Categoria: Sandro Luporini



Il Venerdì - n.708 (pag.116) Supplemento de la Repubblica - 12/10/2001


Vi presento il pittore che scrive le mie canzoni

di Brunella Schisa

CULTURA - LA SCUOLA MILANESE/2 Lui, lo conosciamo tutti, è Gaber. Meno noto è l’uomo che si nasconde dietro ai testi, Sandro Luporini. Insieme, in questi giorni, hanno vinto il Premio Tenco. Ma è di un altro appuntamento che, qui, Giorgio vuole parlare.
 

Giorgio Gaber è un uomo invisibile. La scorsa primavera, per l’uscita del disco La mia generazione ha perso, ha fatto un’apparizione in tv dall’amico Celentano e poi è risparito. Da allora non accetta interviste e non si fa trovare, neanche dalle persone che lavorano per lui. Se ha accettato di fare un’eccezione questa volta è per pura amicizia, per rendere omaggio all’amico Sandro Luporini coautore da oltre trent’anni dei testi di tutte le sue canzoni e degli spettacoli teatrali. E, con lui, premiato adesso con il riconoscimento più prestigioso della canzone italiana d’autore, il Tenco (la rassegna si svolgerà a Sanremo dal 25 al 27 ottobre) per La razza in estinzione. Eppure Luporini non è un paroliere, ma un valente pittore a cui Lucca dedica proprio in questi giorni una mostra antologica. Durante l’inverno, mentre Gaber calca i palcoscenici dei nostri teatri, lui dipinge:periferie milanesi, marine versiliane, la luce e il buio dell’esistenza. D’estate si danno appuntamento tra Lucca e Camaiore, dove hanno casa, e si mettono a parlare e a scrivere. Così fanno da decenni.

GABER, 30 ANNI SONO PIÙ DI UN SODALIZIO, SONO UN ERGASTOLO, UN MATRIMONIO: COME AVETE FATTO A SOPPORTARVI?
Tanto per saldare ancora di più il binomio Gaber(scik)-Luporini mia figlia Dalia ha sposato un nipote di Sandro... Credo che ci siamo sopportati perché tra noi c’è sempre stata sintonia, oltre il lavoro dello scrivere insieme. Quando ci incontriamo d’estate parliamo del mondo, discutiamo delle cose che ci sembrano urgenti e decisive, di quello che ci indigna e di ciò che ci piace. C’è una corrispondenza di dialogo. Cosa abbastanza rara. Generalmente le persone tendono a prevaricarsi a vicenda. Noi siamo sintonici, quando lui dice qualcosa di particolarmente intelligente io sono contento, non dico: maledizione, perché non l’ho pensato io.

MA COM’È NATA LA VOSTRA AMICIZIA?
Eravamo ragazzi, vicini di casa a Milano. Io frequentavo un gruppo di pittori e ci incontravamo per scambiarci idee. Nel gruppo c’era Sandro, più grande di me di sette, otto anni. Abbiamo cominciato a scrivere per gioco, io facevo il cantante televisivo e le canzoni che scrivevamo non erano adatte, ma al primo spettacolo teatrale lui già c’era.

DAL SIGNOR G NEL 1970?
Sì, anche se allora non firmava, perché non era iscritto alla Siae. Per la verità qualche canzone a quattro mani l’avevamo già scritta. Per esempio Barbera e champagne. Ma era ancora una collaborazione sporadica.

LUPORINI NON HA MAI SOFFERTO DI GELOSIA PER QUEL RUOLO, SEMPRE UN PASSO INDIETRO RISPETTO A LEI?
Francamente non credo. Abbiamo attività troppo diverse: lui è un pittore e la sua professionalità la esprime altrove, io sono un saltimbanco, un uomo di palcoscenico. Una volta solamente gli hanno chiesto se anche lui cantava e ha risposto: no, altrimenti avrei cantato io, non Gaber.

INSOMMA VI SIETE DIVISI I RUOLI?
Sì, lui dà l’apporto letterario, io quello teatrale e musicale. Ma c’è una condivisione totale, io non andrei mai sul palcoscenico a cantare qualcosa che non condivido, né Sandro firmerebbe un testo che sente estraneo.

MA QUALCHE SCONTRO LO AVRETE PUR AVUTO. NON PUÒ ESSERE STATO UN IDILLIO.
Poche volte, davvero, due o tre.

NE RACCONTI ALMENO UNO.
Per esempio durante gli anni di piombo, avevamo dei punti di vista differenti sulle Br e così smettemmo di scrivere per un paio d’anni.

DIFFERENZA IN CHE SENSO?
Non nel giudizio, ma nella partecipazione emotiva: si trattava di una minima diversità, ma siccome la nostra sintonia non si limita soltanto ai contenuti e coinvolge anche la forma, non ce la sentimmo di scrivere insieme e stemmo fermi due anni.

E POI COME VI RITROVASTE?
Scrivendo Io se fossi Dio.

MA CHI È IL PIÙ PESSIMISTA?
Direi nessuno. Il pessimismo non è una parola che condividiamo, anche se ricorre spesso quando si parla di noi. Per me l’ambiguità è il male maggiore, il voler ignorare il dolore. Scoprire uno stato d’animo doloroso non lo considero pessimismo, ma una richiesta di aiuto per trovare una strada. Diciamo che sia Sandro che io siamo portati a individuare i difetti della società in cui viviamo. Non è pessimismo, ma un tentativo di scoprire come è fatto il nostro mondo.

VA BENE, ALLORA CAMBIANDO LA DOMANDA: CHI È IL GRILLO PARLANTE TRA VOI?
Non saprei. Io sono il più energetico, quello che tira il gruppo, ma sono io che vado sul palco. Anche se a tenacia Sandro non scherza. Riusciamo a impigliarci ore e ore su due parole. Sandro è più ascetico. Io vado più in giro per il mondo. Lui, per esempio, non viene mai agli spettacoli. Ogni volta in teatro lo presento, e lo cerco tra il pubblico: dov’è Luporini? Non c’è. È schivo, fa fatica a entrare nelle cose. Ha mezzi straordinari, ma non li usa tutti. Forse, se devo fargli una critica, visto i talenti che ha, avrebbe potuto sprecarsi un po’ di più.

SANDRO LUPORINI, 71 ANNI, INGEGNERE MANCATO E PITTORE, POETA E SCRITTORE RIUSCITO.
LA SUA PRIMA PERSONALE È STATA NEL 1958. L’ANNO DOPO HA CONOSCIUTO GIORGIO GABER.

L’ESPOSIZIONE A LUCCA
L’ispirazione?
Al mare, d’inverno
IL MARE d’inverno, simbolo della nostalgia della vita. Il mare di Viareggio, la sua città. È questo il soggetto quasi unico delle opere di Sandro Luporini dagli anni Ottanta in poi. Più indietro nel tempo ecco invece le periferie milanesi, i disadattati osservati con impegnato distacco, degli anni Sessanta e Settanta, quelli in cui lo scrittore, pittore e poeta apparteneva al gruppo del Realismo esistenziale. A Luporini il Palazzo Ducale di Lucca dedica una mostra che raccoglie 90 oli dipinti dal 1955 a oggi e che sarà aperta da domani (inaugurazione alle 17.30) all’11 novembre. E per non dimenticare la doppia vita dell’autore, ci sarà anche una sala per la lettura e l’ascolto di tutti i testi teatrali firmati con Gaber. Orario: da martedì a domenica 10-12.30 e 15.30-19.30, chiuso il lunedì. Ingresso libero.