Categoria: Libri-Monografie



ed. Lato Side - Lato Side 11 - 1979


Giorgio Gaber - canzoni e spettacoli

di Riccardo Piferi




Indice:
- Giorgio Gaberscik
- Dialogo tra un impegnato e un non so
- Far finta di essere sani
- Anche per oggi non si vola e Libertà obbligatoria
- Polli di allevamento
- “Anarchico”, “Vate dei cani sciolti”, “Filosofo ignorante”
- Canzoni
- Spartiti
- Discografia

DAL CAPITOLO: “ANARCHICO”, “VATE DEI CANI SCIOLTI”, “FILOSOFO IGNORANTE”

La domenica del Corriere che intervista Gaber nel ‘74 titola l’articolo "Chissà, forse sono un anarchico". Per Giuliano Zincone che parla dello spettacolo del ‘77, Gaber è invece, "il vate dei cani sciolti italiani". Lui, invece, ama definirsi, assieme a Luporini, "filosofo ignorante".
Ma chi è Gaber? Come la pensa veramente? Non è facile dirlo!
In primo luogo per la sua, quasi, totale antipatia per l’intervista, che lo porta a scansare velocemente chi gli propone domande personali.
In secondo luogo perché la sua personalità, la sua ideologia, si trasformano realmente seguendo la maturazione dei suoi spettacoli, anno per anno. Se dovessimo, per esempio ricostruire la sua visione politica da ciò che ha detto volta per volta ai giornalisti, risulterebbe che nel ‘73 votava PCI, ma non credeva alla delega del voto; nel ‘75 è renudista; nel ‘78 mette le mani avanti per non essere chiamato qualunquista.
Non credo però, che questo schemino sia il modo migliore per capire Gaber. Personalmente, credo che il suo personaggio vada giudicato al di fuori di queste semplici etichette e, se proprio occorre darne una riassuntiva, io, penso che, almeno nel periodo migliore, Gaber sia stato un vero laico. Un laico non nel senso riduttivo del termine, complessivamente; un personaggio privo di preconcetti, di quelle piccole chiesette quotidiane, che tutti prima o poi si costruiscono. Questo oltre alla sua ironia spontanea sono le cose che amo di più di questo personaggio.
Mi piace questo suo modo di far spettacolo, mettendo in tavola una quantità di piatti succulenti, non forzandoti a mangiare nulla che tu non voglia, ma aiutandoti a capire cosa c’è dentro ogni piatto.
È per questo che non mi è piaciuto Polli d’allevamento; piatto unico! Tanta roba, ma di un solo gusto; il "gran laico" esagera e diventa eretico, aborre tutte le religioni conosciute, ma ne inventa una sua piccola, piccola.
So bene che non è semplice oggi salire su un palco e raccontare storie che piacciano, se non a tutti, a molti, come nel ‘70. Schiacciato tra ribellismo e riflusso, chi fa satira si trova, anche non volendo, schierato con l’uno o con l’altro, senza mezzi termini. L’ironia non ha gli spazi vitali per prendere corpo, per muoversi con dignità.
Si è chiuso, per Gaber, un ciclo. Egli ha dimostrato nel ‘70 di essere coraggioso, di saper guardare indietro con freddezza, per prendere il meglio ed abbandonare il peggio; noi siamo ancora qui, in molti, ad aspettare il ritorno della sua lucida ironia.


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