Categoria: Interviste 2000



Tuttosport - pag. 14 - 27/04/2001


La rivincita del sig. Gaber

di Andrea Rui Scanzi

La mia generazione ha perso è ai vertici delle classifiche di vendita. “Non è un disco ottimista, ma riconoscere gli errori favorisce il cambiamento”
 

Volevamo cambiare il mondo, essere migliori dei nostri padri, ma non siamo stati un esempio per i nostri figli. Mi sorprende davvero il successo di questo disco, non c’entro nulla con le classifiche. La tv? No, sono andato solo da Celentano: non potevo più rifiutare”.

Tutto avrebbe pensato, Giorgio Gaber, tranne che trovarsi a 62 anni in testa alle classifiche di vendita. Eppure, il cantautore che, all’apice della fama, abbandonò nel ‘70 tv e media per esprimere il proprio genio a teatro, è balzato in cima alle hit parade con lo splendido La mia generazione ha perso, che segna il suo ritorno nella scena discografica ufficiale dopo 30 anni di spettacoli teatrali.

TI ASPETTAVI QUESTO SUCCESSO?
No. È incredibile, cosa c’entro io con le classifiche? Sono lusingato. E stupito. Mi sorprende che il mercato discografico sia interessato a un prodotto per nulla commerciale come il mio.

SEI IN CIMA ALLE CLASSIFICHE CON VASCO, BATTIATO E CELENTANO. LA VECCHIA GUARDIA AL POTERE.
Guarda Henri Salvador: è tornato in classifica a 83 anni! È un esempio di buon auspicio, significa che ho ancora un futuro davanti. Mi sento come un maratoneta che arriva sul podio dei 100 metri accanto a due sprinter di razza come Vasco e Battiato.

UN DISCO IN STUDIO DOPO 20 ANNI, IL RITORNO IN TELEVISIONE DOPO 30. CHE È SUCCESSO?
Mi sono fatto convincere da amici e produttori a fare questo disco perché sostenevano che la dimensione teatrale, pur eccellente, e a me più congeniale, fosse limitativa rispetto alle potenzialità di diffusione dei miei lavori. Dopo tanti spettacoli in teatro non riesco più ad ascoltarmi, a volte detesto la mia voce. La mia generazione ha perso è il mio primo disco in studio dopo 20 anni. L’ho scritto come sempre con Sandro Luporini e registrato con i miei musicisti attuali. In più c’è Beppe Quirici, il produttore di Fossati. Il risultato è che, per una volta, ogni tanto, mi piace riascoltarmi. Forse, in passato ho sottovalutato l’aspetto più musicale del mio lavoro. Non sono tornato in televisione. Sono andato da Celentano, che è diverso. Lui è un vecchio amico. Dovevo andarci anche l’anno scorso, poi cambiai idea. Lui, nonostante il rifiuto, fu molto gentile. Non potevo dirgli ancora di no.

FIN DAL TITOLO, È UN DISCO DOLENTE, QUASI APOCALITTICO. DAVVERO L’UMANITÀ HA TOCCATO “IL LIVELLO MINIMO DI COSCIENZA”?
Credo di sì: la mia generazione ha perso. È un fallimento politico, ma anche un mutamento antropologico. Volevamo cambiare il mondo, essere migliori dei nostri padri, ma non siamo stati un esempio per i nostri figli. Certo, il mio non è un disco ottimistico e consolatorio, ma credo che soltanto la lucidità nel riconoscere i propri errori e il coraggio di affrontarli possa aiutarci a trovare la forza per un reale cambiamento. L’ammissione di una sconfitta e la sua analisi disincantata sono, per me, l’unica speranza.

COME PASOLINI, PARLI DI “DITTATURA DEL MERCATO”.
Esatto. Pasolini sosteneva che non poteva esserci progresso senza sviluppo, ma che poteva esistere uno sviluppo senza progresso. Ecco, noi stiamo vivendo un’epoca dove c’è sviluppo, ma non c’è progresso.

COME SEMPRE HAI FATTO NELLA TUA CARRIERA, ALTERNI BRANI “SOCIALI” A CANZONI PIÙ INTIMISTE.
Per me, è sempre stato impossibile scindere il privato dal pubblico. Un aspetto che la sinistra non ha mai accettato fino in fondo.

A PROPOSITO DI SINISTRA, MOLTI RITENGONO INCONCILIABILE LA TUA UNIONE CON OMBRETTA COLLI.
Ombretta crede che Berlusconi possa risolvere i problemi che ci sono in Italia. Io no. Per il resto, i sentimenti tra di noi sono sempre gli stessi. Non sarò mai di destra, ma la sinistra italiana di oggi mi fa incazzare. Sono di sinistra, non della sinistra. Credo che solo allontanandosi da una visione meramente partitica, si possa essere veramente di sinistra.