Categoria: Libretti degli spettacoli



- 1971


Storie vecchie e nuove del signor G

di Giorgio Gaber e Sandro Luporini




Stagione teatrale 1971/72

INTRODUZIONE

Giorgio Gaber
in Storie vecchie e nuove del Signor G, secondo appuntamento dell'artista con il proprio personaggio.

Un personaggio con dei lontani ascendenti nel mondo patetico e paradossale di una grande città popolata di gente strana, fissata nell'attimo rivelatore della sua vita senza grandi respiri, ma tanto simile alla vita di tutti: un personaggio formatosi poi pian piano attraverso una serie di esperienze in trasmissioni televisive e recitals e al quale il palcoscenico ha consegnato infine la sua peculiare personalità. Quella cioè di un uomo del nostro tempo, alle prese con i problemi della realtà quotidiana; un uomo normale ma capace istintivamente di vedere la vita come dietro una lente deformante che lo porta fuori dalle regole del gioco e pronto quindi a restituircela più autentica; un uomo inserito però e quindi pieno di contraddizioni e di ripensamenti, di slanci e di frustrazioni, di lucide intuizioni e di luoghi comuni: crede e non crede, soffre ed è felice, s'annoia e si diverte follemente, è respinto e insieme attratto dalla civiltà che lo circonda.
Un personaggio raccontato attraverso le situazioni tipiche, visto dall'interno, nei suoi sentimenti contraddittori, contento di sé, di forte carattere, ma distante, quasi indifferente, nostalgico di quel se stesso che sa di non essere mai stato (o potuto essere).
Un personaggio alimentato evidentemente, al di là della significativa iniziale, dall'autobiografia del suo autore, per lo meno nella misura in cui un artista porta nel proprio lavoro tutte le proprie esperienze, ma che ripaga Gaber aumentandone a sua volta la vena. Per una curiosa simbiosi il Signor G ha maturato Gaber ai maggiori livelli interpretativi, nella coscienza dei limiti propri di una canzonetta, ma alle soglie del vero e proprio monologo di teatro.
Un modo d'interpretare straordinariamente coerente con lo stile delle canzoni e con i significati che il personaggio del Signor G esprime, dove la parola non è declamata né vittima di assurde leggi ritmiche, ma detta con intelligenza, per raccontare qualcosa, per descrivere, "sostenuta soltanto — come scriveva acutamente su il Giorno il critico musicale Lorenzo Arruga — da un raccolto giro melodico e dal fluire del ritmo, che dà semplicemente il clima ed il colore del momento espressivo, su un testo tradizionale e funzionale, tra la canzone di protesta e il valzer musette. Nulla di straordinario, ma è un canto che risponde alle forme della comunicazione d'oggi, senz'enfasi, e con tono parlato, come invece la melodia ottocentesca stava in rapporto al contemporaneo gusto della declamazione". Su queste basi Giorgio Gaber ha ripercorso un itinerario che è tipico dei grandi chansonniers francesi e che ha come traguardo la poesia, l'arte e che per quanto convenzionale sia il campo in cui si applica, ha la forza genuina dell'autentica personalità.
È questo il senso del secondo recital dedicato da Gaber al Signor G:
uno spettacolo che, prendendo atto della simbosi artista-personaggio, abbandona liberamente gli schemi entro cui il Signor G si muove per restituirci il più possibile del complesso fenomeno Gaber: un cantante che può piacere o meno ma che ha incontestabilmente il merito di aver rotto i canoni melensi della produzione musicale di consumo per esprimere la sua esperienza artistica, tecnica e di vita in una specie di monologo teatrale, con le sue tensioni drammatiche, coi suoi virtuosismi interpretativi, con la sua fondamentale volontà di comunicare qualcosa di non banale.
Un recital che ci chiede di guardare a Giorgio Gaber per ciò che può dire in un panorama europeo di grandi interpreti della canzone, di quelli che hanno saputo introdurre nel mondo dorato della musica leggera una realtà più scomoda, meno facile, comunque 'diversa', rappresentata dalla loro sensibilità di uomini che fanno il mestiere di cantare.


TESTI

- A mezzogiorno
di Gaber

- Che bella gente
di Brel-Pagani

- Com'è bella la città
di Gaber

- Eppure sembra un uomo
di Gaber

- Evasione
di Gaber

- I bambini stanno benissimo
di Gaber

- I borghesi
di Gaber

- Il pelo
di Gaber

- Ci si può aspettare di tutto
di Gaber

- Il poeta
di Gaber

- Il signor G incontra un albero
di Gaber

- Il signor G sul ponte
di Gaber-Tarozzi

- Il tic di
W. Valdi

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I brani che nel libretto originale vengono attribuiti a Gaber come autore sono, in realtà, di Gaber-Luporini anche se Sandro Luporini non firmerà gli spettacoli fino al 1973.


Un ringraziamento a Luciana Fastidio per la collaborazione e l'invio dell'immagine di copertina e a Francesco Calò per il contenuto del libretto.