Categoria: Interviste 2000



Il Mucchio Selvaggio - - Gennaio 2000


L’anno delle incombenze

di Andrea Rui Scanzi

Breve chiacchierata sul 1999 con il Grande Gaber
 

CHE ANNO È STATO IL 1999, GIORGIO?
Quello che mi ha colpito di più negli ‘ultimi anni del secolo’, e quindi anche nel 1999, è che si sono aperte una serie di questioni molto importanti, che non sappiamo però come andranno a finire. Si sono cioè create delle situazioni che incombono. Il 1999 ci lascia con una attesa che è da una parte interessante, perché il nuovo è sempre affascinante, ma che dall’altra è anche molto preoccupante.

A COSA TI RIFERISCI, QUANDO PARLI DI INCOMBENZE?
Quando parlo di ‘cose che incombono’, mi riferisco a tutto: la bio-tecnologia, il mercato globale, la disoccupazione, la stabilità politica...C’è intorno a noi una sorta di ‘situazione in sospeso’ che, perlomeno a me, mette un po’ di agitazione. Mi inquieta. È come se ci si dicesse: "Per ora solleviamo il problema, poi, in un secondo tempo, lo risolveremo." Ecco, è questo continuo rimandare che mi fa paura. Sarebbe bello intuire fin da adesso. Il 1999 ci lascia in attesa. Può darsi che, dopo questa attesa, arrivi qualcosa di positivo, ma ne dubito.

NELL’ULTIMO NUMERO DEL 1999, QUESTO GIORNALE HA PARLATO DEL TUO ULTIMO SPETTACOLO, GABER 1999/2000, COME UNA DELLE DIECI COSE DA SALVARE DELL’ANNO.
Troppo buoni.

ARTISTICAMENTE, C’È STATO QUALCOSA CHE TI HA COLPITO?
Questa è una domanda che mi fa un po’ male, perché mi ricorda quello che credo di averti già detto (nell’intervista pubblicata a marzo in questo giornale, n.d.a.): in questo momento, sono privo di maestri. Mi trovo sguarnito di nuovi riferimenti culturali. Infatti, rileggo sempre cose che conosco, perché non trovo mai nulla di nuovo capace di attirare la mia attenzione. Attualmente, per esempio, sto rileggendo i Diari di Flaiano, che continuano a stimolarmi. Anche questo fa parte della ‘situazione in sospeso’ che ti dicevo prima: stiamo aspettando che arrivi un libro, un film, un disco veramente innovativo. Certo, ci sono delle formazioni artistiche interessanti, anche nel campo musicale, ma non si arriva mai ad un linguaggio veramente nuovo. Ci sono degli accenni, delle idee appena formulate, che non sappiamo dove ci porteranno: appunto, stiamo aspettando.

IN ITALIA, IL 1999 È STATO L’ANNO DELLA ‘SINISTRA’ AL GOVERNO. COME ERA FACILE PREVEDERE, PERÒ, I DUE GOVERNI D’ALEMA HANNO SUSCITATO PROFONDA DELUSIONE SOPRATTUTTO IN COLORO CHE, CON TUTTE LE INCERTEZZE CHE QUESTI TEMPI COMPORTANO, SI RITENGONO DI SINISTRA.
Io credo che bisogna sentirsi di sinistra. È fondamentale per chi lo era, e per chi ha sempre creduto di esserlo. Non c’entra niente la politica applicata, tanto più quella italiana. Non c’entrano le delusioni che questa politica comporta. Bisogna prendere le distanze da questa politica di oggi, che è anzitutto gioco di potere. È importante continuare a pensarla in un certo modo, a credere nelle idee. I congressi, i governi, le coalizioni fasulle, non hanno niente a che vedere con le idee. Se non ci si fa distrarre dal partitismo, forse si riesce ad avere una posizione sana di sinistra.

UN’ULTIMA DOMANDA. IL 1999 È STATO ANCHE L’ANNO DELLA SCOMPARSA DI FABRIZIO DE ANDRÈ.
Io non ho mai conosciuto molto bene Fabrizio, intendo dire personalmente. Ci siamo frequentati pochissimo, non per scelta. Le rare volte in cui abbiamo parlato, mi ha fatto una splendida impressione, anche se Fabrizio era un tipo che, dopo una certa ora, ingurgitava una tale quantità di alcool da divenire pressoché incomprensibile. Era un uomo di una intelligenza molto viva. Cosa ha lasciato? Tante cose. Soprattutto, ha lasciato un suo modo di essere serio in un mondo in cui la serietà era – ed è – piuttosto rara. Era una persona discreta, lontanissima dall’imperante presenzialismo di oggi. Era così ‘fuori moda’ che spesso non faceva neanche le tournée, e quando le faceva, gli bastavano una sedia ed un leggìo... Artisticamente, la sua bravura è evidente. Ho amato un po’ meno le sue ultimissime cose, caratterizzate da un preziosismo musicale eccessivo. Il mio disco preferito? Forse Creuza de mà: straordinario.

TI MANCA?
Moltissimo.

“Secondo me un italiano, appena incontra uno che la pensa come lui, fa un partito. Con due, è già maggioranza.” (Secondo me gli italiani)

“Che poi non è mica facile non andare a votare. Soprattutto non è bello farlo così, a cuor leggero, o addirittura farsene un vanto. Sicuramente c’è il disagio di non appartenere più a niente, di sentirsi totalmente impotenti, c’è dentro il dolore di essere diventati così poveri di ideali, senza più uno slancio, un sogno, una proposta, una fede. È come una specie di resa. Ma, al di là di chi vota e non vota, al di là dell’intervento, al di là del fare e non fare politica, l’importante sarebbe continuare ad ‘essere’ politici. Perché in ogni parola, in ogni gesto, in qualsiasi azione normale, in qualsiasi momento della vita, ognuno di noi ha la possibilità di esprimere il suo pensiero di uomo e soprattutto di uomo che vuole vivere con gli uomini. E questo non è un diritto. È un dovere.” (Il voto)



Un grosso grazie a Rui per l’intervista!