Categoria: Volumi e testi estratti



ed. Bompiani - Milano - 1964


Le canzoni della cattiva coscienza

di M. Straniero-E. Jona-S. Liberovici-G. De Maria




La musica leggera in Italia

dalla prefazione di Umberto Eco (pag.11-12)

(Non sappiamo dire se i Cantacronache agirono come catalizzatore, o costituirono un fenomeno massiccio che, unendosi agli altri, diede corpo a quella che si accingeva a diventare corrente, non più "caso" ma consuetudine, pratica musicale. Il fatto è che oggi, a distanza di sette o otto anni, possiamo riconoscere nel nostro paese un filone attivo di autori, musicisti e cantanti che fanno le canzoni in modo diverso dagli altri.) Oggi una rubrica come "Canzoniere minimo" di Giorgio Gaber ha potuto prosperare in televisione facendo ascoltare cantanti che non urlano, che rinunciano a ciò che la gente credeva che fosse la melodia, che sembrano rifiutare il ritmo, se ritmo era per il grosso pubblico solo quello di Celentano, che cantano canzoni in cui le parole contano e 'si stanno a sentire'. E sono parole che non parlano necessariamente di amore, ma di tante altre cose; e che se nominano l'amore non lo fanno per formule astratte, senza tempo e senza luogo, ma lo circoscrivono, gli danno come sfondo i bastioni di Porta Romana, o le domeniche tristi e dolci di una periferia industriale e lombarda. Diremo anzi che questo nuovo filone della canzone, partendo dalla satira politica, dalla riesumazione un poco snobistica dei cantanti della malavita, da un lato è arrivato a restituire al grosso pubblico una canzone civile, intrisa di problemi, a modo proprio di vera e propria coscienza storica (si pensi al successo che ebbe a Milano uno spettacolo come "Milanin Milanon"), dall'altro ha ritrovato le vie della canzone d'amore attraverso quello che altrove abbiamo definito un "neocrepuscolarismo impegnato", di cui uno degli esempi più probanti è la canzone di Margot – che non a caso ha cominciato a trovare un uditorio inatteso in alcune grandi comunità operaie piemontesi, che hanno scoperto così una nuova e più vera dimensione dell''evadere cantando'.
Quanto possa dare ancora questo filone non sappiamo; ma ci pare che si tratti di un rinnovamento di costume che pian piano sta trovando le strade delle udienze popolari. Si tratta comunque di un processo che è iniziato e che non resterà senza conseguenze.



(Lo stesso testo di Umberto Eco, in "Apocalittici e integrati" cap. "I suoni e le immagini - la canzone 'diversa'" p.280-281 - Bompiani 1964)