Categoria: Interviste 2000



Panorama - n. 19 (pag. 201) - 09/05/2002


Quello che non sa è il Signor non so

di Giampiero Mughini

Biografie d’artista. Giorgio Gaber racconta trent’anni di passioni. Geniale, dubbioso e solitario: mentre esce un libro che ripercorre la sua parabola inquieta, il battitore libero della musica italiana traccia il bilancio della sua vita. Fra le delusioni della politica, i 35 anni di matrimonio e le domande irrisolte.
 

Quell’aria errabonda di chi non sa dove mai sostare e ripararsi, quel sorriso che da trent’anni non la smette di stuzzicare i nostri luoghi comuni, quel suo cantare dolceamaro che è sempre una maniera di dire e pronunciare, quel suo essere stato così a fondo e cosi in mezzo alle febbri del nostro tempo ma sempre come un passetto di lato: il "Signor non so" ha stravinto la battaglia, cominciata a poco più di vent’anni, contro l’acerrimo suo interlocutore, "l’impegnato". Il Signor non so, ossia il sessantatreenne Giorgio Gaber, un milanese di origini triestine che nella storia del nostro teatro e del nostro spettacolo sta nel rango dei sommi, lì dalle parti di Carmelo Bene o Dario Fo o Eduardo De Filippo. E a guardare la videocassetta che la Einaudi allega a un libro di uscita imminente, La libertà non è star sopra un albero, che fa da antologia ragionata del destino e dei successi di Gaber, è probabile che saremo in molti ad avere le lacrime agli occhi. Trent’anni che questo cantautore e poeta ci accompagna e accompagna le nostre emozioni, trent’anni che ci dice di avere solo dubbi ed esitazioni su quel che vorrebbe essere e fare, e di non sapere se questo o quello è di destra o di sinistra, e mentre erano in tanti attorno a lui a tuonare che andava fatto così o cosà. Che solo così o cosà era buono, tutto il resto schifezze. Lui, il Signor non so, non ne era così sicuro, e non sapeva come esattamente passare una domenica, perciò quel giorno decise di farsi uno shampoo. Meglio che niente, in attesa di cause migliori e più importanti. Vuol dire per questo che "una generazione ha perso" come canta l’ultimo Gaber?

PER DIRE DI DARIO FO, UNO DELLA SUA GENERAZIONE CHE FUNGE DA PERSONAGGIO SINONIMO DELL’ATTORE E AUTORE “IMPEGNATO”, QUALI ERANO I RAPPORTI FRA DI VOI?
Per molto tempo Dario mi ha fatto prediche, poi ha smesso. Voleva a tutti i costi che nelle mie canzoni e nel mio lavoro io alzassi il pugno, ma io non me la sentivo di essere così categorico; dirò di più, me ne sarei vergognato a essere così categorico nel definire che cosa era bene e che cosa era male.

E A PROPOSITO DI QUELLI CHE TENGONO IL PUGNO COSTANTEMENTE ALZATO E SANNO PERFETTAMENTE DISTINGUERE IL BENE DAL MALE, NEL SUO AMBIENTE GLIENE È VENUTO QUALCHE GUAIO DALL’IMPEGNO COSÌ DIRETTO DI SUA MOGLIE OMBRETTA COLLI NELLE FILE DI FORZA ITALIA?
Mi hanno fatto nero. Ci sono amici miei che da un giorno all’altro hanno smesso di venire in teatro a vedermi.

C’È QUESTA SUA ULTIMA CANZONE FAMOSA CHE HA PER TITOLO “LA MIA GENERAZIONE HA PERSO”, LÌ DOVE LEI DICE CHE NON SIAMO STATI MIGLIORI DEI NOSTRI PADRI, E IO NON VE-DO COME AVREMMO POTUTO ESSERE MIGLIORI DEI NOSTRI PADRI, QUELLI CHE TORNARONO DA UNA GUERRA PERDUTA E RICOSTRUIRONO L’ITALIA. LE GENERAZIONI NON PERDONO E NON VINCONO TUTTE ASSIEME. OGNUNO DI NOI SI GUARDA ALLO SPECCHIO E VALUTA QUEL CHE VEDE. NON CREDO CHE LEI SIA SPIACIUTO DI QUEI CHE VEDE ALLO SPECCHIO.
Quella mia affermazione non vuole avere nulla di scientifico. È poco più che una sensazione, che tutto s’è fatto come più cupo, che sviluppo economico e progresso hanno smesso di crescere assieme, che la conversazione tra le persone ha perduto di qualità. Io non ho nulla del “reducista” né sono particolarmente nostalgico delle grandi euforie di quando avevamo vent’anni...

FORSE È PROPRIO LÌ LA RAGIONE DI UNA BUONA PARTE DELLA CUPEZZA, NEL FATTO CHE I NOSTRI VENT’ANNI SE NE SONO ANDATI I MALEDETTI.
Sì, questo conta non poco.

NEI SUOI VENT’ANNI LEI AVEVA DEBUTTATO DA CHITARRISTA NELLA BAND DI UN CERTO ADRIANO CELENTANO.
Per essere più precisi, cominciai a cantare una volta che Adriano non era venuto e noi dovevamo provare non ricordo più quale canzone e ci provai io a cantarla. Era-no gli anni in cui a Milano stavano muovendo i primi passi Umberto Bindi, Gino Paoli, Enzo Jannacci. Quanto a tecnica canora eravamo tutti dei cani, poi ci siamo migliorati. I miei modelli a quel tempo erano Frank Sinatra, Nat King Cole, i cantanti jazz.

IL VOSTRO FORTINO IN QUEGLI ANNI È STATO UN MITICO LOCALE MILANESE, IL SANTA TECLA. CHI LO FREQUENTAVA?
Un mondo molto pittoresco, almeno per me che ero uno studente di ragioneria. Il Santa Tecla era poco più che una cantina, scendevi dei gradini e poi quello che vedevi era lo shock completo. C’erano intellettuali, puttane, puttane intellettuali. Lì ho conosciuto Umberto Simonetta, con il quale ho lavorato sino a poco prima della sua morte, quattro anni. Lì ho conosciuto Sandro Luporini, un viareggino che di mestiere faceva e fa il pittore. Né io né lui avevamo studiato musica. Ci siamo messi a lavorare assieme e da allora gran parte del mio lavoro è metà mia e metà sua. Ogni nostra canzone nasce da una parola scritta, mai da una nota musicale.

HA DETTO PRIMA DI BINDI, COME DI UNO CHE HA DEBUTTATO PIÙ O MENO NEI SUOI STESSI ANNI MILANESI. A QUEL TEMPO UNO COME BINDI POTEVA CONFESSARE AI SUOI AMICI DI ESSERE GAY O ERA UN ARGOMENTO TABÙ?
Noi sapevamo che lo era, ma non credo che ce lo abbia mai confessato. A quel tempo erano argomenti proibiti.

E TRA VOI C’ERA QUALCUN ALTRO CHE LE FACEVA PREDICHE PERCHÉ TENESSE IL PUGNO ALZATO? CHE SO, ENZO JANNACCI?
Ma no, Enzo è un pazzo naturale. Non gli verrebbe mai in mente di tenere il pugno alzato.

PER TORNARE A CELENTANO, È DURATO IL VOSTRO DUETTO NELL’ULTIMA TRASMISSIONE TELEVISIVA DI ADRIANO SONO STATI DI QUELLI CHE NON SI DIMENTICANO. VENTICINQUE MINUTI IN CUI ERA SIMBOLICAMENTE ED EMOTIVAMENTE CONCENTRATO IL DESTINO DI DUE FUORICLASSE DELLA CANZONE ITALIANA MODERNA.
Con Adriano abbiamo cominciato assieme, tutti e due veniamo dal rock and roll, ma per il resto ci siamo visti e frequentati poco. Ed è un peccato. Avessi lavorato di più con lui, credo che gli avrei dato dei buoni consigli. Sarei stato una spalla perfetta per Adriano.

LEI HA INVENTATO UN GENERE, QUELLO CHE PASSA SOTTO IL NOME DI TEATRO-CANZONE. UN GIOCO TEATRALE OTTENUTO DA UN SOLO UOMO CHE CANTA, MA CHE NON CANTA SOLTANTO: SI MUOVE E RECITA E PARLA E AMMICCA E RACCONTA QUALCOSA PERSINO CON UN MOVIMENTO DELLA SPALLA O CON UN SORRISO. DA TRENT’ANNI QUESTO SUO TEATRO GODE DI UN SUCCESSO SENZA FLESSIONI. QUAL È IL SUO PUBBLICO OGGI E RISPETTO A QUELLO DI UN TEMPO?
Un tempo era un pubblico prevalentemente di sinistra, una sinistra che aveva dubbi e si interrogava. Oggi io stesso non so bene da chi sia fatto il mio pubblico. A uno dei miei ultimi spettacoli romani, all’Olimpico, lei era lì nelle prime file e mi parve che anche lei se lo stesse chiedendo, da chi era fatto quel pubblico.

APPARTENGO ALLA GENIA DEI SIGNOR NON SO, DI QUELLI CHE HANNO SALUTATO COME UN ATTO DI LIBERTÀ MORALE QUEL MERAVIGLIOSO INCITAMENTO A FARSI UNO SHAMPOO, COME A DIRE CHE LA VITA È FATTA DI COSE PICCOLE E CONCRETE, E OGNUNO PRENDE QUELLO CHE PUÒ.
UN MIO CARISSIMO AMICO E UOMO DI ALTO VALORE, CHE PER ANNI AVEVA DEDICATO ALLA POLITICA IL MEGLIO DELLA SUA VITA, MI HA CONFESSATO UNA VOLTA DI AVERE ABBANDONATO LA POLITICA DOPO AVER SENTITO QUELLA CANZONE.
LEI E OMBRETTA SIETE SPOSATI DA 35 ANNI. COM’È UN MATRIMONIO?
Non lo so. So che io e Ombretta ce ne siamo fatte di tutti i colori. Se però tornassi indietro, a quei 22 anni che avevo quando la conobbi, penso che la risposerei.

LEI È DI QUELLI CHE ALLE DONNE DI CAZZOTTI NE HANNO PIÙ DATI O PIÙ PRESI?
Ne ho più dati, ma ne ho presi anche.

COM’È OGGI, A 63 ANNI, IL SIGNOR NON SO?
Un uomo sempre più solo, sempre meno capace di resistere alla tentazione della misantropia. Un uomo che si muove entro un mondo che capisce sempre meno e che ama sempre meno. Uno che non sa assolutamente nulla.

UN VOCIONE GROSSO COME IL SUO NASO
Cosa contengono il libro e la videocassetta che celebrano l’artista triestino

“Gaber è forte, è duro, ma non è cinico... Alla musicalità di quel suo vocione rotondo, armonioso e insieme grosso come il suo naso, non possiamo che voler bene”. La descrizione dell’autore de Lo shampoo porta la firma di Gad Lerner, autore della prefazione di “La libertà non è star sopra un albero”, il libro di Giorgio Gaber a giorni nei negozi insieme a una videocassetta.
L’Einaudi ha infatti deciso di rendere omaggio al cantautore con un cofanetto, Parole e canzoni (costo: 20 euro), che racchiude sia l’antologia ragionata (la definizione è dello stesso Gaber) con i testi delle canzoni e dei monologhi teatrali scritti dall’artista, sia una videocassetta di 70 minuti con brani scelti delle apparizioni in tv. Il vhs è curato da Vincenzo Mollica.
Il cofanetto è un’immersione nella storia personale e professionale del cantautore ma anche un viaggio nell’Italia degli anni Sessanta, con molte pagine di tv memorabili.