Categoria: Articoli '60



Corriere Lombardo - - 12/02/1960


La “Sei giorni della canzone” (7-12 aprile 1960)

di VARI AUTORI

La “Sei giorni della canzone” - seconda edizione, 1960. Gaber partecipa con “Una fetta di limone”, in duo con Enzo Jannacci (I Due Corsari), e da solista con “Non arrossire”. Entrambe le canzoni entrano in finale.
 

La notorietà di Giorgio Gaber venne definitivamente sancita da una manifestazione musicale di cui si annoverano tre sole edizioni (1959, 1960 e 1961), ma che ebbe il merito di lanciare nomi poi rivelatisi intramontabili come Mina, Gino Paoli, Umberto Bindi, Tony Renis, e di mettere in gara futuri evergreens come “Il nostro concerto”, “Non arrossire”, “Tenerezza”, “Tintarella di luna”, “Grazie”. Si trattava di un maxi-festival con un centinaio di partecipanti, rispetto ai venti che Sanremo metteva in lizza a quei tempi. Lo scopo era quello di presentare soprattutto artisti giovani e di farli votare direttamente dal pubblico presente in sala, cercando così di evitare le beghe che, già allora, ammorbavano le competizioni più note. L’autoselezione dei pezzi e dei cantanti da mettere in gara era lasciata alle case discografiche, senza altri filtri che non fossero quelli dei direttori artistici in seno alle medesime. L’incasso delle serate veniva devoluto in beneficenza.
Il nome “Sei giorni” era mutuato dalla più famosa e popolare “Sei giorni ciclistica”, un torneo su pista che si svolgeva al Palazzo dello Sport di Milano. Organizzatore del concorso canoro era un quotidiano che ha cessato le pubblicazioni da decenni, il “Corriere Lombardo”. Il luogo era il Teatro Lirico di Milano che, a quanto annunciato di recente dalle autorità milanesi, dovrebbe essere intitolato proprio a Giorgio Gaber (al momento della redazione di questo testo, dicembre 2003, non vi è ancora alcuna conferma).
Come anticipa il “Corriere Lombardo” del 2/4/1960, Gaber partecipa alla seconda edizione della “Sei giorni della canzone” giovedì 7 aprile 1960 con “Una fetta di limone”, in duo con Enzo Jannacci (I Due Corsari), e lunedì 11 aprile 1960, da solista, con “Non arrossire”. Entrambe le canzoni entrano in finale.
(Mauro De Mario)

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Qui di seguito sono riportati alcuni estratti dal “Corriere Lombardo” dell’epoca.


Corriere Lombardo, 12 febbraio 1960
UNA MANIFESTAZIONE SENZA LOTTE SOTTERRANEE
LA NOSTRA “SEI GIORNI” È IN FASE DI PARTENZA

(…) Ogni casa avrà il diritto di presentare un certo numero di canzoni che sceglierà direttamente attraverso i suoi consulenti artistici (…) Ed un pubblico di migliaia di persone, ogni sera, sarà chiamato a giudicare, per determinare l’accesso alla finale e la classifica definitiva (…) Nella prima “sei giorni” (…) Mina, classificatasi al secondo posto, ebbe il premio del favore più incondizionato. Ed era la prima volta che si presentava ad un pubblico così numeroso (…) Tony Renis, vincitore di una eliminatoria, ottenne un contratto con una grande Casa discografica, “La Voce del Padrone” (…) La “sei giorni” è organizzata dal nostro giornale a titolo benefico, per il fondo del Pranzo dei Diecimila, che viene offerto ogni anno, nella ricorrenza del Natale, ai poveri della nostra città.

Corriere Lombardo, 12 aprile 1960
LA “SEI GIORNI DELLA CANZONE”

(…) Nella prima serata, come ricordiamo, sono state selezionate: (…) “Una fetta di limone” (…) “Una fetta di limone” è stata eseguita dai “Due Corsari”, Jannacci e Gaber, e, per quanto ci riguarda, sarà ancora una autentica gioia riascoltarla (…) Della seconda serata (…) “Il nostro concerto” è senza dubbio una delle più belle composizioni: Bindi l’autore, ha compiuto un piccolo capolavoro, e anche cantandola ha superato se stesso (…) Tony Renis ci farà riascoltare (…) “Tenerezza” (…) questo giovane ha finalmente trovato la strada giusta.
(dall’articolo di Gigi Movilia)

LA PENULTIMA SERATA DELLA “SEI GIORNI DELLA CANZONE” (ibidem)

Alla “Sei giorni della canzone” è diventato ormai abituale il lancio di fiori dalle balconate, in omaggio alle cantanti. Ma ieri sera si è visto qualcosa di nuovo: quando cantava Giorgio Gaber (…) dall’alto sono caduti manifestini variopinti e fotografie, omaggio al loro “idolo” dei “fans” che, non contenti di battere le mani, di ripetere il nome del cantante e, scandendolo a sillabe, di fischiare, come si usa dire, all’americana, volevano in questo modo manifestare il loro entusiasmo.
(…) Sul palcoscenico c’era uno dei reucci del rock, Giorgio Gaber, che però ha interpretato una canzone melodica (…) “Non arrossire”, dello stesso Gaber (…) Infine sono stati annunciati i risultati delle votazioni del pubblico (…) al terzo posto ex aequo “Non arrossire” cantata da Giorgio Gaber (…)
(dall’articolo di Camillo Broggi)

LE CANZONI AL VAGLIO DELLA CRITICA (ibidem)

Non sono d’accordo (…) con quei miei colleghi ed amici che, ieri sera, chiamati a giudicare le canzoni della quarta tornata della “Sei giorni”, hanno finito per dichiarare, recisamente, che nessuna delle canzoni presentate incontrava il loro favore (…)
Allo stesso modo, sono convinto che Giorgio Gaber, come cantante e come autore (lo stimo molto in tutt’e due i sensi) valga molto di più della canzone Non arrossire, con la quale è entrato in finale.
(dall’articolo di Mario Casalbore)

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Un ringraziamento a Mauro De Mario per le ricerche