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Dettaglio pubblicazione

Categoria: Libretti degli spettacoli



- 1973


Far finta di essere sani

di Giorgio Gaber e Sandro Luporini




Stagione teatrale 1973/74 - Spettacolo presentato dal Piccolo Teatro di Milano


La presentazione di Davide Lajolo allo spettacolo:

Caro Gaber,
avrei detto di no al tuo invito se ai tuoi spettacoli non mi fosse sempre accaduto di divertirmi ed emozionarmi. Emozionato e talvolta anche spinto alla polemica perché tu sei diverso, sei un uomo e la discussione è d’obbligo.
Questa è anzi la tua cosa più pregnante: quella di aprire sempre un dialogo con le tue canzoni e di obbligare a delle risposte con i tuoi monologhi. Ma c’è di più: la tua invenzione che tutto si può difendere, la libertà, la dignità dell’uomo, l’amore, la felicità con la partecipazione.
Questa grossa scoperta che tu canti convincendo di più che attraverso tanti discorsi e prediche, è nata in te dal tuo modo di voler bene e di esprimerti. Sei rimasto l’operaio che cesella il suo capolavoro in una fabbrica che ha aperto le porte sulle piazze delle città e dei paesi e sei divertente proprio perché non cerchi l’evasione o la finale a lieto fine, ma anche quando canti l’amore di Maria e ti ostini a parlare di Maria hai tanta umanità che, chi t’ascolta, si sente preso dalla tua semplicità e anche, lasciamela dire la parola grossa, dalla tua filosofia.
Caro Gaber, lo so che a dirtelo tu abbassi il viso perché sei modesto dentro, ma tu sei un uomo di cultura anche se l’unico motivo fosse questo: che ti chiedi costantemente perché stai al mondo. Non è cosa da poco: non lo sanno in molti, soprattutto non se lo chiedono e tu lo ricordi a tutti divertendoli, con le tue canzoni.
Tu sei presente nella società in questo tempo convulso da vivere come sempre quando l’uomo è arrivato ad una grande svolta. Tu non sei profeta e non dici come avverrà, anzi sotto i colpi di avvenimenti amari ogni tanto le parole delle tue canzoni si velano di pessimismo, ma è destinata a vincere la speranza, la partecipazione, sissignore, la partecipazione di tutti che risolve.
Ti scrivo soprattutto perché sei l’amico dei giovani: tu li tratti a muso duro come piace a loro, senza paternalismi perché il dialogo con loro ti è necessario come il fiato, come vivere. Tu sei convinto che i giovani sono già oggi il mondo più umano che costruiranno domani se tutti noi sapremo accompagnarli.
In questo nuovo spettacolo del quale mi hai fatto sentire alcune canzoni, mi pare che la poesia sia sgorgata ancora più limpida. Anche la passione politica, la partecipazione agli avvenimenti quotidiani, la denuncia, il grido di ribellione, la gioia incontenibile della libertà, passano attraverso un riesame approfondito sul piano umano. "Sì, sì, Cambogia, Vietnam, ma io voglio parlare di Maria".
Cioè la realtà è scoperta alla radice e perciò è più vera, è più toccante. "Far finta di essere sani" è il titolo ma non è che l’ironia di una lucidissima follia per dire a te stesso e agli altri che decisivo è essere uomini, sempre. Decisivo è lottare ragionando, voler bene a se stessi per capire e voler bene agli altri. Solo così si abbattono gli ostacoli che si frappongono alla breve felicità di cui ognuno ha diritto.
Caro Gaber, verrò come sempre al tuo spettacolo anche per sentire ripetere dalla gente più diversa: è vero, con Gaber ognuno ha un amico in più, un amico che ci dà musica e poesia.

Davide Lajolo

L'elenco dei testi contenuti nel libretto dello spettacolo:

Due tempi di GABER-LUPORINI

Questa pubblicazione contiene la stesura originale dello spettacolo.
Potrebbe accadere che nel corso delle repliche, a seguito di verifiche attraverso il contatto diretto col pubblico, vengano apportate modifiche che qui, ovviamente, non possono apparire.

PRIMO TEMPO

Introduzione (prosa) (Cit. Merleau Ponty)
Far finta di essere sani
La natura (prosa)
Un gesto naturale
La famiglia (prosa)
La comune
Algebra (prosa)
Lo shampoo
Le palline (prosa)
Il dente della conoscenza
L'impotenza
È sabato
Il narciso (prosa-canzone)
La dentiera (prosa) (da un'idea di Céline)
Dall'altra parte del cancello

SECONDO TEMPO

La marcia dei colitici
Le caselle (prosa)
Un'emozione
Un'idea
Oh mama! (prosa)
L'elastico
Gli omini (prosa)
La presa del potere
Quello che perde i pezzi
E Giuseppe? (prosa)
Chiedo scusa se parlo di Maria
Il muro (prosa)
La libertà
La nave (da un'idea di Céline)
Finale (prosa)
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Dall'ultima pagina del libretto:

Ringrazio Sandro Luporini, che è un mio amico che fa il pittore a Viareggio e che più o meno da sempre mi dà un prezioso aiuto nella stesura dei testi. Finalmente quest'anno sono riuscito a convincerlo a firmare con me questo spettacolo.
GABER


Un caldo ringraziamento a Luciana Fastidio per averci inviato il materiale riportato in questa pagina.

 


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