Categoria: Racconti



Re Nudo - n.9 (pag.20) - 1997
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La schiavitù è un bene prezioso

di Gaber/Luporini




Il professor G e il suo giovane allievo. Lezione n.3


— Giornataccia, ragazzo. Tu sai che io vivo solo, vero?
— Certo, certo, ma ci sono io, professore...
— Appunto!... E anche male accompagnato! Non intendevo confidarmi. Volevo solo dire che purtroppo non c’è nessuno al mondo che mi dica cosa “devo” fare.
— Ma come, professore, un uomo libero come lei?
— Non tollero le offese!
— Veramente io... cioè, non mi pareva...
— Certo che è un’offesa. Se tu leggessi meno e guardassi di più, ti accorgeresti che nell’era del transdemocratico un uomo libero è un uomo che opina. Opina sempre e non pensa mai. Praticamente un cretino! Non sono un uomo libero. Sono uno spirito libero, io! Un artista, l’unico dopo Voltaire. E per conservare questo mio spirito è ovvio che ho bisogno di catene. Ecco l’illuminazione del mese; prendi appunti: “La schiavitù è un bene prezioso”.
— Ma come, professore...
— Lo so, lo so, l’ideale sarebbe una schiavitù imposta da se stessi, ma in mancanza di meglio anche da altri. La libertà fa malissimo: scrivilo!
— Mi dispiace professore, ma questo non lo condivido. Dunque, da uomo libero, non lo scrivo.
— Tu, più che libero, sei deficiente, ma questa non è una primizia, si sapeva. Ora ascoltami attentamente: “È solo la lotta per la libertà che fa bene. L’esercizio per la libertà fa schifo”... sai chi lo ha detto?
— Veramente no.
— L’ho detto io!
— Mi pareva il suo stile.
— Se non ti piace il mio stile diretto sarò più letterario: “Bisogna liberare l’individuo dal sottile disagio della libertà”..., oppure sarò più pratico: “Ci sono e ci vogliono le libertà. La libertà non è mai esistita”... sai chi lo ha detto?
— Certo professore, lo ha detto Mussolini.
— Allora questa non va bene, non la scrivere, te la cambio subito: “La libertà è una ridicola religione moderna”… scrivi questa che suona bella laica.
— Professore, ma se è proprio grazie alla libertà che un artista come lei può esprimere tutto quello che vuole.
— Da tempo non mi aspetto da te obiezioni intelligenti! è proprio agli artisti che la libertà ha fatto male. I cassieri la sopportano meglio. L’arte deve avere le sue gabbie e i suoi obblighi. E non solo quelli del proprio specifico, ma soprattutto quelli della necessità e della qualità. Si producono troppe schifezze in nome della libertà di espressione. Ed ecco l’idea, scrivila: Solo una rigidissima censura ci può salvare dallo spappolamento... Che fai, impallidisci? Voi intellettuali avete sempre avuto una paura angosciosa del Cremlino. Non sto parlando di quello. E ora che devi impallidire! Sto parlando di Dio! Un Dio che giudica la qualità e vi censura.
— Ho capito, uno che non sbaglia mai sulla qualità. Ma come è possibile?
— Ammetto che in mancanza di Dio la cosa non è facile. Purtroppo non c’è nessuno che in qualche modo potrebbe...
— Non è vero, professore. C’è lei!
— Questa è un’obiezione intelligente. Se avessi tempo potrei farlo. Guarderei un quadro o leggerei le bozze, poi andrei dall’artista e... “Lei non deve scrivere, glielo proibisco!”... e lui indignato: “Ma come non scrivo più, che libertà è questa? lo vado in America!”... E così ci liberiamo di qualche cretino!
— Professore, ma non le è mai venuto in mente che il cretino potrebbe migliorare?
— Rarissimo! Comunque sei troppo occidentale. Ti è insopportabile il sopruso fatto su un individuo e non ti spaventa mai il sopruso che si fa su tutti gli individui costringendoli a sorbirsi una valanga di cazzate.
— Ma uno può sempre sottrarsi.
— Era qui che ti aspettavo. Non ci si sottrae al Grande Squagliamento. Vedi, tutte le schifezze che circolano... penetrano. E fanno male alla salute di chi in qualche modo è costretto a respirarle. Ecco perché quasi quasi preferisco una società come quella russa, dove può succedere che un genio sia considerato un imbecille pericoloso, a una società come la nostra, dove un qualsiasi imbecille pericoloso diventa un genio. C’è da pensarci e forse nei panni di un Sougheniesky sarebbe interessante ritirarsi in Siberia e scrivere “L’Arcipelago Svizzera”.
— Illuminante, professore, credo di aver capito a fondo come una libertà del nostro tipo porti inevitabilmente alla distruzione dell’individuo. È l’ora di fare un gesto di coraggio e trasferirci tutti in luoghi dove si rischia una certa illibertà. Sono pronto a seguirla!
— Sì, ma vai avanti tu, che a me mi viene da ridere!


Ringraziamo “Re Nudo” per averci autorizzato a pubblicare il pezzo che riportiamo.