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Dettaglio pubblicazione

Categoria: Volumi e testi estratti



ed. Baldini & Castoldi - (data di pubblicazione approssimativa) - 1999
http://www.delteatro.it/hdoc/dizhome.asp


Dizionario dello Spettacolo del '900

di Felice Cappa e Piero Gelli (a cura di)




Il Dizionario dello Spettacolo del '900 raccoglie un ampio repertorio di informazioni e racconti sulle "arti dal vivo", ossia Teatro, Danza, Rivista, Varietà, Musical, Cabaret, Circo, Performance e Live-show. Per ognuna di esse trovate i nomi (di autori, attori, registi, drammaturghi, danzatori, coreografi, fino ai light-designer), i luoghi (teatri, festival, locali, centri di ricerca), i temi (movimenti, generi, definizioni). Il Dizionario, curato da Felice Cappa e Piero Gelli e realizzato da un grande numero di esperti coordinati da Marco Mattarozzi, si è concentrato sullo spettacolo occidentale del ventesimo secolo con una visione naturalmente italiana.

Capitolo dedicato a Giorgio Gaber

Gaber
Gaber Giorgio (G.)

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Gaberscik; Milano 1939), cantante, autore, attore. Inizia a esercitarsi con la chitarra a quindici anni per curare il braccio sinistro colpito da una paralisi. Studia economia e commercio alla Università Bocconi, pagandosi gli studi con le esibizioni al Santa Tecla di Milano, locale in cui nascono le sue prime canzoni e dove incontra amici e complici come Jannacci. In questo locale viene notato da Mogol che gli procura un'audizione per la Ricordi, a cui farà seguito un primo disco. Nello stesso periodo (fine anni '50) intraprende la carriera nel gruppo rock'n roll dei Rocky Mountains; in seguito si esibisce in coppia con Maria Monti al Teatro Gerolamo di Milano con lo spettacolo "Il Giorgio e la Maria". Dopo queste prime esperienze, negli anni '60 si afferma con una vena più delicata e nostalgica, recuperando brani del repertorio popolare milanese. Passa poi a una dimensione decisamente più umoristica impegnandosi (dalla fine degli anni '60) in un repertorio maggiormente attento all'attualità sociale e politica del Paese (forte è l'influenza di J. Brel). Appare in tv come conduttore in Canzoniere minimo (1963), Milano cantata (1964) e Le nostre serate (1965) oltre a numerosi altri spettacoli di varietà. Nel 1965 sposa O. Colli. A Canzonissima (1969) presenta “Come è bella la città”, una tra le prime canzoni in cui traspare la sua sensibilità sociale. Nel 1970 il Piccolo Teatro di Milano gli offre la possibilità di allestire uno spettacolo: nasce così "Il Signor G." (che resterà il suo soprannome), in cui le canzoni sfumano in monologhi dal gusto amaro e ironico, che trasportano lo spettatore in un'atmosfera vagamente surreale, in cui si mescolano sociale e politica, amore e speranza. A partire dagli anni '70 l'unico riferimento artistico di G. è il teatro; egli si avvale della collaborazione di S. Luporini, pittore di Viareggio e suo grande amico, con il quale firma tutti i suoi spettacoli. G. diventa così cantante-attore-autore, o 'cantattore', con gli spettacoli "Dialogo fra un impiegato e un non so" (1972), "Far finta di essere sani" (1973), "Anche per oggi non si vola" (1974), "Libertà obbligatoria" (1976), "Polli d'allevamento" (1978), tutti prodotti con il Piccolo Teatro di Milano. Le sue storie sono quelle di un uomo qualunque, di un uomo del nostro tempo, con le speranze, le delusioni, i drammi e i problemi tipici dell'esistenza quotidiana. Tutti i suoi recital vengono ripresi in incisioni dal vivo. Nel 1980 scrive "Io se fossi Dio" , atto d'accusa ispirato ai tragici avvenimenti del rapimento Moro. L'anno seguente, sulla scorta del successo degli americani Blues Brothers, forma con E. Jannacci il duo Ja-Ga Brothers rinnovando l'antica collaborazione degli esordi. Nel 1981 ripropone in tv i suoi spettacoli teatrali più importanti nella trasmissione "Retrospettiva" ed è in teatro con lo spettacolo "Anni affollati". Negli anni '80 G. si sposta in direzione della prosa con gli spettacoli "Il caso di Alessandro e Maria" (1982) con M. Melato, sul rapporto uomo-donna, "Parlami d'amore Mariù" (1986), in cui G. descrive quella strana invenzione che è l'amore e "Il grigio" (1988), metafora di una spietata analisi introspettiva. Con gli anni '90 G. riprende la forma di teatro musicale che gli è congeniale con "Il Teatro Canzone" (1991), spettacolo retrospettivo; "Il Dio bambino" , sull'incapacità dell'uomo di uscire dall'infanzia e di evolversi; "E pensare che c'era il pensiero" (1994), sull'assenza di senso collettivo e sull'isolamento umano; "Gaber 96/97" , in cui sostanzialmente riprende il precedente spettacolo; "Un'idiozia conquistata a fatica" (1997-98), spettacolo di intervento sul contingente, legato all'isteria dei fanatismi politici e del 'mercato'.
(a.gr.)


 


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