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Oggi - - 31/08/1961


Dischi

di g.p.


 

Ora anche Giorgio Gaberscik ha il suo monumento: di vinile e di carta patinata, ma abbastanza sontuoso per un ragazzo di poco più di vent’anni. È un album con molte fotografie, con poche parole e con dodici canzoni raccolte in un microsolco grande formato (Ricordi serie Special). Gaber canta se stesso, accompagnato dalla sua chitarra e da pochi altri strumenti. Sempre da solo: ma non si rimpiange il suo provvisorio divorzio dall’altro “corsaro”, Enzo Jannacci, se non in Una fetta di limone, nata proprio per la elettrica sovrapposizione di due voci. Da tutto il resto del disco vien fuori un Giorgio Gaber nuovo e sorprendente per chi non lo abbia seguito da vicino negli ultimi tempi: incline al recitativo paradossale e intimista, uno chansonnier in via di maturazione. Che distanza per i superficiali che lo consideravano ancora uno scatenato del ritmo! Che cosa ne è rimasto, nel disperato messaggio di Una lettera (il lamento virile di un emigrato), nella favola teneramente surrealista del “bambino un po’ strano” (Il girasole rosso), o nel poemetto in prosa della Conchiglia? Niente. Lo descrive bene la presentazione del suo album:
“Sul palco di una sala Giorgio Gaber si comporta con estrema malizia; come se avesse davanti a sé un pubblico di mamme da intenerire”. Nel disco, s’intende, c’è anche un Gaber spigliato, ironico o corsivo: quello di Buonanotte tesoro, di Geneviève, di Benzina e cerini (migliore nell’interpretazione sua che di chiunque altro), o della ormai dilagante Ballata del Cerutti. Curioso destino di questa canzone raccontata: ne parlammo quando faceva freddo, ci piaceva, ma pochi l’ascoltavano. Ora che fa caldo Il suo successo è esploso di colpo. Eppure è una canzone autunnale, da nebbione milanese.
C’è una donna nell’ombra, dietro il “nuovo Gaber”: è Maria Monti, co-autrice tra l’altro di Non arrossire, Il girasole rosso, Una lettera.
Per la propria voce, Maria Monti, che probabilmente quest’inverno riuscirà a esordire anche in teatro, sembra voglia riservare appunto le canzoni più “teatrali”, più sceneggiate. Eccone una: Nina e l’aspirapolvere, che descrive l’arrivo, in una famiglia ricca, di una cameriera troppo bella: le reazioni dei maschi di casa; il licenziamento; e infine il trionfo della macchina (in questo caso, elettrodomestica) sul fattore umano (in questo caso, femminile). La musica e di Gaber, il 45 giri della RCA.




Grazie a Mauro De Mario per l’invio dell’articolo