Categoria: Libretti degli spettacoli



- 1993


Il Dio Bambino

di Giorgio Gaber e Sandro Luporini




Stagione teatrale 1993/94 - Con alcuni riferimenti a: Ian McEwan, Fernando Pessoa, E. M. Cioran, Almudena Grandes


INTRODUZIONE

A tre anni di distanza da "Il Grigio" e dopo le due trionfali stagioni del "Teatro Canzone" Giorgio Gaber si ripropone al pubblico teatrale con un nuovo testo interamente in prosa.
"Il Dio Bambino" ancora una volta scritto con Sandro Luporini, prosegue il particolarissimo percorso teatrale felicemente iniziato nel 1986 con "Parlami d'amore Mariù" e continuato poi con le quasi 300 repliche de "Il Grigio".
Da una loro intervista si legge: « Abbiamo chiamato il nostro lavoro "Teatro di evocazione" anche se non siamo stati certo noi ad inventare questa formula. Chiunque reciti da solo e voglia rappresentare una storia a più personaggi non ci pare abbia altre strade. Non può certo raccontare le vicende come se si leggesse un libro. Per arrivare all'emozione del teatro, l'attore, oltre a raccontare deve rivivere al presente personaggi e fatti che sono nella sua memoria. Questa tecnica rende vive le situazioni come se stessero accadendo e al tempo stesso lascia molto spazio alle riflessioni, cioè ai monologhi. »
Ne "Il Dio Bambino", infatti, queste emozioni vissute al presente costituiscono una sorta di filo conduttore che attraversa tutto il testo, una nuova esperienza di drammaturgia contemporanea che si configura, rispetto alle proposte precedenti, come un'opera densa di contenuti, più impegnativa e di maggior respiro anche per il Gaber attore che in questo contesto ha l'occasione di fornire una sintesi compiuta di tutte le sue possibilità espressive.
È una storia d'amore; una normalissima storia d'amore nell'arco degli anni che dà agli autori l'occasione di indagare su quello che oggi dovrebbe essere un uomo: quali i suoi attributi, le sue caratteristiche, la sua maturità; capire se è compiuto o incompiuto, se ce l'ha fatta veramente a diventare un uomo o se è rimasto un bambino. Un bambino che si vanta della sua affascinante spontaneità, invece di vergognarsi di un'eterna fanciullezza del tutto poco virile.
È una storia d'amore che potrebbe essere capitata a chiunque, vista ovviamente da un'angolazione maschile. Un uomo a confronto con una donna, il miglior testimone per mettere in dubbio la sua consistenza, il suo essere adulto, la sua presunta virilità.
È una storia d'amore che cerca di individuare quali siano oggi le differenze tra questi due esseri così simili e al tempo stesso così diversi con la consapevolezza che se queste differenze un giorno si annullassero la vita cesserebbe di esistere. Non c'è arte, né scienza, né idee, né altra invenzione dell'uomo che non nascano da questa differenza se non addirittura da questa contrapposizione.
Come spesso è accaduto, Gaber e Luporini sono molto spietati nelle analisi sull'oggi, ma, tra le righe, c'è sempre un ponte con il futuro; fiduciosi non tanto per l'uomo come è, ma per le sue fantastiche, incredibili possibilità.
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Atto Primo
Atto Secondo


Grazie a Riccardo De Marino per la disponibilità e l'invio del materiale riportato in questa pagina.