Categoria: Io non mi sento italiano



La Repubblica - - 03/02/2003


Giorgio Gaber da hit parade - L'ultimo disco primo in classifica

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Centomila cd veduti in una settimana per "Io non mi sento italiano" - Quarant'anni fa era arrivato in vetta con "La ballata del Cerutti" - Due anni fa, con "La mia generazione ha perso", arrivò al terzo posto - E commentò: "Sono stupefatto, faccio fatica a capire il mondo"
 

ROMA — La cosa più stupefacente che potesse capitargli, Giorgio Gaber non la può più vedere. Ma così vanno le cose nelle classifiche di vendita. "Io non mi sento italiano", l'ultimo disco dell'inventore del teatro-canzone, è in vetta alla hit parade. Come quando cantava la "Ballata del Cerutti", quarant'anni fa. Primo in classifica. Davanti a Vasco Rossi e ai divi del pop internazionale.
Il nuovo disco, uscito dopo la sua morte, il 1 gennaio scorso, ha venduto in una sola settimana (è uscito il 24 gennaio) oltre 100.000 copie. È un successo che testimonia l'affetto del suo pubblico e anche la bontà della scelta, fatta solo negli ultimi anni della propria vita, di tornare a incidere cd. Per trent'anni, dai tempi del "Signor G.", l'artista milanese ha parlato solo attraverso i suoi spettacoli in teatro, e i dischi che ne risultavano erano la fedele riproduzione delle sue performance sul palcoscenico. Poi, nel 2001, il ritorno. "La mia generazione ha perso" (che dopo la scomparsa è ritornato anch'esso in classifica al 34 posto), arrivò al terzo posto nella hit parade, e già allora Gaber se ne stupì: "Sono terzo? Ma va, dai!", aveva commentato, dicendosi poi lusingato e, soprattutto, incredulo.
"Faccio fatica a capire il mondo e questo mi fa pensare che ho ancora molto da capire", aveva aggiunto allora, e sembra di sentire qualcuno dei suoi versi migliori, quando nel solito pessimismo faceva breccia lo stupore un po' infantile, entusiasta, quella Illogica allegria che aveva cantato immaginando un viaggio un po' metafisico lungo un'autostrada.
Quel successo di due anni fa dice adesso che non è stato solo la prevedibile onda emotiva per la sua scomparsa a far volare le vendite. Che c'è dell'altro. Se ci fosse ancora, direbbe probabilmente come aveva detto in quella occasione: "Ma cosa c'entro io con le classifiche?". Non senza ragione, se è vero che da tre decenni in qua Giorgio Gaber è stato tutto tranne che un tipo da hit parade. Niente televisione. Poche radio. Testi difficili. Perfino sgradevoli. E quelle melodie sghembe, deliberatamente fuori moda.
E invece il grigio, nasuto, moralista e irriverente signor G. è primo in classifica. Nove posizioni più su di Cesare Cremonini. Luna pop, tanto per capirci. E torna in cima alla hit parade a quarant'anni esatti di distanza da quando, nel 1962, cantava la "Ballata del Cerutti" e sembrava avviato ad una carriera molto diversa da quella che invece ha fatto. Che al massimo, prima degli ultimi due dischi, lo aveva portato con l'album tratto dallo spettacolo "Libertà obbligatoria" a toccare il 14simo posto.
Che il mondo sia strano Gaber lo ha ripetuto in molte delle sue canzoni. Talmente strano, direbbe probabilmente oggi, da mandare via 100.000 copie di "Io non mi sento italiano" in una settimana. E non solo. Vendute in pochi giorni anche 30.000 copie del cofanetto che raccoglie gli 11 doppi-cd su cui è fotografata l'intera sua vita d'artista. I monologhi e le canzoni: da "I borghesi" a "Un idiozia conquistata a fatica".
"Io al terzo posto? È come se un maratoneta arrivasse sul podio dei cento metri dopo due sprinter", aveva detto due anni fa, commentando ancora il successo del suo ritorno in sala di incisione. Ha smesso di correre il 1 gennaio, ma intanto il maratoneta ha fatto il suo piccolo miracolo. E stavolta, prima dei due sprinter, è arrivato lui.