Categoria: Volumi e testi estratti



ed. Mazzotta - Milano - 1978


Non sparate sul cantautore

di Claudio Bernieri




La canzone, la politica e le pietre: da Pietro Gori e Sanremo (Vol.1)

(Interventi e testi di Nicola Arigliano, Orietta Berti, Paolo Conte, Fabrizio De Andrè, Ivan Della Mea, Giorgio Gaber, Ricky Gianco, Enzo Jannacci, Bruno Lauzi, Mogol, Gino Paoli, Nanni Ricordi, Vittorio Salvetti, Stormy Six, Claudio Villa).

IL PERSONALE

Forse la tematica del “personale” sei stato tu ad introdurla per primo nella canzone italiana…

“Sì, in un certo senso sì. Abbiamo sempre cercato, io e Luporini, di contrapporre e unire questi due piani, il personale e il politico, di individuarli come contrapposti e di risolverli con l’unione nel gesto che diventa personale e politico contemporaneamente; ma questa scissione tra personale e politico mi sembra già sbagliata nell’enunciazione. Non puoi parlare di ‘personale’ e di ‘politico’, nel momento in cui tu li distacchi o — cercando di metterli insieme — li consideri separati. ‘Maria il Vietnam, Maria la libertà, Maria la rivoluzione’, sono parole messe insieme che a me danno una emozione proprio perché diventano la stessa cosa: Maria è il Vietnam. Non è che bisogna occuparsi del personale o del politico, sono la stessa cosa. Io non mi sono mai trovato d’accordo su questo tipo di scissione, che poi diventa degli slogan riduttivi, da ‘uniti sì ma contro la Dc’, diventa questo, in cui la coscienza è dietro l’angolo, è facile, è da prendere subito. Mi sembra tutto più elaborato”.

Una volta dicevi “Libertà è partecipazione”. Con il tuo ultimo spettacolo, “Libertà obbligatoria” questo non lo dici più...

“No, ho cercato di analizzare le modalità della partecipazione e le finzioni delle aggregazioni fasulle. Direi che dal Signor G. in avanti esiste un percorso molto conseguente. Poi, Libertà obbligatoria, ti ripropone la tua responsabilità individuale, si scaglia contro le finte aggregazioni — questo fasullo desiderio di una falsa coscienza — e ti ributta in faccia una tua responsabilità individuale, perché oggi che la produzione ti divora e ti entra nei polmoni, è diventata una battaglia da fare nelle piccole cose, nei propri gesti”.

Forse anche la musica gratis può essere un obiettivo consumista.

“Riappropriamoci del lusso, i liquori gratis, sono proprio la logica conseguenza di aspettative del cazzo che il sistema non ha mantenuto. In realtà non sono antagoniste al sistema, sono nella logica del sistema: ‘Vogliamo avere anche noi i campi da tennis, vogliamo avere anche noi lo champagne’. Questo va benissimo per un piccolo borghese che vuole diventare un ricco borghese”.

È per questo che ti identificavo come uno dei primi che ha introdotto il problema dei “personale “, al di là dei pugni chiusi, delle formule.

“Io e Luporini siamo stati coinvolti nel ‘68 perché ha prodotto una grossa svolta nelle scelte della gente; se è vero che c’erano molti figli di papà, che dicevano di no a tante cose, è vero anche che bene o male rifiutavano la vita del padre. Non è che volevano lo champagne, volevano una vita diversa […]”.