Categoria: Gaber a Venezia 1989-1992



La Repubblica - pagina 39 - 25/04/1992


Gaber lascia il Goldoni 'Venezia, città morta'

di Giorgio Cecchetti

Molto polemico con l'amministrazione comunale, e anche col pubblico, l'artista abbandona la direzione dei due teatri della città che ha guidato per tre anni
 

VENEZIA — Con duri toni polemici Giorgio Gaber ieri ha dato l'addio a Venezia dove, per tre anni, ha diretto il teatro lagunare. Quella dell'artista milanese è stata una vera e propria invettiva non solo contro chi gestisce la politica culturale, ma contro l'intera città accusata di non riuscire ad esprimere alcunché, di diffidare di ogni innovazione, di voler solo conservare, tenere per sé, anche se non si sa che cosa le sia rimasto al di là della sua stupenda cornice. Accanto a lui l'assessore alla Cultura Fulgenzio Livieri, piuttosto imbarazzato di fronte all'attacco, ha difeso le scelte dell'amministrazione comunale e, pur ringraziando Gaber per la sua opera, ha spiegato che nei progetti futuri la sua presenza "poteva non essere estremamente interessante" e per questo il contratto non gli è stato rinnovato. "Quando tre anni mi fu affidato l'incarico di dirigere i due principali teatri veneziani – ha attaccato Gaber – mi sono sentito lusingato per l'indubbio attestato di stima e, anche se nelle mie aspirazioni non c'è mai stata ambizione di una carriera da sovrintendente, accettai con piacere e arrivai con grande entusiasmo". Ma per lui è stato davvero difficile "navigare nelle acque lagunari", tanto che ha più volte ribadito che l'incarico veneziano "è stato sicuramente la prima e l'ultima esperienza istituzionale". Subito dopo il suo arrivo, infatti, molti si erano meravigliati per la sua scelta, quella di lavorare all'interno di un'istituzione. "Sono sempre stato un uomo di frontiera, senza alcun legame politico – ha spiegato ieri – ma avevo accettato per la possibilità che mi si dava di mettere a frutto in una sede prestigiosa l'esperienza acquisita in tanti anni di frequentazione dei palcoscenici". Il consuntivo che ha tracciato Gaber, apparso piuttosto amareggiato, è disastroso sia sul piano dell'esperienza artistica e organizzativa sia per quanto riguarda il rapporto con il pubblico, nonostante i successi ottenuti (basta pensare che al Goldoni di Venezia gli abbonati sono aumentati da 2.436 a 2.916 e al Toniolo di Mestre addirittura da 833 a 2.780). "L'esperienza veneziana non è stata facile – ha proseguito l'artista milanese – innanzitutto perché la struttura comunale con cui ho dovuto fare i conti era di tipo familiar- parrocchiale e in seguito sono stato ostacolato in tutti i modi evidentemente i veneziani sono abituati a rimenere nel fango e appena qualcuno cerca di sollevarsi fanno di tutto per ributtarlo giù". Ha spiegato che si è scontrato con diffidenze e gelosie tra assessori, tra enti e tra funzionari. "L'andazzo è quello di fare il meno possibile per la città" ha detto e quindi ha proseguito dando giudizi piuttosto pesanti anche sul pubblico veneziano, che a suo avviso non ha voglia di rischiare, che manifesta chiaramente la sua diffidenza di fondo per ogni tipo di novità. Tra tutti Gaber salva solo l'assessore Livieri, con cui avrebbe avuto un rapporto tranquillo soprattutto perché "non è un interventista". Per quanto riguarda il futuro teatrale della città, Gaber ha parlato apertamente di carrozzone con cui non vuole avere a che fare. Visto in quale tragico modo sono finiti tutti gli altri teatri stabili. Dopo anni di gestione comunale, infatti, il teatro veneziano di prosa sta per essere inglobato in una complessa struttura stabile veneta e finanziata da Stato e Regione. "Inoltre, per me – ha concluso – la situazione a Venezia e Padova sarebbe molto complicata, sarebbe stato decisamente eccessivo porre la mia candidatura alla nascita del nuovo organismo teatrale regionale che, con l'attuale difficoltà nelle nomine, risulterebbe un'impresa molto difficile".