che c'era il pensiero" ('95); "Gaber 96/97"; "Un'idiozia conquistata a fatica" ('98); "Gaber 1999/2000"; "La mia generazione ha perso" ('01); il 24 gennaio uscirà "Io non mi sento italiano".

Avvio decisamente infausto di questo 2003. Il primo giorno dell’anno si è portato via Giorgio Gaber, uno dei cantautori più bravi e schivi di questo paese (non a caso la sua prima canzone, Ciao ti dirò, l’aveva scritta in coppia con Luigi Tenco). Una voce scomoda, spesso contro tutto e tutti. Un interprete-autore teatrale "fuori dal coro", acuto e attento, abilissimo nel dipingere e prendere in giro i comportamenti umani di una certa Italia, conformista e rampante. È morto ieri pomeriggio nella villa di Montemagno, sulle colline toscane, dove stava trascorrendo questi giorni di festa ma era seriamente malato da parecchio tempo. Nel suo ultimo disco, c’era anche una canzone, Il cancro, in cui diceva "È difficile vivere con gli assassini dentro. Forse è più facile vivere con gli assassini fuori, visibili, riconoscibili... Ma l’assassino dentro è come un’iniezione. Non lo puoi fermare, non risparmia nessuno".
Come raccontava in una sua recente canzone, Gaber faceva parte di una razza in estinzione, quella di coloro che pensano autonomamente con la propria testa, che non corrono dietro alle mode o ai persuasori occulti, che menano randellate alla società con estrema ironia, sfiorando l’autolesionismo, lo sguardo brutale verso se stessi e gli altri. Uno dei frutti migliori di quella stagione, creativa e scoppiettante, milanese fine anni ‘50-inizio anni ‘60, tra balera e champagne, bar del Giambellino e biliardo, primi successi del rock’n’roll e voglia di affermarsi. Insieme a Enzo Jannacci, suo amico e compagno di tutta una vita, aveva cominciato la sua attività, con il nome "I due corsari", tenendo banco al Santa Tecla, dove proponevano brani come Una fetta di limone, Tintarella di luna, Ventiquattr’ore, che negli anni Ottanta ripropose, sempre insieme a Jannacci, con lo pseudonimo dei "Ja-Ga Brothers". Acquisita subito una grande popolarità, Gaber aveva cominciato la sua carriera di cantante vero e proprio che lo ha visto partecipare ai festival di Sanremo, a Canzonissima, perfino al festival di Napoli (dove, in coppia con Aurelio Fierro, cantò ‘A pizza). In quegli anni le sue canzoni, ritratti affettuosi ma ricchi di ironie, raccontavano il piccolo universo della periferia milanese trasformata sotto i colpi del boom economico, da La ballata del Cerutti a Trani a gogò, da Non arrossire a Torpedo blu. Tra successi da classifica e frequenti apparizioni televisive, Gaber rimaneva un personaggio anomalo nel mercato della canzone italiana, nonostante esperienze felici come le due trionfali tournée insieme a Mina. Questo suo disagio lo porterà alla scelta che ne ha fatto una figura unica nella storia dello spettacolo italiano: quella di abbandonare il circuito tradizionale della musica per scegliere una dimensione teatrale, sulla falsariga dei suoi amati chansonnier francesi, da Brel ("ho imparato moltissimo da lui") a Trenet, che da tempo costruivano spettacoli impegnativi intorno alle loro canzoni. Insieme a Sandro Luporini, pittore che rimarrà il suo fedele collaboratore per tutta la vita, cominciò a scrivere degli spettacoli in cui le canzoni si mescolavano a monologhi che ancora oggi sono una fonte di ispirazione per gli artisti delle nuove generazioni, ma costituiscono soprattutto un materiale prezioso per capire l'evoluzione della società italiana. Il Signor G, del 1970, aprì questa serie fortunata di spettacoli che, nell’epoca dell’impegno, lo vedevano girare 1’Italia nei tendoni o in teatri marginali: Dialogo fra un impegnato e un non so, Far finta di essere sani sono accolti da un grande successo di pubblico che si specchiava in brani come Shampoo, Il dilemma, Io se fossi Dio.
Con Polli di allevamento, del 1978, il signor G cominciò a prendere le distanze dal cosiddetto movimento: la sua carriera teatrale assunse una dimensione meno militante, ma non per questo meno impegnata. La voglia di libertà, la ricerca di partecipazione, una certa passione per gli intellettuali dando però botte a destra e sinistra ("D’Alema e Veltroni, loro erano la Fgci ai tempi del ‘68, erano i nemici"). E poi il suo ultimo disco, La mia generazione ha perso, dell'anno scorso, un'amara riflessione di una persona che rimpiange "le strade/le piazze gremite/di gente appassionata/sicura di dare un senso alla propria vita/ma ormai son tutte cose del secolo scorso/la mia generazione ha perso". Negli ultimi tempi, anche per la salute sempre più precaria, Giorgio Gaber è stato sempre più lontano dalle scene: la sua ultima apparizione in televisione è stata accanto a Adriano Celentano (col quale aveva già lavorato ai tempi del Clan) nell'ultimo spettacolo del Molleggiato, 125 milioni di caz..., dove ha riproposto Il conformista, uno dei suoi riuscitissimi tormentoni senza tempo. Goganga, goganga, goganga ghenga...


Il manifesto 2/1/2003 - pag.14 taglio basso

PASSIONI DI UN UOMO QUALUNQUE
Alcuni stralci del Gaber-pensiero, da Mina al teatro fino alla politica, più o meno militante

Non parlava troppo se non durante i monologhi in teatro e nei testi delle sue canzoni. La tv l’aveva cancellata dal suo orizzonte (tranne la fugace apparizione nel programma dell’amico Adriano Celentano per lanciare il disco La mia generazione ha perso) e con la stampa preferiva tenere i rapporti a distanza.
Ecco qualche stralcio del "Gaber-pensiero", dai toni impegnati, qualunquisti, arrabbiati o sfiduciati.

Confessioni.
"Confesso: sono confuso. Sociologi e psicologi dicono che bisogna parlare ai giovani ma noi, quelli della mia generazione, finiamo per dire un sacco di cazzate... Confesso anche di non capire niente, il mondo ormai è troppo complesso".

Razza '68.
"Alla fine degli anni Sessanta arriva il movimento e allora basta con i giornalisti, le foto, la tv. Volevo soltanto scrivere e cantare.... La razza dei sessantottini non si è estinta, forse si è addormentata, si è presa soltanto una pausa".

Signor G.
"È l’uomo che fa fatica a vivere, quello a cui crollano uno dopo l’altro i miti della giovinezza... Il Signor G. è un punto di svolta nel mio percorso. Era il primo tentativo in Italia di portare la canzone a teatro. In Francia i recitals teatrali di canzoni erano una tradizione consolidata e resa famosa da artisti come Brel, Brassens, Montand, Greco".

Destra & sinistra.
"Io non ce la faccio fisicamente a essere di destra ma quelli di sinistra mi fanno incazzare. Se fossi fanaticamente di sinistra avrei delle difficoltà ma io ho una serie di problemi su tutto. Temo il mercato, la guerra, la Nato e dell’Europa non mi interessa granché... Mia moglie (Ombretta Colli, presidente forzista della provincia di Milano, ndr.) è convinta che Berlusconi possa risolvere certi problemi. Io no. Per il resto, andiamo d’accordissimo e la pensiamo allo stesso modo su molte cose".

Generazioni in crisi.
"È importante riconoscere i propri errori. Mi chiedo a cosa siano serviti i nostri slanci, le utopie, le nostre ribellioni. Siamo scesi in piazza per contestare anche con violenza contro le dittature del mondo ma abbiamo perso di fronte all’unica dittatura che ha realmente trionfato: quella del mercato".

Tenco.
"Luigi Tenco era un amico, l’ho conosciuto che avevo 18 anni, e non è vero che fosse sempre triste, cupo. Anzi, mia moglie diceva che la faceva ridere più di Alberto Sordi. Stimavamo tutti troppo Tenco per pensare che si sia ucciso unicamente per una canzone".

Teatro.
"Mina un giorno mi propose una tournée teatrale dove io facevo la prima parte e lei la seconda. Il sipario si apriva su di me che dovevo poi ‘tenere’ la scena per oltre un’ora. Fu una sfida difficile e stimolante e credo di averla vinta. Mi convinsi in quell’occasione che per me il teatro era la dimensione più congeniale. Fu talmente coinvolgente il mio incontro col teatro che anche l’attività discografica, fino ad allora molto intensa, si limitò ad essere pura testimonianza dei miei spettacoli riproducendone le registrazioni per intero".



 


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