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Dettaglio pubblicazione

Categoria: Libri-Monografie



ed. Gammalibri - 1979


Il signor Gaber

di Michele L. Staniero




Indice:
- Tematica del disimpegno
- La rivolta ipotetica
- La solitudine, la morte
- La milanesità, la pietas
- Elegia e furore
- Gaber-Fluxus
- Triangolazione
- Antologia
- Discografia

DAL CAPITOLO: GABER-FLUXUS

[…] I progressi della tecnica, come i voli spaziali, ad esempio, non mi entusiasmano molto, no: sono piuttosto conservatore, in questo senso... Un buon rivoluzionario è sempre anche un conservatore, l’ha detto anche Berlinguer. il viaggio sulla Luna non mi ha dato nessuna emozione, assolutamente. Anche per quanto riguarda il concetto di progresso, credo che mi venga in aiuto Pasolini. È bello il discorso che fa lui, che dice: non ci può essere progresso senza sviluppo, però ci può essere uno sviluppo senza progresso, il che è estremamente corretto... Cioè, lo sviluppo sì, nel momento in cui evidentemente provoca... Per esempio, astrologicamente, pare che nell’82 ci sarà una grande catastrofe mondiale, la guerra mondiale. Comunque, “astra inclinant, non necessitant”, quindi non è detto, insomma... Comunque si ha un quadrato astrale del tipo seconda guerra mondiale, quindi un po’ inquietante la cosa lo è. Allora le ipotesi, che guerra può avvenire, eccetera eccetera. Io, a questa catastrofe mondiale, ammesso che ci si pensi... Russia, Cina… però mi sembrerebbe più probabile un casino grosso tipo Icmesa! Cioè, questo fa parte viceversa di quella sfiducia nei tecnici che a questo punto è un po’ serpeggiante, cioè per un po’ di tempo giustamente abbiamo pensato che l’individuo che — cazzo! — manda appunto uno sulla Luna, se fa uno sbaglio chissà dove lo manda e invece lo manda lì eccetera, fosse uno che pensa sempre alle cose, no? Invece ci siamo resi conto che basta una stupidaggine qualsiasi, per cui questi qui sono anche molto fragili, non è che sono così, sempre... Quindi in effetti come scoppia un’Icmesa — e ce ne sono tante di Icmese — ho la sensazione che possano succedere delle catastrofi di quel tipo lì, ecco, quindi ho un po’ paura — non che mi uccidano di notte! — ma ho un po’ paura che questi tecnici in fondo facciano anche delle cazzate micidiali, insomma! Questa è una cosa curiosa che riguardava anche il Capitale. Noi per tanti anni abbiamo detto: il Capitale, cazzo!, no, non il Capitale, perché poi alla fine… i padroni, sono furbissimi! cioè pensano questo, pensano quell’altro, cioè gli abbiamo attribuito un’intelligenza... Dario, per esempio, la pensa così. Invece io avevo teorizzato a un certo punto questa cosa che è la Mano Invisibile, e che poi è una conseguenza del mercato, che diventa quasi autonoma: non è più soltanto... È una cosa alla quale si contribuisce tutti, hai capito?, in cui poi ci sono i padroni che magari sono più vicini alla luce, però in effetti non c’è questo cervello che determina… il mercato va avanti da solo, crea un sacco di cause, effetti... Per cui in effetti non esiste il Padrone, la Mente... E una specie di Lux, no?, che determina il mercato, con più responsabilità da parte di alcuni e meno di altri, questo sicuramente esiste, no?
Quindi in effetti anche nel capitalismo avviene che a un certo punto, tutti fanno delle previsioni, poi a un certo punto gli Arabi dicono: via, niente più petrolio! Cazzo, non l’avevamo previsto! Ma come, non l’avevate previsto?! Se siete quelli che prevedete tutto, voi! Non avevano previsto una cazzata che forse era la prima cosa da pensare, insomma! Per cui, come vedi, non sempre la gente che ci determina è così avveduta. E quindi, anche dal punto di vista delle centrali nucleari, ho paura che questi effettivamente possano fare una centrale nucleare e fra trent’anni non sapranno dove buttarla, e pensano di scavare delle fosse... Anche il Concorde è sicuramente un’invenzione straordinaria, ma che è estremamente consona ai ritmi di una vita che non mi piace. Io sono proprio uno cresciuto nel cemento, capisci, il mio elemento è il cemento... C’è un monologo, che è contro la Natura, dove dico appunto: Odio il sedano, diffido del cespuglio, in Far finta di essere sani, eppure anch’io addirittura avevo pensato di ritirarmi in campagna! Ma io sto a Milano perché mi interessa un certo fermento che trovo a Milano e che magari in campagna non troverei, insomma, anche se oggi come oggi sento che un isolamento, una solitudine conquistata e vissuta può essere una grossa cura ricostituente, insomma... Uno può isolarsi anche in mezzo alla folla, ma il convento aveva le sue funzioni, in quanto non era soltanto un luogo per i monaci, ma diventava un posto dove tu trovavi anche... Questa ipotesi qui del Medio Evo... Siamo già, forse, nel Medio Evo... Con le sette... Con gli andanti, no? Ci siamo già abbastanza. È un periodo un poco da Medio Evo, come… […].


(FUORI CATALOGO)

 


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