Categoria: Interviste '80



La Repubblica - pagina 29 - 20/10/1988


Ecco il nuovo signor G. Stavolta ha un ospite, è un topolino grigio...

di Giorgio Comaschi

Giorgio Gaber ha debuttato ieri sera a Belluno
 

SAN MARINO - "Maledetto grigio. Lo so che sei capace di adattarti a qualunque situazione. Sarà con te lo scontro finale. I bookmakers ti danno favorito. Io no". Gaber ripete la battuta e prepara i tagli e i piazzati con i tecnici luce. Al teatro Dogana di San Marino (il service è targato Lem di Cattolica ecco perchè la scelta di un palcoscenico lontano da Milano), in un angolo di quasi Romagna, sotto gli occhi dello staff, dell'inseparabile Sandro Luporini e della figlia Dalia che cura l'ufficio stampa, è nato il nuovo signor G. che sarà anche l'ultimo.

Si chiamerà "Il grigio", due atti di un'ora l'uno con la regia di Gaber, che ha cominciato l'avventura (la dodicesima in teatro) ieri sera (con replica oggi) a Belluno, per poi continuare il rodaggio ancora a Thiene il 22 e 23, a Piacenza il 25 e 26, a Sassuolo il 29 e il 30 prima dell'approccio con la prima grossa piazza, Bologna, dal 1° novembre al Duse. "Un lavoraccio terribile – dice Gaber stavolta sono proprio stremato –, questo spettacolo è una faticaccia. Dopo 'Parlami d'amore Mariù', nel quale Sandro ed io avevamo spostato decisamente il tiro sui sentimenti e dove le canzoni diventavano parte integrante del testo, stavolta non canto più. C'è solo musica a creare le atmosfere. Come un racconto teatrale. Ma soprattutto teatro. E allora mi sono messo anche a fare le scene con la collaborazione di Daniele Spisa". Ecco la fatica: la scelta dei colori, una cosa non va bene, le luci, manca una sfumatura, non c'è tempo per pensare a tutto, l'acqua alla gola, gli stress tipici degli allestimenti veri e propri. La grande novità infatti è la scenografia: una camera grigia, dai colori tenui, un tavolo, una poltrona, un letto, una sedia. Non è più il solito Gaber, col classico fondale scuro, due riflettori, le basi e via. Stavolta c'è il gioco di luci, la tensione visiva e soprattutto la scena più piena. Ma è comunque sempre un Gaber contenuto che non si concede per scelta grandi lussi. In una battuta del secondo tempo, mentre cerca di creare un'atmosfera, ironicamente dice "Non sono Ronconi, ma qualcosa riesco a combinare lo stesso"... "Il costo dell'operazione? È contenuto in una decina di milioni circa e di questi tempi è già un traguardo. Sono più vicino alla confezione da... commedia e quindi penso sia un lavoro nuovo, più diretto, più vicino alla voglia che ha il pubblico di immedesimarsi, di essere presente sul palco. Ma sono sempre io comunque, con le mie follie di solitudine, le mie piccole battaglie vere o finte...". Lo spettacolo corre sul filo di momenti tiratissimi, con il gioco delle emozioni portato su una corda di violino. Un uomo solo, isolato nella sua camera, chiuso fra ricordi di amori e ansie quotidiane, costretto a coabitare con un'unica presenza, inquietante quel che basta per creare un motivo, una ragione di vita, di rabbia, di battaglia e di sfida un topo. Il grigio appunto che ogni giorno scende dai tubi e sembra una creatura invincibile. E dietro agli oggetti di scena (ma il topo non si vede mai) c'è un fondale di tulle attraverso il quale vanno e vengono, fra giochi luce, i due musicisti che preparano il tappeto di suoni e le atmosfere a Gaber, Carlo Cialdo Capelli, ormai un fedelissimo, autore delle musiche, e Corrado Sezzi alle percussioni. Ma siamo agli addii con il palcoscenico. "Sì – fa Gaber – questo è l'ultimo lavoro in teatro. Credo che dal 70 ad oggi, cioè dal signor G, questo personaggio senta la necessità di chiudere il ciclo. Da una solitudine disincantata e autoironica, agli anni dell'impegno e dei messaggi, e infine ad un oggi che io e Sandro abbiamo raccontato come nostro ma che in realtà abbiamo capito appartenere un po' a tutti. Sì, il signor G fa testamento. Il teatro mi ha dato moltissimo, ma sento il bisogno di cambiare. Ho avuto un sacco di proposte dalla televisione, ma sento che è arrivato il momento del cinema. È una grande avventura che mi stimola. Di possibilità ne avevo già avute, ma adesso probabilmente ci provo perché posso fare cinema mio e questo per me è fondamentale". Intanto, dopo il successo di Mariù, davanti c'è un anno di Grigio, col pubblico che aspetta già l'evento. Cassetta sicura e alla fine, saranno quasi duemila le volte in cui Gaber è salito e sceso da un palcoscenico. Prima della grande inversione di rotta.