Categoria: Interviste '90



La Repubblica - pagina 25 - 08/11/1994


Giorgio Gaber - Questa povera Italia in mano agli egoisti

di Laura Putti

Incontriamo il cantautore a Piacenza, prima del suo nuovo spettacolo
 

'Solidarietà? Solo ipocrisia' 'La sensazione dalla quale Luporini ed io siamo partiti è la mancanza totale di senso collettivo' 'Credo in una sinistra di movimento che possa cambiare le cose, senza correre per il potere'

PIACENZA - Innanzitutto il titolo "E pensare che c'era il pensiero". Poi il pessimismo che una affermazione simile porta con sé. Dopo averci concesso una tregua con 'Il teatro canzone' , lo spettacolo antologico di un paio di anni fa, Giorgio Gaber e Sandro Luporini tornano a sparare ad altezza d'uomo. Lo fanno da tiratori scelti. In un camerino dello splendido teatro Municipale di Piacenza, Giorgio Gaber non fa che confermare il suo pessimismo di filosofo, di uomo fin troppo consapevole, con il disgusto che ha chi ad un certo punto, forse tanti anni fa, si è chiamato fuori, ma ha continuato a parlare e, soprattutto, ad essere ascoltato. I suoi spettacoli sono regolarmente inseriti nelle stagioni dei teatri d'Italia e sono sempre successi straordinari; Gaber è l'unico che possa permettersi di prenotare un teatro di Milano o di Roma per un mese di repliche. E lo ascolta gente di sinistra e di destra, tutti, per una volta, a godere di uno dei piaceri più desueti di questi nostri anni il piacere dell'intelligenza. Ma guai a dirglielo, guai a fare un complimento; Gaber si ritrae con il pudore dei timidi, e, più che di sé, preferisce parlare del nuovo spettacolo. "Mi pare che la mancanza del pensiero sia evidente. C'è un gran desiderio di opinionismo, ma di gente che pensa mi pare ce ne sia poca. Non è così da ora, ma mi sembra che si sia arrivati ad una certa spudoratezza di questa assenza di pensiero, prima c'era una specie di pudore. Ora ci si esibisce con grande tranquillità, si parla di tutto. Tutti fanno i loro giochi di potere, compresi i giornali, l'informazione. Di alta finanza non si parla. Sappiamo che abbiamo miliardi di debiti, ma se chiedi con chi nessuno lo sa. Ma parlano tutti. E vedendo chi opina il disagio cresce. Crede che la gente abbia capito qualcosa della finanziaria? Delle pensioni? Nessuno ha capito niente, ma in piazza sono andati a milioni. La sensazione dalla quale Luporini ed io siamo partiti è la mancanza totale di senso collettivo". Cosa intende per senso collettivo? C'entra anche la solidarietà? "Assolutamente. La solidarietà è l'isteria del senso collettivo. Dato che non esiste la solidarietà, se ne parla moltissimo. È una finzione costante che viene messa in atto dai cattolici e dai comunisti per ragioni diverse, ma è una grande ipocrisia". " È un momento in cui ognuno si fa assolutamente i fatti propri, senza interesse per gli altri, in cui sembra proprio che percepire l'esistenza reale di un'altra persona sia impossibile, che non esista appartenenza a nulla. Ricordo anni in cui il senso collettivo era presente come istinto nelle persone, poi via via è venuto a mancare". Istinto? "Questo è quello che pensiamo noi. Siamo partiti da una affermazione di Schopenhauer che molto spesso la gente non sa di fare l'interesse della specie, della razza, del gruppo, ma lo fa perché gli viene, seguendo un istinto. È la metafisica dell'amore di Schopenhauer che dice che due si incontrano pensando di seguire un proprio egoismo, invece prefigurano la generazione che verrà. Abbiamo isolato due egoismi, uno dell'uomo e l'altro dell'uomo riferito al gruppo. Lo scienziato che crea è l'esempio migliore. Con le sue scoperte gratifica i suoi due egoismi". Ma non si chiama altruismo? "È una parola che non esiste più. Ora siamo all'assoluta mancanza di appartenenza, ad una lontananza dal senso del gruppo e ad una sorta di chiusura. Se non hai come referente l'altro a quel punto ti chiudi in te stesso e ti esibisci per te stesso. E così avviene". Non crede che il fatto di avere, attraverso la televisione, tutto così vicino, così raggiungibile... "È il vero dramma. Perché non si può soffrire per gente di cui non si sa l'esistenza. Si fa fatica a voler bene ai parenti, non esiste una coppia vera e vuoi bene ai bambini del Ruanda? Ma non diciamo sciocchezze. Non c'è un progetto totale. Ci preoccupiamo di quelle migliaia di extracomunitari che abbiamo in Italia, quando tra un po' arriveranno a milioni. O abbiamo una risposta o sennò siamo catto-comunisti". Non è strano, visto il suo passato, questo suo continuo attacco ai comunisti? "Non sono mai stato comunista, non voto da vent'anni. Sono un uomo di sinistra che crede in una sinistra di movimento che possa cambiare le cose, senza correre per il potere. Credo che il mondo sia cambiato per interventi di movimento, non per la politica". Ma nel '77 lei contestò e fu contestato dal movimento. 'Polli d'allevamento' fu un critica dura. "Mi sembrò una copia del '68, una ripetizione". Come uomo di sinistra non ha avuto problemi quando Ombretta Colli, sua moglie, è stata eletta eurodeputato nelle liste di Forza Italia? "È una sua scelta, io la rispetto. Ad un certo punto ha avuto il desiderio di mettersi in corsa, di capire le cose dal di dentro. Devo dire che grazie a questa sua scelta ora molte cose sono più chiare anche a me". Anche il suo nuovo spettacolo non offrirà soluzioni? "La mia ipotesi non è negativa, e comunque offrire soluzioni mi sembra presuntuoso. Nel momento in cui mi sembra che valga la pena di dire cose anche dolorose, ma vere, io credo che si vada verso una possibilità di uscita". Il nuovo spettacolo di Gaber sarà dal 9 a Padova, dal 22 a Torino, dal 6 dicembre a Lucca, dal 13 a Venezia, dal 29 a Genova. Nel '95 a Milano, Roma e altre città d'Italia.